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I sei Quartetti viennesi di Mozart per l'Associazione Scarlatti Stampa E-mail
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Scritto da Katia Cherubini   
Giovedì 03 Marzo 2016 16:44

 

Mercoledì 2 marzo 2016, alle ore 21,00, presso il Teatro di Corte di Palazzo Reale di Napoli, gremito a dispetto delle avversità meteorologiche e calcistiche, si è tenuto il secondo concerto dell'integrale dei Quartetti per Archi di W.A.Mozart, organizzato dall'Associazione Scarlatti, in collaborazione con la Società del Quartetto di Milano e l’Unione Musicale di Torino.
Protagonista della serata è stato il Quartetto di Cremona (Cristiano Gualco e Paolo Andreoli ( Violini), Simone Gravaglia (Viola) e Giovanni Scaglione (Violoncello)), che ancora una volta ha deliziato il pubblico partenopeo, confermando il proprio valore con una performance di profonda intensità e grande maestria tecnica.
Il programma ha presentato i sei quartetti del periodo viennese di Mozart: il n.8 in Fa maggiore K168; il n.9 in La maggiore K169, il n. 10 in Do maggiore K170, il n. 11 in Mib maggiore K171, il n. 12 in Sib Maggiore K172 e il n. 13 in Re minore K173.
Questi quartetti, rispetto ai precedenti, evidenziano una ricerca espressiva maggiore un'autonomia stilistica più accentuata: ci troviamo di fronte a un Mozart che, nonostante i suoi diciassette anni di età, gode a pieno del panorama artistico particolarmente stimolante della capitale austriaca (Haydn, Hasse, Gluck, Piccinni) che gli consente di evolversi in quella che risulta essere una delle forme più difficili di tutti i generi musicali.

Non a caso Sandro Cappelletto, nella prefazione iniziale del suo libro “ i quartetti per archi di Mozart” racconta dell’immane fatica che questo genere musicale è costato al caro Wolfgang che, con molta probabilità, temeva il confronto soprattutto con il suo grande maestro Haydn, il cui influsso permea i quartetti , a partire dalla forma in quattro movimenti e non più in tre, con l’aggiunta del Minuetto che diventa a pieno titolo elemento strutturale di questo nuovo genere di musica strumentale.
Nel K 171 Mozart non è indenne dal mostrare una sorta di “disorientamento” dopo l’Adagio introduttivo, con un Allegro assai “che avanza tentoni tra procedimenti sonatistici e conati polifonici mal combinati“:(Ballola-Parente).
Migliore si presenta il quartetto finale della serie, il K 173 in re minore, tonalità in sintonia con il movimento letterario dello Sturm und Drung: indubbiamente più intenso degli altri, con il suo articolato minuetto e un finale fugato dal tema cromatico discendente che, con divertente insistenza, sembra prendersi gioco degli strumenti, spingendoli ad una sorta di “da capo” continuo.Indubbiamente, sebbene gli spunti melodici in questi Quartetti risultino essere meno suggestivi che nei Quartetti italiani, protagonisti del precedente concerto, migliore è l’abilità di Mozart di svilupparli logicamente entro una struttura più densa e complessa , in cui è evidente un accresciuto interesse per lo stile contrappuntistico.
E’ indubbio che il quartetto per archi sia una delle prove musicali più complicate sia per chi lo compone, sia per chi lo esegue, ma anche per chi lo ascolta: “ …E’ una conversazione nella quale gli strumenti rispondono e si inseguono, dibattono un po’ su un tema e poi cambiano argomento, si raccontano cose tristi o allegre e, a volte, quando è più difficile capirli, parlano tutti assieme…” Da qui il consiglio che la musica del quartetto d’archi va vista, oltre che ascoltata, in quanto l’ascoltatore deve carpire gli sguardi e i gesti dei musicisti, importanti quanto quello che eseguono. E, in quanto a esecuzione, il Quartetto di Cremona mostra un grande equilibrio nella conduzione dei movimenti, un’evidente fusione timbrica, un’agilità tecnica e una compattezza di esecuzione che ci rimandano un fare musica in maniera creativa, ma pur sempre nel profondo rispetto del linguaggio mozartiano che, esprimendosi, in questo caso, attraverso la suprema forma della musica da camera, viene presentato con una baldanza interpretativa unita ad un grandissimo nitore esecutivo, segno di una preparazione attenta ai dettagli, in cui il suono diventa tutt’uno con l’idea musicale.
Il pubblico, attento, ha tributato numerosi applausi, sicuramente non di rito, a testimonianza dell’apprezzamento del concerto ed ha ulteriormente gradito l’esecuzione finale che ha visto impegnati i musicisti nella Fuga in Re minore di Bach, trascritta dallo stesso Mozart per quartetto, a ribadire quella predilezione verso la forma contrappuntistica che egli tanto sembra divertirsi ad elaborare in una tessitura armonica e strumentale di elegante fattura, secondo un classicismo di equilibrata fusione tra le parti.

Katia Cherubini

 

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