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Dedicato a Schumann il concerto conclusivo della Scarlatti... ma è un inizio Stampa E-mail
Oltrecultura: Recensioni Musica © - Cameristica ®
Scritto da Katia Cherubini   
Domenica 10 Aprile 2016 15:59

 

La stagione musicale 2015-16 proposta dall’ Associazione Scarlatti, chiude il suo ciclo di eventi di altissimo pregio giovedi 7 aprile 2016 alle ore 21,00, presso la splendida abituale sede dell’Auditorium Castel Sant’Elmo, con lo straordinario Quartetto francese Modigliani e il giovanissimo talento pianistico Beatrice Rana.
Interpreti dall’eccezionale talento, Amaury Coeytaux, che in questo concerto sostituisce Philippe Bernhard, primo violino; Loic Rio, secondo violino; Laurent Marfaing, viola; François Kieffer, violoncello, hanno il privilegio di suonare su quattro prestigiosi strumenti ad arco di liuteria italiani del Sei e Settecento: un violino del 1780 realizzato da Giovanni Battista Guadagnini, un violino del 1734 realizzato da Alessandro Gagliano, una viola del 1660 realizzata da Luigi Mariani e un violoncello del 1706 realizzato da Matteo Goffriller.
Accanto a loro, la talentuosa Rana, classe 1993, in un concerto dedicato ad alcune fra le pagine cameristiche più conosciute e amate dell’Ottocento, il Quartetto in la minore op. 41 n.1; Quartetto in fa maggiore op. 41 n.2 e il Quartetto per pianoforte, violino, viola e violoncello in mi bemolle maggiore op. 47.
Nel 1838, Schumann scrive a Clara Wieck: "Il pianoforte è diventato troppo limitato per me. In quel che scrivo intendo molte cose che ho della pena a scrivere. Noto in particolare che le mie idee sono quasi tutte in forma di canone, ed in seguito scopro sempre le voci in imitazione, spesso rovesciate, con i ritmi modificati etc.". Confida così all'amata che egli sta lavorando ai quartetti per archi, che “diverranno qualcosa se essa gli è fedele, altrimenti saranno sepolti”.
E sarà nel 1842 che l’allora trentaduenne musicista tedesco si dedicò quasi esclusivamente alla produzione di musica da camera, cimentandosi magistralmente con quelle che erano le tipologie proprie delle nuove generazioni romantiche, i Quartetti, che prendevano spunto dai modelli lasciati da Mozart e Beethoven, immersi, però, in atmosfere prettamente romantiche.
In essi incontriamo uno Schumann dall’ ispirazione complessa, un compositore alla continua e paziente ricerca di una forma che, però, risultando sempre subordinata al linguaggio dell’anima, non è mai del tutto controllata, così come la struttura è subordinata all'espressione degli umori e degli affetti: Schumann, in un certo senso, ha troppo da dire perpoterlo dire bene. Per Schumann la musica è e resterà una questione di amore, di morte, di paura, di respiro, di vita, un mondo di sensazioni e sentimenti, più che di forme e costruzioni. Dedicati a Felix Mendelssohn-Bartholdy, i Quartetti op. 41 ( il n. 3 avremo il piacere di ascoltarlo nella prossima stagione , nell’ambito dell’integrale dei quartetti e quintetti di R. Schumann, di cui questo è stato il primo concerto) sembrano concepiti come un ciclo unitario (“triplo quartetto in dodici movimenti”, come lo definiva lo stesso Schumann, o “un’unica opera in tre atti e dodici scene” secondo Brigitte Francois-Sappey) basato sul rapporto tra le tonalità maggiori e minori di La e Fa. Si avverte una articolata risonanza interna in cui fanno capolino , nell’ambito della polarità che contraddistingue tutte le composizioni di Schumann, il malinconico e tenero Eusebio, il sognatore, e il vivace Florestano , dalla personalità dinamica e gioiosa.

Nei Quartetti op. 41, sulla scia di quelli di Haydn, Mozart e Beethoven, protagonisti diventano ora la forma sonata monotematica, ora una leggiadra elaborazione contrappuntistica e talvolta ironica, ora lo scorrere della melodia in un flusso reso sempre più espressivo grazie agli strumenti perfettamente integrati tra loro che evidenziano equilibrio, trasparenza, stile sicuro, consentendo ai musicisti del "Modigliani” un’esecuzione che, pur lasciando ampio spazio all’individualità nell’ambito della scrittura quartettistica, raggiunge vertici d'ispirazione estremamente elevati, regalando al pubblico partenopeo, soprattutto nei movimenti lenti, pagine di altissima capacità espressiva con momenti veramente struggenti.
Un discorso a parte merita il Quartetto per pianoforte op. 47, in cui entra in scena il talento cristallino di Beatrice Rana, vincitrice di numerosi premi con cui si è imposta nel panorama musicale internazionale. Schumann, rispetto ad uno sviluppo lineare e organico della forma, in questo Quartetto, sembra privilegiare il contrasto e la giustapposizione di singole sezioni, la variegata trasformazione delle idee tematiche, ricche di combinazioni ed elaborazioni contrappuntistiche, pur non tralasciando la perfetta equiparazione tra gli archi e il pianoforte.
Non trascurabile l'eco di una virtuale proiezione orchestrale nella scrittura cameristica.
Particolarmente intense le emozioni che suscita: una calma serenità nell'Allegro ma non troppo iniziale, capace di riempire l’animo di chi ascolta, un incalzante gioco cameristico di pizzicati tra violino, viola e violoncello nel vivace Scherzo, proposto anche come bis, ma lì dove suscita sensazioni che lo rendono uno dei frammenti musicali più celebri nella storia della musica, è proprio nel’ Andante, in cui il lirismo di Schumann prorompe in tutta la sua cantabilità.
Il compositore crea un perfetto foglio d’album romantico, in cui, nei momenti più malinconici regala tenerezze liriche dagli echi brahmsiani.
Il Quartetto si conclude con un Finale che amplifica lo stato d’animo dell’Andante cantabile con un’esuberante gioia di vivere ed effonde all’intero componimento il senso di una suggestiva corposità strumentale.
Da evidenziare che quest’ anno, nonostante i cospiqui tagli subiti e le esigue risorse, a fronte di quella che si sarebbe potuta definire una spending-review musicale, l’Associazione Scarlatti, grazie ad un'accurata gestione dei costi, è riuscita a mantenere un'offerta artistica di altissimo pregio in cui molti sono stati gli eventi di spicco, dagli Archi di Santa Cecilia, alla
presentazione integrale dei quartetti per archi di Wolfgang Amadeus Mozart., in rete con la Società del Quartetto di Milano e l’Unione Musicale di Torino, al prestigioso gruppo, Cappella Neapolitana, diretto da Antonio Florio, e il Ghislieri Choir che hanno proposto un autentico capolavoro ritrovato, la Passio secundum Joannem di Gaetano Veneziano.
Un plauso d'obbligo va al
pubblico che ha sempre risposto con grandissimo entusiasmo, manifestando di apprezzare la grande qualità esecutiva di quanto proposto e rivelando una lodevole disciplina.

Katia Cherubini

 

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