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Serata Gershwin: “La trasparenza della trascrizione” Stampa E-mail
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Scritto da Mariagrazia Liccardo   
Giovedì 25 Febbraio 2016 10:51

 

 Lunedì 22 febbraio 2016 al Teatro di San Carlo, un grande omaggio a George Gershwin, esponente di spicco della musica americana del XX secolo, al nono appuntamento della Stagione Sinfonica 2015/2016, The Golden Stage.
Tre grandi interpreti, Enrico Pieranunzi al piano, Gabriele Mirabassi  al clarinetto e Gabriele Pieranunzi al violino, si avvicendano in brani dell’autore americano – di origine russa:Jacob Gershowitz, come ricorda lo stesso Enrico Pieranunzi - che ha sfidato le orecchie e le menti europee fondendo la musica classica al jazz. Il trio si muove sul palco con la disinvoltura di chi su quelle tavole lascia ore di impegno e di compenetrazione, lascia percepire nelle esecuzioni la semplicità di una consapevolezza e di una passione metabolizzata, quindi semplice e leggera.
I musicisti si sono alternati sul palco in funzione dei brani eseguiti, proponendo anche improvvisazioni jazz in alcun brani, rigore in altri.
Enrico Pieranunzi, anticipa i brani con piccole indicazioni biografiche e chicche d’epoca.
Gershwin iniziò la sua carriera nel 1914 come “musicista a gettone” presso la fiorente industria musicale della Tin Pan Alley. Nel 1919, all’età di 21 anni, compose Swanee, canzone che vendette un milione di dischi. La canzone diede a Gershwin fama in tutta l’America tanto da essere ingaggiato per scrivere per Broadway.

La produzione per Broadway fu sempre fiorente e copiosa, ma parallelamente ad essa Gershwin scriveva altre partiture al pianoforte, alcune delle quali note, altre ritrovate successivamente. “Gershwin si era prefissato di scrivere 24 preludi come Chopin, ma trascorreva troppo tempo a lavorare per Broadway, quindi ne scrisse solo 7, di cui solo tre pubblicati in vita, il secondo tra questi ultimi è un blues, come lo è anche la melodia centrale di ‘Un americano a Parigi’ ”. Questi alcuni tra i ceni storici che il pianista Pieranunzi ha proposto.
Nella trascrizione di Jasha Heifetz del 1944, il violino di Gabriele Pieranunzi ha eseguito due brani: My man's gone now e It ain't necessarily so (da Porgy and Bess).
All’attento pubblico del Teatro di San carlo di Napoli, Gabriele Pieranunzi, che dell’Orchestra del Teatro di San Carlo è spalla, ricorda che Jasha Heifetz, violinista statunitense di origine lituana, considerato tra i più grandi interpreti del Novecento per la sua virtuosa tecnica, “Calcò le tavole di questo palcoscenico prima e dopo il secondo conflitto mondiale, tra gli anni ‘20 e ‘30 e tra il ‘52 e il ’53. Napoli fu una delle quattro italiane che toccò, dopo Milano, Roma, Venezia.” Pieranunzi riconosce Jasha Heifetz insieme a Paganini i due violinisti più virtuosi di tutti i tempi: Heifetz fece un’audizione molto giovane, con l’altro leggendario violista Fritz Kreisler chedopo averlo accompagnato al pianoforte nell'esecuzione del Concerto in mi minore di Mendelssohn, disse <<Adesso possiamo romperci i violini sulle ginocchia!>>".
Tra altri brani in programma, il brano
An American in Paris è una trascrizione originale di Enrico Pieranunzi da pianoforte ed orchestra a pianoforte, violino e clarinetto, eseguito in prima mondiale; Rhapsody in Blue è la prima esecuzione con questo organico.
Restare sulle melodie eseguite nella versione originale ha una sua funzionalità, predisporsi ad un ascolto curioso e ad un approccio aperto, fa gustare pienamente le trascrizioni e gli arrangiamenti di Pieranunzi.
I tre artisti hanno colorato e riempito di interesse tutti gli spazi, senza che si percepisse alcuna mancanza.
Per il maestro Gabriele Mirabassi “La trascrizione è una trasparenza in cui si legge la musica in maniera orizzontale; Gershwin è vicino all’impressionismo francese: l'artista è ribelle rispetto alle convenzioni e l'interesse è rivolto al colore piuttosto che al disegno, in una trascrizione il disegno appare più visibile”.       

 

Mariagrazia Liccardo

Foto Luciano Romano

 

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