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Scritto da Dadadago   
Martedì 22 Marzo 2016 12:34

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Variazioni enigmatiche (Variations énigmatiques) è il titolo di un'opera teatrale di grande successo del drammaturgo e scrittore franco – irlandese Éric-Emmanuel Schmitt, datata 1995, rappresentata spesso anche in Italia e riproposta nell'ambito del Festival Teatro XS di Salerno il 20 marzo 2016 nell'allestimento de Gli Ignoti. Testo molto complesso, il cui titolo prende spunto da quattordici Variations on an Original Theme op. 36: “Enigma”, brano sinfonico tardo ottocentesco del compositore inglese Edward Elgar, ispirata dai suoi familiari o amici, dove una melodia ricorre variata ed inafferrabile, inizialmente si sviluppa attraverso una trama apparentemente semplice che man mano disvela invece una serie di tematiche introspettive e psicologiche soprattutto in quel territorio minato che coinvolge i sentimenti amorosi. Due uomini, una donna assente (fantasma d'amore, incarnazione dell'ideale impossibile da vivere?, archetipo femminile?) che aleggia nei discorsi, nelle battute, nel desiderio, nel cuore, così come l'Adagio Nimrod, (nona variazione) dichiarazione, lascito e nostalgia dell'amata, fil rouge dell'intera rappresentazione.
Il giornalista Erik Larsen (
Antonello Gargiulo) riesce ad incontrare il premio Nobel per la Letteratura Abel Znorko (Guglielmo Marino), che in completa solitudine vive da anni in un'isola sperduta nel mare di Norvegia, vicino al Polo Nord, lì dove il giorno dura sei mesi, così come la notte. L'accoglienza del vecchio scontroso ed aggressivo non è incoraggiante, anzi decisamente ostile, ma superate le iniziali diffidenze ha inizio l'intervista, incentrata sull'ultimo suo romanzo: un epistolario tra un uomo e una donna che, pur amandosi, hanno deciso di vivere lontani, per non sciupare l'ardente passionale dei primi momenti e di comunicare esclusivamente tramite lettera.
La scena voluta dalla compagnia napoletana propone una stanza allestita di nero con tre tele in bianco e nero dalle pennellate materiche ed indefinite di
Fabio Abbreccia raffiguranti dei corpi sullo sfondo. In questo spazio identificato ma volutamente “annullato” si gioca la partita tra i due personaggi, diversissimi tra di loro (complementari?) in un serrato duello verbale che riserva molte sorprese avvalendosi di un linguaggio raffinato, sarcastico, incisivo. Un confronto che assume altri toni quando compare senza comparire Hélène Metternach amata da entrambi...
Le donne sono melodie che sogniamo ma che non udiamo mai”.
Una nuova verità si fa strada tra le crepe delle maschere indossate.

Noi ci diciamo parole d'amore, ma chi siamo noi? A chi dici: io t'amo? A chi lo dico io? Non sappiamo chi amiamo. Non lo sapremo mai”.
La scrittura drammaturgica densa di frasi ad effetto, considerazioni pungenti, alterna imprevedibilità e prospettive differenti, e nello scorrere della vicenda la tensione cresce, si infittiscono dietro lo specchio segreto dei visi, le paure, le debolezze dei due uomini assieme alle riflessioni sulla natura carnale e spirituale dell'amore. Le verità taciute prendono il posto delle “
bugie della rappresentazioni che noi stessi siamo, in quanto noi non siamo mai”.
Bisogni inconfessati trovano spiragli nello sguardo dell'altro ed un finale spiazzante regala l'ultima emozione ad un pubblico attento e plaudente.
Il testo bellissimo, avvincente ma difficile da realizzare nelle sue labirintiche spirali, nella resa scenica dei protagonisti risulta godibile in quanto a ritmo ma forse va rodato maggiormente sul palco.
Guglielmo Marino che ha firmato anche la regia, misurandosi con il burbero e melanconico Abel Znorko, secondo noi avrebbe potuto essere ancor più convincente se avesse adottato il microfonino e qualche battuta in meno con le spalle rivolte al pubblico mentre Antonello Gargiulo, nelle vesti di Eric Larsen, ha recitato non sempre ben calato nel ruolo che imponeva variazioni di registro vocale ed emotivo.
Piccoli nei che non inficiano il successo di
Variazioni enigmatiche alla rassegna salernitana.

Dadadago

 

 

 

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