Ediz. n.242 - 09.10.16

Partnership

Sostieni
Oltrecultura
e sarai visibile a  1 milione di  contatti !
scrivi a
commerciale


di mary
Via Oslavia , 44 - 00195 Roma
 +39 063208224
lallegrettodischi@yahoo.it


minabottesini@libero.it

+39 3392394093

 

 

 


Luigi Petrosino - Grafico e Pittore

 

Bottega Federiciana delle Arti

 

 

Dove saremo

Area Riservata

La tragedia di un eroico gran rifiuto: "Testimone oculare" in prima nazionale al Teatro Bolivar di Napoli Stampa E-mail
Oltrecultura: Recensioni Prosa © - Oltrecultura: Recensioni Prosa ®
Scritto da Andrea Bocchetti   
Martedì 22 Marzo 2016 22:08

 

Con il patrocinio del Comune di Napoli, del Forum Austriaco di cultura Roma, del Goethe Institute di Napoli e della comunità ebraica di Napoli in scena al Teatro Bolivar, all'interno della rassegna Insolite note con la direzione artistica di M'Barka Ben Taleb, da lunedì 21 marzo 2016 a domenica 27) Testimone oculare nella traduzione e adattamento di David Jentgens e Anna Marchitelli.
In una scenografia essenziale ma non banale, David Jentgens mette in scena un dramma di Joshua Sobol che si ispira alle vicende di Franz Jägerstätter, contadino austriaco, renitente alla chiamata alla leva per il rifiuto di correità di deportazioni e genocidi operati da Hitler durante la seconda guerra mondiale; la fattoria di Jägerstätter, a guerra conclusa,  è stata dichiarata monumento nazionale.
Le tragiche vicende che avevano preceduto la guerra e che avevano imposto all’Austria un’annessione al Reich germanico, si riverberano pochi anni dopo, nel corso del conflitto, sulla popolazione austriaca, chiamata ad allinearsi e  al destino tedesco e a subirlo fino alle estremo e tragico epilogo.
È  tale destino che il protagonista, Franz, si rifiuta di accettare rinnegando la divisa che quel potere  rappresenta, nonostante questo atto di libertà lo condanni alla morte.
Le tre transenne poste sulla scena delineano delle mura all’interno delle quali si costruisce uno spazio, una sorta di camera della memoria, popolata di pochi oggetti ma tutti densi di carattere simbolico e allusivo, che oscilla tra passato e presente e che i vari personaggi attraversano nel tentativo di indurre il protagonista a un ripensamento.
Uno spazio che ha una sua ulteriorità, un esterno-contorno in cui si colloca la voce e la presenza di coloro che sorvegliano, gridano, pregano, affinché Franz possa recedere dalle sue decisioni e vestire quella divisa che egli si rifiuta di indossare.
L’unica che si sottrarrà all’appello è, forse irrealisticamente, la moglie di Franz che sola non cede generosamente (forse troppo) all’egoismo di amici, ex fidanzate, guardiani, dottori, più preoccupati di aderire alla propria funzione (amico o funzionario) piuttosto che di ascoltare fino in fondo l’istanza eroica di Franz che non arretra davanti alla morte pur di non  rendersi corresponsabile dei farneticanti piani dell'ideologia nazista; neppure inseguendo la soluzione di nascondersi nelle retrovie etiche e tattico-territoriali (come gli suggerisce di fare il suo amico, autista di un generale del Reich e perciò estraneo agli eventi bellici), che, in molti,  avrebbero potuto ipocritamente  tacitare le coscienze.

Franz non lo accetta e ascolta: ascolta la propria coscienza fino in fondo, la declina nella voce di Dio, una voce divenuta estranea a tutti coloro che si lasciano trascinare dalla violenza e la giustificano.
La narrazione scorre gradevolmente, grazie soprattutto al testo di Sobol, ben adattato, che sa sintetizzare ironia e tragedia pur restando all’interno di uno sfondo drammatico che non abbandona mai il primo piano.
La regia tenta di seguire, con risultati alterni, il doppio registro comico-tragico e l’oscillazione tra passato e presente, in cui l’attore protagonista diviene il giovane sé stesso, per ricadere successivamente nel presente, o incarnarsi nel proprio figlio che reclama alla madre la ragione indicibile dell’assenza paterna.
L’artificio registico di prolungare lo spazio scenico invadendo la platea, che fa coincidere la lontananza temporale e spaziale con il luogo da cui rivolgere grida e suppliche a Franz, sarebbe ancor più interessante se il gioco delle prossemiche  coinvolgesse più personaggi, anziché la sola ossessiva ex innamorata.
Le prove attoriali sono in gran parte convincenti, fatta eccezione per la già citata ex innamorata, e per le sbavature della recitazione del protagonista, a tratti ipercaricata e incostante nei tempi drammatici espressivi, che si ritiene possano essere centrati con la maturazione che le repliche, complice il riscontro con il pubblico, avrà modo di attuarsi.
Nel complesso, tuttavia, lo spettacolo tiene, grazie alla scrittura che rende compiuto il testo di Sobol e che potrà avvalersi, come si diceva, del rodaggio sulle tavole.
Applausi generosi per gli attori, in ordine di apparizione: 
Emanuele D'Errico, Rebecca Furfaro, Antonio Grimaldi,Ettore Nigro, Monica Palomby, David Power, Teresa Raiano, Dario Rea, Margherita Romeo, Arturo Scognamiglio.

 Andrea Bocchetti

 

 

Lettori nel 2016

mod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_counter
Verificati > 1 milione di lettori nel corso del 2015 -------------------- Previsti > 1.200.000 lettori nel corso del 2016