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Il resto di niente, una trilogia per conoscere donna Lionora Stampa E-mail
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Scritto da Dadadago   
Sabato 20 Febbraio 2016 18:44

 

Il Teatro Ridotto del Mercadante di Napoli da tempo è un luogo privilegiato dove la sezione letteraria trova voce e spazio: dopo i cicli dedicati ad Anna Maria Ortese, Raffaele La Capria, Giuseppe Patroni Griffi è la volta di Enzo Striano, altro grande artista partenopeo autore del romanzo Il resto di niente (1986) a cui Maurizio Braucci si è ipirato per il trittico drammaturgico Inizio, Sviluppo e Fine di donna Lionora. Il ciclo che ripercorre l'intensa vita di Eleonora Pimentel Fonseca è cominciato giovedì 18 febbraio 2016 con Inizio di donna Lionora, curato nella regia da Sara Sole Notarbartolo.
Di nobile e colta famiglia portoghese, donna di grande intelligenza e vasta cultura, fine poetessa, ammirevole e dignitosa fin nell’ora della morte, lodata già dai contemporanei, profondamente ammirata da Benedetto Croce, che a lei dedicò numerose pagine, è narrata in questo primo spettacolo dall'infanzia all'adolescenza.
Abbiamo provato a capire – racconta la regista – qual è il cuore che batte nel petto di una piccola rivoluzionaria. E già l’infanzia e l’adolescenza di Eleonora ci restituiscono la sensazione di una luce che è reazione all’oscurità. Attraversando due ostacoli non piccoli: in primis la povertà e poi il suo manifestarsi in un corpo di donna. Con impeto combatte per la sopravvivenza, ma divora anche libri di scienze, politica ed economia, parlando, scrivendo e leggendo in italiano, francese, latino, greco, ovviamente in portoghese e poi, con studio e rispetto, anche in napoletano”.
In scena tre attori: Floriana Cangiano nel ruolo di questa ragazza dalla “vivace immaginazione” (come le scrisse Pietro Metastasio in un lettera a lei indirizzata), Stefano Ferraro bravissimo nei rapidi cambi dei numerosi ruoli maschili affidatigli, Irene Vecchia che ha soprattutto il compito di ombrista.

La scenografia difatti prevede schermi bianchi, dietro i quali vivono e parlano le ombre dei personaggi in scena, sin dall’ingresso nel giorno di Piedigrotta della fanciulla portoghese nella grande “maravigliosa” capitale del Regno. In questo primo atto Lenor, come viene affettuosamente chiamata, è una ragazza precoce negli studi ed intelligente, affascinata dalla letteratura, che frequenta i salotti culturali del Filangieri e dei Serra, che intrattiene corrispondenze epistolari con i maggiori letterati europei, che nutre ambizioni poetiche, che scopre l’amore ritroso e poco carnale con il suo primo innamorato Luigi Primicerio, poeta di Corte.
Assistiamo alle sue conquiste: l’invito a Corte da parte di Ferdinando IV e Maria Carolina per aver composto l'epitalamio Il tempio della gloria, per le loro nozze, l'ammissione nel 1768 nell'Accademia dei Filateti con il nome di Epolnifenora Olcesamante, e poi in quella dell'Arcadia col nome di Altidora Esperetusa, al grande dolore per la perdita della madre, ed alla faticosa consapevolezza di abitare un corpo di donna, in un contesto dove appunto al gentil sesso non è consentito avere un lavoro di qualità. “O cameriera o puttana”, “Niente libertà, Lenòr” dice amareggiata a se stessa la protagonista che sogna di affermarsi come scrittrice e poetessa. Impellente invece, diviene la necessità di un “buon” matrimonio, prezzo alto da pagare per una intellettuale, unico modo per sfuggire la povertà e sopravvivere. La sua ombra con un cuore che batte conclude questo primo pezzo dedicato alla sua formazione.
In questa prima parte della sua storia si sente tutta la distanza che intercorre fra la sua vita e la vita facile dei suoi coetanei. Ma non è solo dall’eccezionalità della sua storia – prosegue ancora la regista – che restiamo rapiti. Approfondire la sua “normalità”, le sue incertezze, le paure, gli abbandoni d’amore, ci ha dato l’occasione di scoprire la fragilità del gigante, la paura dell’eroe e ci ha fatto sentire quello che credo per lei fosse essenziale: e cioè quanto la necessità di una rivoluzione-evoluzione, sia scottante e urgente in ognuno di noi».
L'intento registico ha trovato negli interpreti una valido riscontro: la cantante Flo ha una personalità eclettica e versatile e qui sembra perfettamente a suo agio nelle vesti della spiantata marchesina Eleonora, non le manca la presenza scenica, né il ritmo della battuta e riesce a restituirci con la sua fresca recitazione anche una delicata inquietudine del personaggio, nonché la sdegnosa coscienza della propria condizione femminile. Brava. Di Stefano Ferraro abbiamo apprezzato la cangiante performance, incentrata, come abbiamo detto, su di una pluralità di personaggi e dunque di cadenze e gesti ed intonazioni, e le ombre di Irene Vecchia aggiungono un tono acquerellato alle vicende giovanili di questa “donna che osò sfidare gli uomini e il loro dominio sulla Storia durante la Rivoluzione Napoletana”. Se convincenti sono stati gli interpreti, una perplessità la esprimiamo sul ritmo complessivo della pièce che seguendo lo scorrere del tempo in maniera lineare, risulta un po' lenta perdendo così, in alcuni momenti, di mordente.
Inizio di donna Lionora applaudito nelle replica del 19, da vedere fino al 28 febbraio, mentre il prossimo dei tre spettacoli (che costituiscono i frammenti di un corpo unico, con una struttura che rispetta gli antichi canoni drammatici stabiliti da Pietro Metastasio, mentore ed amico di Eleonora) è previsto dal 10 marzo.

 

Dadadago

 

 

 

 

 

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