Ediz. n.242 - 09.10.16

Partnership

Sostieni
Oltrecultura
e sarai visibile a  1 milione di  contatti !
scrivi a
commerciale


di mary
Via Oslavia , 44 - 00195 Roma
 +39 063208224
lallegrettodischi@yahoo.it


minabottesini@libero.it

+39 3392394093

 

 

 


Luigi Petrosino - Grafico e Pittore

 

Bottega Federiciana delle Arti

 

 

Dove saremo

Area Riservata

UNDER Un gioco di coppia al massacro Stampa E-mail
Oltrecultura: Recensioni Prosa © - Oltrecultura: Recensioni Prosa ®
Scritto da Marisa Paladino   
Martedì 05 Aprile 2016 22:34

 

Amy e Mike, scampati ad un esplosione nucleare, si ritrovano in un bunker antiatomico.
E' l'inizio di Under, atto unico della compagnia Grandi Manovre di Forlì, andato in scena nell'ambito della rassegna Teatro Festival XS di Salerno il 3 aprile 2016 presso il Teatro Genovesi con la regia di Loretta Giovannetti. E' un indagine sul lato più oscuro e distruttivo dell'eros.
All'inizio tutto sembra in ordine e pacato, un'ambientazione scenica essenziale, ma solo apparentemente. L'agire impacciato e meticoloso di lui (Massimo Biondi) e l'esibita leggerezza e femminilità di lei (Francesca Fantini) sono il preludio dell'incontro/scontro tra un uomo insicuro e represso e una donna procace e seduttiva, dove il desiderio maschile ha soltanto un fine ossessivo,  ottenere ad ogni costo da lei una conferma d'amore.
La scelta registica del bunker diventa, allora, quasi lo spaccato di un sotterraneo mentale claustrofobico di quest'uomo, uomo geloso e possessivo, quanto incapace di relazionarsi all'oggetto del suo desiderio che lo schernisce in un chiaro disinteresse.
L'asimmetria è pericolosa. L'esplosione nucleare intanto, probabile dirompente allegoria, consente a Mike di diventare, almeno in un sogno, l'eroe che tra macerie e corpi carbonizzati mette in salvo la donna desiderata, portandola nel suo bunker.
La magica dimensione onirica, però, non modifica i sentimenti di Amy attratta da un altro e la gratitudine per la salvezza non significa certo accettare le avance di quest'uomo, insicuro e paranoico.
L'indifferenza ed il rifiuto sono l'origne di violenze e sopraffazioni sistematiche, un'esplosione predatoria che cerca soltanto l'appropriazione emotiva e sessuale della donna.  Gli atteggiamenti psicotici e deliranti crescono e quegli arredi spartani in scena - un letto a una piazza, un tavolo, una radio, cibo in scatola in quantità limitata - diventano, più che materiale per sopravvivere in modo solidale alla deflagrazione, attrezzi designati per una prigionia,  Amy probabilmente è vittima  di una segregazione pianificata.
Giocare a Dungeons & Dragons, immaginando per sé il ruolo più importante di chi deve interpretare le regole,  è Mike a proporre, nello scorrere di un'attesa interminabile, la partita che lo trasformerà in uno spietato aguzzino dedito ad umiliare la sua vittima. Amy  prima lo deride ma poi sviluppa a sua volta pulsioni distruttive nei confronti del suo carnefice,  il gioco al massacro si fa più perverso e complesso. non c'è risparmio di sentimenti osceni e ripugnanti che inchiodano lo spettatore in un escalation di violenze psicologiche, dialettiche e fisiche, nel degrado e nell'umiliazione reciproca Mike alla fine consuma l'appropriazione fisica di Amy, dopo quella psicologica.

E' l'aspetto politica, ideologico  ed etico di uno spettacolo che impatta lo spettatore, costringendolo ad interrogarsi sulla distruttività dell'amore malato, dove il sottomettere a sé l'altro, la crudeltà psicologica del carnefice e la dipendenza affettiva della vittima, altro non sono che la definitiva sconfitta dell'amore.
L'epilogo ha l'amaro sapore di una condanna; a delirio smorzato, Mike in terapia psichiatrica è l'insospettabile aguzzino che sta scontando la pena, Amy complice soggiogata e sotto lo scacco di questa tirannia morale lo incontra nell'ora di colloquio consentita, un complessa follia a due nascosta sotto un'apparente normalità. Non sapremo se lei smetterà d'incontrarlo, la vera deflagrazione nucleare, intento, è avvenuta in queste vite finite sotto un ammasso di macerie emotive.
Il livello attoriale è stato all'altezza di un testo di non facile interpretazione.
La partenza ci è sembrata sottotono, forse però, a ritroso, se ne comprende la scelta registica di sottolineare, in fondo, la banalità del male. Il ritmo e l'intensità recitativa, ovviamente, ha avuto modo di esprimersi, senza cedimenti, negli energici corpo a corpo, non solo mentali ma anche fisici, i due ottimamente calati nei ruoli di carnefice e di vittima hanno sprigionato il sinistro bagliore dell'ambiguità per ammaliare e confonde l'offensore di turno.
Il realismo e la crudezza di molte scene hanno 'sprofondato' lo spettatore nel pieno di un delirio relazionale dall'insensata e disturbante violenza. Il degradare l'altro ad oggetto da possedere, purtroppo, è oggi cronaca odiosa di troppe storie che raccontano di amori criminali e spesso con epiloghi ancora più tragici.
E' teatro di denuncia sociale, da ripetuti pugni allo stomaco, dal tessuto dialogico fortemente espressionista. Il dispezzo, l'offesa, una mimica a tratti anche oscena, anche se l'impianto drammaturgico non è dei più orignali, cattura per la sua energia dirompente.
La gestualità, una profondità interpretativa, la necessaria disturbante corporeità sono l'elemento di tensione che accompagna tutta la visualzzazione simbolica voluta dalla regia per un testo capace di squarciare, per l'intera durata dellospettacolo, una cecità, effettiva e metaforica, nella quale si rischia di abbandonarsi, volendo più ignorare che altro quel pericoloso disordine affettivo che spesso mina le relazioni di coppia.
Occorre reagire, il rapporto tra i sessi è materia troppo delicata, da sempre, e il Mike dei nostri giorni non è poi tanto dissimile dal protagonista dostoevskijano di Memorie del sottosuolo che confessava "perchè amare per me significa tiranneggiare e soverchiare moralmente...nelle mie fantasie del sottosuolo non mi sono mai figurato l'amore senon come lotta che facevo cominciare sempre dall'odio e finire con l'asservimento morale".
 Uno spettacolo dalle tinte così forti suscita la giusta vergogna che si deve provare contro la sopraffazione di genere e in genere, segno di disumanizzazione dell'individuo e della società. Il pubblico, anche questa volta, non ha fatto mancare applausi ripetuti e convinti.

Marisa Paladino

 

 

Lettori nel 2016

mod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_counter
Verificati > 1 milione di lettori nel corso del 2015 -------------------- Previsti > 1.200.000 lettori nel corso del 2016