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Twentyone: il coraggio e la forza dell'amore materno Stampa E-mail
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Scritto da Dadadago   
Martedì 08 Marzo 2016 17:58

 

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Maria oggi dovrebbe avere circa trenta anni, e qualche tempo fa ha conseguito la cintura nera di judo, un grandissimo traguardo per una bambina nata bellissima ma con gli occhi a mandorla, ovvero affetta dalla Sindrome di Down, trisomia 21, in una forma rara denominata mosaicismo.
Lo spettacolo
Twentyone, racconta, attraverso il monologo di Manuela Anna Greco, liberamente tratto dal testo Maria, mia vita di Alberto Carli che l'ha conosciuta, il coraggio e la forza di sua madre.
Una donna che indomita, ha combattuto sin dai primi giorni contro un destino segnato e per amore ha affrontato con determinazione la sua missione, la sua maternità speciale, per dare alla sua creatura nuove possibilità.
Una famiglia tipo, lei un insegnante di sostegno, un piccolo microcosmo che si misura con un cromosoma in più che
comporta un ritardo di grado variabile dello sviluppo mentale e fisico della persona.
La piece inizia con quel momento magico dell'attesa lunga nove mesi che va finendo: c'è una vita da accogliere, si diventa genitori per sempre.
Il silenzio inizia lento lento proprio come una musica. Poi inizi a respirarlo. Lo vedi quasi. Ti entra dentro nella pancia e nel cuore e nel cervello. Il silenzio si fa corpo. Si identifica e si materializza in mio marito. Lui sta lì, sta lì. Si muove in modo scomposto, come sono scomposte le sue parole. "Ciao...allora, tutto bene...E' una bambina." I medici lo chiamano. Lui va e appena si gira per farmi ciao con la mano. Aspetto. In silenzio aspetto. Ritorna. C'è un problema. La bambina ha un problema grave. Lo so. Lo sento. Lo capisco.
"I medici dicono che la bambina è affetta da sindrome di Down." "Ne sono convinti perché hanno visto che la linea palmare delle mani è unita. Dicono che questo è un segno inequivocabile. Per loro Maria è Down."...
Avevo un quadro davanti. Anzi, no. Era una tela bianca. Io dovevo dipingere il quadro. La vita di Maria. Bambina, ragazza, donna down. In quella tela ci dovevo mettere la mia famiglia. Mia madre, mio padre, mio marito, Sara, la prima figlia, la più grande, di otto anni, e i miei fratelli. Anche a loro dovevo dare una speranza. E loro dovevano essere coinvolti perché sarebbero stati importantissimi per Maria. Maria doveva avere una grande famiglia intorno e, al tempo stesso, sentirsi lei parte importante e fondamentale. Ecco, io dovevo prospettare un futuro. E certo avrei dovuto lottare e impegnarmi più del normale. Una sola scelta: questa”.

Un testo senza sconti né retorica, tagliente e dolce, in cui una storia di vita reale, con molta intensità viene resa drammaturgicamente da una grandissima interpretazione di Giorgia Brusco.
Sola in una scena essenziale, insieme ad un palloncino rosso, che simboleggia la piccola, avvalendosi esclusivamente del gioco delle luci e delle musiche, l'attrice è coinvolgente, fisicamente e completamente immedesimata nel personaggio di Maria Rosa F, che in questo impegno conosce tutti i gradi della rabbia e della disperazione, i mille dubbi, tutto il dolore, l'impotenza, la stanchezza di una prova così dura; ma anche la gioia immensa dei piccoli successi, delle grandi conquiste che, grazie alla sua tenacia la bambina compie.
Furente contro i protocolli medici, contro la finta pietà delle persone, insieme a lei, nel suo procedere quotidiano, tocchiamo con mano i limiti della scienza e quelli umani, e quanto sia importante ricordarci che si nasce normali, si nasce eventualmente diversi, ma a volte la differenza sta solo nel nascere da persone speciali.
Badare all'infelicità o alla felicità di Maria avendo dei punti fermi a cui aggrapparmi e tendere, come una fede, come un dogma, che via via si trasforma e quasi si compromette con "il fare" nel coraggio di lottare, di sopravvivere e di far vivere mia figlia il più normalmente possibile, questo io facevo.”
Twentyone, visto al Teatro Genovesi di Salerno domenica marzo 2016, nell'ambito del Festival “Teatro XS”, nella vibrante interpretazione dell'attrice della Compagnia I Cattivi di Cuore di Imperia, diretta da Gino Brusco.
Lunghissimi applausi. 

Dadadago

 

 

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