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Scritto da Katia Cherubini   
Domenica 06 Marzo 2016 17:45

Sicuramente stretta dentro quell'aggettivo "amatoriale", la compagnia I Teatramanti, costituisce una realtà viva e dinamica che da anni coltiva la passione e l' amore per il teatro con costanza, sacrificio, amore per l'arte, amore nello stare insieme, perseveranza nel riuscire al meglio e, soprattutto, cura nei dettagli.
Nulla sembra essere stato lasciato al caso nella messa in scena curata da Marcello Caccavale, dell'esilarante pochade del drammaturgo francese, George Feydeau, "Sarto per signora" rappresentata il 4 marzo 2016 (repliche sabato 5 e domenica 6) al Teatro Pittore di San Giorgio a Cremano (NA), affollato di pubblico.
Le scene, semplici ma ben curate, sono state allestite da Massimo Malavolta: salotto borghese nel primo atto, appartamento disordinato ed umido nel secondo atto, in cui la commedia raggiunge l'acme, per poi ritornare salotto borghese nel terzo atto, dove, quasi per magia, tutte le menzogne si tramutano in verità che, comunque, riescono a mantenere ben saldi gli equilibri fra le relazioni fino a quel momento precarie e instabili.
Come in una scatola magica, le porte laterali incastonate nella scenografia fanno apparire gli attori con equivoci, coincidenze e travestimenti.
I raffinati costumi storici di Maria Pennacchio rendono pienamente l'epoca di ambientazione, la fine dell'800.
Il trucco è di Janeth Ricciolio e le foto di scena sono di Gianluca Melluso.
Alla regia e in scena Marcello Caccavale si è guardato dall'adottare abusati cliché, evidenziando della scrittura anche dimensioni altre.
Caccavale ha diretto il capolavori di Feydeau concertando come un direttore d'orchestra ed esplorando i diversi piani di lettura dell'opera, anche in virtù dello specialissimo feeling con la compagnia di attori che sembra muoversi con grande spontaneità e libertà di espressione, laddove di risultato di studio e di prove si tratta.
Tradimenti, scambi d'identità, sotterfugi, equivoci, amori segreti sono gli elementi base di questo vaudeville con un pizzico di commedia: scritto nel 1886, il testo è un susseguirsi irrefrenabile di equivoci perfettamente verosimili, di incontri impossibili e false scoperte, in un meccanismo che travolge gli spettatori , la cui molla è una prima bugia e, da quel momento in poi, di bugia in bugia, di pettegolezzo in pettegolezzo, , prende forma una storia dall'incredibile agilità in cui ogni personaggio viene scambiato per un altro, determinando una carambola di equivoci eseguiti con effervescente verve da tutti gli attori in uno spettacolo che non fa avvertire i silenzi, in quanto riempito in modo "forsennato" da dialoghi veloci che corrono insieme all'azione, creando nel pubblico una sensazione gradevolissima, come quella di un "can can all'ennesima potenza".

Feydeau scriveva:"Se vuoi far ridere, prendi dei personaggi qualunque, mettili in una situazione drammatica e procura di osservarli da un'angolazione comica".

Al centro di tutte le disavventure, il bugiardo e libertino dottor Molino, interpretato in modo egregio da Luigi Milone , che, insieme con gli altri attori della compagnia, torna sul palco reduce da una lunga collaborazione con Caccavale, autore e regista.
Sarto per signora racconta del giovane sposo dott. Molino che, per nascondere alla sua bella e giovane mogliettina Giovanna, (interpretata magnificamente da Claudia D'Eboli) una scappatella con Susanna (una seducente Laura Bonanni) moglie del ricco Armando Cardellino (Marcello Caccavale), pensa bene di affittare da un suo paziente, il signor Arturo Bisogni, (un Leopoldo Miele, che, con la sua impareggiabile espressione da insopportabile chiacchierone, fa intuire immediatamente perché tutti lo rifuggono) un appartamentino ammobiliato un tempo occupato da una celebre sarta, che diventerà, suo malgrado, il luogo in cui si concentreranno tutti coloro che non avrebbero mai dovuto incontrarsi e in cui lo stesso Molino sarà costretto a fingere di essere un sarto per signora.
Ed ecco il via, tra equivoci e triangoli adulterini, di una girandola di situazioni imbarazzanti di mariti, mogli, amanti, suocera e pretenziose clienti.
La vita del dottore diventa sempre più complicata, ma per sua fortuna un finale a sorpresa gli dà la possibilità di chiarire tutto e di riconciliarsi con la moglie.

Tutta la compagine di attori che ruota attorno a Milone è all'altezza e non tradisce la minima stonatura: bravi nel mostrare i caratteri tipici di ognuno di loro che portano lo spettatore al riso, riescono, allo stesso tempo, a mantenersi in un ambito di credibilità tale che permette alla situazione di basarsi fortemente su un principio di realtà.
In questo senso vanno segnalate le prestazioni di Angelo Gragnaniello, il tonto maggiordomo Antonio; Assunta Cozzolino, nei panni della cameriera Iolanda; Gianluca Caiazzo in quelli del cuoco Vincenzo; Carmen Labartino, graziosissima nel ruolo di Giulietta de Bonis; Giovanna Rulli in quello dell'eccessiva e astuta approfittatrice Rosa Passera, e, per concludere il cast, Laura Pavia e Giovanni De Simone, nei panni di Elena Scarola e nipote Gianni; l'elegantissima e presuntuosa Marchesa Cuccurullo interpretata da Bruna Barbato; Gennaro Sorrentino per un arrabbiatissimo e incattivito Salvatore.
Divertente carosello di personaggi ricco di colpi di scena dove nulla è certo e tutto è imprevedibile, ma, alla fine, tutti si abbracciano e fanno pace.

La suocera consiglierà agli sposi di dormire in un'unica camera da letto. Il medico non passerà più la notte fuori.
L'appartamentino tornerà al suo legittimo proprietario; quest'ultimo ritroverà sua moglie e Cardellino lascerà la sua amante.
Come tutte le buone farse, anche questa si conclude con il soddisfacimento della morale generale, anche se permane, sullo sfondo, il vuoto di valori di una società borghese fondata solo sull'apparenza, che rende, ancora oggi, attualissima e fortemente anacronistica l'opera del commediografo francese, così come anacronistica appare la morale al giorno d'oggi.
"E vissero tutti..... cornuti e contenti".

Katia Cherubini

 

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