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Il fascino del contrasto: Maxim Vengerov e Rousten Saïtkoulov Stampa E-mail
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Scritto da Emma Amarilli Ascoli   
Venerdì 29 Aprile 2016 18:46

“Contraria sunt complementa”  il motto di Bohr, uno dei padri fondatori della fisica quantistica, sembra essere il motivo ispiratore del programma che si è tenuto giovedì 28 aprile 2016 presso il Teatro di San Carlo di Napoli, e che ha visto sul palco Maxim Vengerov al violino e Rousten Saïtkoulov al pianoforte.
Contraria sono per Ravel il violino e il pianoforte; incompatibili infatti li definisce espressamente nella sua autobiografia (1928), ma questa sua idea non gli ha impedito di comporre per questi due strumenti, al contrario egli lo ha fatto proprio per mostrare in musica questa sua convinzione.
E il pubblico in sala, qualunque fosse la propria idea circa lo sposalizio dei due strumenti, ha colto e apprezzato la contrapposizione rivelata dalla Sonata n. 2 in sol maggiore, che ha riaperto lo spettacolo dopo l' intervallo.
Ma nella sonata di Ravel contraria non sono solo gli strumenti, anche gli stili compositivi; l’autore infatti, pur scegliendo di articolarla in tre movimenti come vuole la tradizione mitteleuropea,  intitola il secondo movimento Blues , stile di cui è impregnato.
Come complementa sono invece trattati da Beethoven che, nella Sonata n.7 in do minore, fa dialogare i due strumenti in stile concertante quasi mozartiano. Contraria e complementa sono Beethoven e Schubert, entrambi vissuti a Vienna , sepolti uno accanto all’altro e vicini anche nella prima parte del concerto ma sicuramente distanti nello stile.
La Sonata “Gran duo” in la maggiore di Schubert infatti non presenta lo stile concertante della sonata di Beethoven, piuttosto dialogo più romantico fra i due strumenti.
Contraria sono anche le due parti del programma: la seconda presenta un numero maggiore di autori, brani più brevi e improntati al virtuosismo, ponendosi dunque in contrasto con il clima sognante creato dall’esecuzione dei brani di Schubert e Beethoven, ma che giunge come un processo naturale alle orecchie del pubblico. È il violino il protagonista di questa seconda parte, il pianoforte trova spazio solo nella citata Sonata di Ravel scomparendo poi del tutto per lasciare il palcoscenico al Violino con l’Étude n. 6 per violino solo di Heinrich Wilhelm Ernst, una variazione in stile virtuoso sopra il canto popolare irlandese “The Last Rose of Summer”. Ernst anticipa sul palco Paganini, per lui punto di riferimento compositivo , ma questa volta non come nel 1837 a Marsiglia quando intrattenne in pubblico suonando ad orecchio le musiche del compositore genovese che aveva ascoltato a Parigi nove anni prima. Contraria e complementa sono infine i due brani conclusivi del programma, entrambi di Niccolò Paganini ma il primo, Cantabile in re maggiore op 17, sognante e riflessivo mentre il secondo, I palpiti op 13, eseguiti dal violino accompagnato dal pianoforte, non dall’orchestra come suggeriva il programma, nell’arrangiamento di Fritz Kreisler estremamente virtuoso, non manca nessuno degli elementi compositivi tipici di Paganini, doppie corde, volatine, pizzicato di destra, picchettato ecc…

Il pubblico ha apprezzato moltissimo l’esecuzione del maestro Vengerov e non a torto:  impeccabile nella tecnica, messa a dura prova dal virtuosismo degli autori, e strabiliante nel modellare uno stile che fosse personale ma perfettamente calzante e diversificato per ogni autore , in ciò certamente aiutato dalla bravura non da meno del maestro Saïtkoulov, un camerista davvero eccellente.
I due hanno mostrato quella sintonia necessaria per la perfetta riuscita di un concerto da camera tanto impegnativo come quello da loro scelto, sintonia che si è mostrata anche nello scegliere di salire sul palco ben altre quattro volte dopo la fine del concerto per ringraziare il Teatro San Carlo tutto esaurito e tutto in piedi per loro.
I brani regalati “con amore”, definizione usata dallo stesso Vengerov, sono stati di Fritz Kreisler Caprice viennois op. 2, Tamburin chinois, di Johannes Brahms Danza ungherese n. 2 e di Jules Massenet “Meditation” da Thaïs.
Si apera di non dover aspettare altri dodici anni - era infatti dal 2004 che mancava dal palcoscenico napoletano - per riascoltare le meraviglie di Vengerov.

Emma Ascoli

 

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