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Una voce libera "Radio aut - La voce di Peppino Impastato" Stampa E-mail
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Scritto da Marisa Paladino   
Martedì 01 Marzo 2016 19:28

 

Il 9 maggio 1978 il corpo senza vita del presidente della DC Aldo Moro fu ritrovato in una Renault rossa in via Caetani a Roma, un brutale atto terroristico che mise in ombra, quel giorno, un altro tragico assassinio, di mafia questa volta. Giuseppe detto 'Peppino' Impastato su ordine del potente capomafia 'Tano' Badalamenti fu fatto esplodere con una carica di tritolo sui binari della linea ferrata Palermo-Trapani, un delitto spacciato per attentato suicida dalla stampa, forze dell'ordine e magistratura che parlarono di atto terroristico per coprire la vera matrice.
Peppino aveva rotto l'equilibrio omertoso e scoperchiato le connivenze tra mafia e politica locale, un trentenne rivoluzionario comunista, più a sinistra dei comunisti, giornalista e soprattutto voce libera di una radio autofinanziata, che denunciava pubblicamente la spartizione di potere a Terrasini come a Cinisi, sua città natale, tra gli 'amici', gli 'amici degli amici' e gli 'amici degli amici degli amici'.L'emittente radiofonica Radio Aut nasce nel 1977 a Terrasini, è la fine del monopolio RAI sulla diffusione e il Paese conosce questo mezzo, immediato e democratico di circolazione delle informazioni, grazie all'impegno di un gruppo di giovani che misero su la redazione con mezzi di fortuna, tra di loro il giovane Peppino, consapevole di questo grande potere, che ne fa il megafono di una violenta battaglia contro la mafia, capace di controllare appalti e traffici illegali, condizionando le scelte politiche di quei territori.
La parabola di vita e di morte di Peppino ha ispirato il giovane palermitano Pierpaolo Saraceno, che ha scritto e messo in scena lo spettacolo Radio aut – la voce di Peppino Impastato rappresentato il 28 febbraio 2016 al Teatro Genovesi, nell'ambito della rassegna Teatro XS Festival di Salerno dalla Compagnia Onirika del Sud, a quasi quarant'anni dalla barbara uccisione di quest'attivista della controinformazione. Grazie a spezzoni radiofonici e personali ricerche dell'autore, l'allestimento è risultato molto vicino alla realtà e fuori da ogni retorica.
La scena riproduce un locale come poteva essere la vera sede di Radio aut, arredi di fortuna e pochi mezzi tecnici, che testimoniano l'avventura di uno spirito libero e anticonformista come poteva essere quello di Peppino.
Comunicare le proprie idee, nutrite di passione etica e ideali di giustizia sociale, la sua fu una voce che seppe sfidare i poteri precostituiti, i compromessi di un affarismo losco che il giovane disprezzava profondamente, il drappo rosso issato su un'improvvisata barricata e lo striscione bianco dove campeggia la scritta rossa con le bombolette spray RADIO AUT Giornale di controinformazione radiodiffuso 98.800 mhz Tel. 681353 (riproduce il cartellone presente nella sede di Terrasini) restituiscono quell'atmosfera di libertà e ribellione. Peppino e altri tre compagni ogni venerdì sera trasmettevano “Onda Pazza a Mafiopoli”, programma di satira “politica”  che sbeffeggiava i poteri politico-mafiosi,  cercando attraverso la denuncia, a tratti anche paradossale, di risvegliare le coscienze e rompere il patto mafioso di consensi e omertà. Peppino fin da ragazzino aveva preso le distanze  dalla sua famiglia, fedele a questo patto, cacciato di casa dal padre e difeso dalla madre Felicia, voleva soltanto seguire il suo destino con grande coerenza e desiderio di un'espressione libera.

La madre è l'altro perno dello spettacolo, in ansia per le sorti di questo figlio fuori dal coro, cercherà di dissuaderlo prima, poi dovrà accettarne la scelta, fino al tragico epilogo. E' quello l'inizio di un nuovo corso della vita, insieme all'altro figlio Giovanni, la donna si batterà per rendere giustizia al figlio, reclamando una verità che verrà fuori, dopo depistaggi e insabbiature, solo nel 2002 con la condanna di Tano Badalamenti, o “Tano Seduto”, come lo aveva beffardamente chiamato Peppino.
Lo spettacolo si muove su due registri, un alternarsi di vitalità, esuberanza e coraggio da una parte, di mestizia, rassegnazione e dignità dall'altra, con un Piepaolo Saraceno in smagliante forma, esilarante nei brani scelti da spezzoni radiofonici, mimica gestuale e irruenza recitativa rendono omaggio al temperamento sprezzante e coraggioso del protagonista, ma alle concitate dirette radiofoniche si alternano i momenti più intimisti di Mariapaola Tedesco, madre fiera e dignitosa, che spenderà la vita, dopo il più grande dei dolori che una madre possa sopportare, per un progetto di promozione della legalità tra i giovani. E se una luce forte illumina la postazione radio, da dove l'instancabile Peppino denuncia a modo suo fatti e misfatti dei potenti, le luci abbassate ed un solo riflettore, diretto sulla madre,  sottolineano il tempo dei ricordi, dalle tensioni familiari alla precoce ribelle vocazione, fino allo strazio di una morte intuita attraverso il pianto dirotto e lo strazio di Felicia.
Lo spettacolo, forse non del tutto compatto e con passaggi che risultano a volte slegati, si lascia apprezzare soprattutto per autenticità d'ispirazione e credibilità interpretativa di Pierpaolo Saraceno. L'attore è al servizio, in maniera davvero convincente, di un progetto di cui è artefice e responsabile insieme, complice di se stesso, istintivo e coinvolgente, capace di un dialogo diretto con la platea, che ha emozionato, conducendo lo spettatore dritto in questa maltrattata e tanto “arricurdata” Sicilia, fin dentro l'esuberante generosità di un ragazzo mosso da passione civile e ideali di giustizia, da ricordare tra i figli migliori di questa terra, bella e martoriata.
Un Peppino dirompente, vero polo gravitazionale dello spettacolo, grande affabulatore, che ha messo un po' in ombra la figura della madre, una mater dolorosa non sempre del tutto convincente, forse anche per il dato anagrafico, ma che nell'insieme è riuscita a comunicare l'essenza di un'avventura umana, suscitando il grande rispetto che questa donna merita. Una menzione, infine, per l'interpretazione del pezzo canoro Amara Terra Mia, portato al successo da Domenico Modugno, dove la voce, chitarra e armonica a bocca di Pierpaolo Saraceno hanno reso l'intensità e lo strazio dell'abbandono di una terra amata, una metafora di morte e di riscatto che ha segnato entrambi i destini, della madre e del figlio. Una lezione di coraggio e dignità che deve essere ricordata, “Aut in latino è: oppure. Non è la pronuncia della parola inglese out, fuori, ma l'opposizione dell'oppure, di un'alternativa alla informazione falsa e reticente” (Erri De Luca), guai quindi a non avere alternative e vivere nella rassegnazione. Sembra, allora,  di riascoltare la voce di Peppino, una giustizia umana è sempre possibile, sembra fargli eco Felicia.

Marisa Paladino 

 

 

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