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Shakespea Re di Napoli ha più di vent'anni e non li dimostra Stampa E-mail
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Scritto da Francesco D'Agostino   
Domenica 28 Febbraio 2016 19:15


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Ha più di vent'anni ma non li dimostra il capolavoro teatrale di Ruggero Cappuccio, da lui scritto e diretto, Shakespea Re di Napoli, interpretato dagli attori Claudio Di Palma e Ciro Damiano, che furono i primi a dare vita ai personaggi di Desiderio e Zoroastro, nel lontano 1994, quando lo spettacolo debuttò al Festival di Sant’Arcangelo di Romagna, diretto da Leo De Berardinis.
A fine spettacolo, sabato 27 febbraio 2016 al Teatro Verdi di Salerno, gli applausi sono lunghi, a testimoniare che nel frattempo, i protagonisti, cresciuti artisticamente e sul piano esistenziale, rendono con maggior profondità, coscienza e sfumature i due personaggi del testo drammatizzato in un atto unico, e sempre più affascinano, convincono, emozionano.
La vicenda dei Sonetti diventa per l’autore un pretesto per porre in relazione due universi apparentemente distanti: il teatro elisabettiano e quello barocco napoletano, compiendo un’audace sperimentazione linguistica da sentire su un piano emozionale, più che da comprendere, che rimanda al rapporto tra il vero e quel che appare, all'ambiguità del vivere, dell'essere, dell'arte.
Tra i numerosi misteri irrisolti che avvolgono la vita e l’opera del Bardo di Stratford-upon-Avon, quello riguardante le due indecifrabili iniziali, W. H., sulle quali tanto è stato ipotizzato e scritto, è lo spunto da cui è partito il drammaturgo campano.
In molti – così Ruggero Cappuccio - hanno teorizzato intorno all'origine ispirativa dei 154 Sonetti di Shakespeare. Da un'attenta lettura dei versi si deduce che il giovane amico ‘...dai profondi occhi sognanti…’, per il quale egli innalzava il suo canto struggente, doveva essere una persona in grado di rappresentare un fattore vitale per l'evoluzione dell'arte drammaturgica del grande William. In Shakespea Re di Napoli il mistero dei Sonnets si addensa in una storia in cui le antiche suggestioni legate a Willie Huges e l'attore fanciullo del teatro elisabettiano, sfociano in un racconto che nella fantasia e nella forza immaginativa pone radici per una pura intuizione poetica sulla natura dei Sonetti”.
Il testo scritto agli inizi degli anni Novanta racconta di Desiderio, attore lacero e sfiancato da un naufragio (reale e metaforico), che approda nella Napoli del Seicento sulla spiaggia di Posillipo, dove si svolge l'azione.

Partito da lì parti molti anni prima, abbandonando il compagno che lo aveva salvato, cresciuto e coinvolto nella vagabonda e misera vita di comici, per seguire un uomo straniero in maschera una sera di carnevale, dal nome William Shakespeare che stava tornando in Inghilterra.
In un pesante baule salvato dal disastro al centro della scena vi sono le prove che i Sonetti furono scritti per lui, il misterioso W.H. (Will/Desiderio, Heart/Cuore): delle lettere impregnate d’acqua, versi d'amore spiegazzati. Zoroastro, per sopravvivere alla perdita del compare, ha vissuto di espedienti e
non crede ai suoi racconti, ma si spende per lui (che pare avere poco ancora da vivere), indossa i panni della finzione, aiutandolo a ritrovare il quadro commissionato da Shakespeare che lo ritrarrebbe con abiti femminili, una prova inconfutabile che dimostri la verità della sua avventura.
L’allestimento, presentato da Teatro Segreto, si avvale delle musiche di Paolo Vivaldi, le scene e i costumi sono di Carlo Poggioli, mentre le luci di Giovanna Venzi contribuiscono a ricreare quell'atmosfera da dipinto barocco in cui la coppia di interpreti, in splendida forma, ci conduce.
L
a finzione dichiarata, la bugia a sostegno della drammaturgia e della poesia, che lascia supporre l’'origine mediterranea del giovinetto adorato da Shakespeare, gioca anche su momenti comici, sino al finale molto bello e di indubbio effetto e si avvale della potenza della lingua recitata, talvolta al limite della comprensione, ma davvero la suggestione del testo rimane intatta nel tempo, grazie anche al ritmo vivace ed alla recitazione intensa e straripante di due attori di razza quali Claudio Di Palma e Ciro Damiano.
Si replica domenica
28 febbraio 2016 al Teatro Verdi di Salerno.

 

Francesco D'Agostino

 

 

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