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Dieci storie per una memoria che sia impegno e non rito Stampa E-mail
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Scritto da Katia Cherubini   
Lunedì 18 Aprile 2016 20:03

Storie di vita, di lotta, di morte. Storie di dolore, quello che ti trafigge l'anima, che arriva all'improvviso con un rumore assordante, martellante, traboccante di ansia e di inquietudine, di forte indignazione quando a provocarlo sono le morti di vittime innocenti della mafia, di agguati senza senso, di gravi scandali di corruzione, concussione.
Ma anche storie di riscatto sociale quelle che hanno animato la rappresentazione teatrale “Dieci Storie proprio così”, sabato 16 aprile 2016 alle ore 11,00, presso il Teatro di San Carlo di Napoli, nell’ambito dell’iniziativa
Il Palcoscenico della Legalità”.
Lo spettacolo, scritto da Giulia Minoli e diretto da Emanuela Giordano, rientra nell'ambito di un progetto sperimentale di sinergia tra teatri, istituti penitenziari, scuole e società civile ed è stato promosso da The CO2 Crisis Opportunity con Libera, Fondazione Pol.i.s., Fondazione Silvia Ruotolo, Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti della criminalità, Fondazione Giovanni e Francesca Falcone, Centro Studi Borsellino con il patrocinio del Ministero della Giustizia e del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo.
Tra gli attori del cast Daria D’Aloia, Vincenzo d’Amato, Tania Garribba, Valentina Minzoni, Salvatore Presutto, Diego Valentino Venditti e Alessio Vassallo (il Mimì de “Il giovane Montalbano”). Composta principalmente da studenti di scuole superiori, precedentemente formati attraverso laboratori incentrati sul senso della legalità e sulle responsabilità individuali e collettive, la platea del Teatro ha visto, oltre che l'onorata presenza dei parenti delle vittime protagoniste delle Storie, anche politici, assessori e intellettuali.
L'opera-dibattito era stata già prodotta dal Massimo partenopeo nel 2011 ma quella cui abbiamo assistito sabato si è rivelata una versione aggiornata, in cui, oltre alle originarie storie campane di don Giuseppe Diana, Giancarlo Siani , Silvia Ruotolo, Federico Del Prete e tanti altri come loro ammazzati dalle mafie, ha accostato quelle, sempre di dolore e riscatto, della Sicilia e del Lazio, raccolte, elaborate e messe in scena, sullo sfondo anche dello scandalo di Mafia capitale.

Fare memoria è un impegno, un dovere che sentiamo di dover rendere a quanti sono stati uccisi per mano delle mafie, un impegno verso i familiari delle vittime, verso la società tutta ma, prima ancora, verso le nostre coscienze di cittadini, di laici e di cristiani, di uomini e donne che vivono il proprio tempo senza rassegnazione”. Nelle storie protagoniste della piece l’ingiustizia e la rabbia si trasformano in coscienza civile, impegno quotidiano, riscatto sociale, voglia di combattere, come grida con forza anche il pubblico del San Carlo. E proprio in nome di questa lotta e di questo riscatto sono nate le iniziative di recupero delle terre e delle proprietà confiscate alla criminalità organizzata . Storie di impegno civile, di coloro i quali si attivano senza paura per dare vita a qualcosa che riesca a fare il “pacco” alla camorra. Storie di speranza che si riferiscono alle realtà delle associazioni, del volontariato, storie di persone che, indomiti, si attivano per creare alternative vere alla criminalità organizzata; ed ecco i giovani di Radio Siani (web radio inaugurata in un bene confiscato alla camorra di Ercolano), e i creatori di Addio pizzo di Palermo (un movimento nato nel 2004, aperto, fluido, dinamico, che agisce dal basso , formato da tutte le donne e gli uomini, i ragazzi e le ragazze, i commercianti e i consumatori che si riconoscono nella frase “Un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità”); i giovani della NCO ( che con un po' di fantasia diventa Nuova Cucina Organizzata); quelli di Resistenza Anticamorra (che gestiscono un'ex scuola di Scampia diventata rifugio abusivo di tossicodipendenti), e l’ Associazione Figli in Famiglia (che si occupa dei minori a rischio in un bene confiscato a San Giovanni a Teduccio).E il messaggio è chiaro: è ormai finito il tempo dell' impegno straordinario di pochi ma è necessario l'impegno ordinario di molti, che deve partire dal non dimenticare e deve continuare nell'adoperarsi per la realizzazione di “una comunità solidale e corresponsabile, che faccia del “noi” non solo una parola, ma un crocevia di bisogni, desideri e speranze”. La legalità si coltiva costruendo una società viva, accogliente e formata da persone che sappiano vedere nell’altro non un punto di debolezza quanto piuttosto un possibile ”compagno di viaggio”.Anchequesto l'impegno intrapreso dal “Palcoscenico della Legalità” attraverso un percorso teatrale che vuole far conoscere la forza messa in atto da alcune persone che hanno lottato contro la violenza mafiosa, il pensiero che ha mosso le loro azioni e, soprattutto, vuole sottolineare il valore delle loro idee che rimangono e devono essere da guida per molti, al di là della morte. E ancora una volta il teatro, capace di essere grande alleato dell’attualità e delle grandi tematiche che la attraversano, propone la sua funzione socio-educativa, recuperando il nobile aspetto della comunicazione con la società civile e creando momenti di profonda riflessione, supportati da una rete di rapporti e salutari scambi tra le istituzioni. In questa ottica sono stati attivati laboratori nelle scuole e nei carceri minorili, per far comprendere ai giovani la pervasività e la pericolosità delle mafie nonché l'importanza di scegliere subito da quale parte stare, riuscendo innanzitutto a capire il valore delle regole e dell'onestà e non cedere alla logica del compromessi che spinge a cercare comode scorciatoie.“Bisogna eliminare il puzzo del compromesso illegale”, bisogna lasciare che la legalità diventi uno stile di vita che privilegi innanzitutto la conoscenza ricordando che l’ignoranza è la prima culla dell’illegalità. “E' opportuno non farsi distrarre dal frastuono dell'albero che cade, ma concentrarsi anche sul rumore della foresta che cresce” . Solo allora si potrà allontanare quell'assordante rumore del dolore e riconoscersi nel gradevole suono della libertà e di una vita umana autentica.
“Dieci storie proprio così”,
dopo Napoli, andrà in scena al Teatro Biondo di Palermo per l’anniversario della strage di Capaci il 23 e 24 maggio 2016.

 

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