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Lucas Debargue live in Salerno Stampa E-mail
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Scritto da Francesco D'Agostino   
Lunedì 09 Maggio 2016 15:18

 

Una stagione concertistica che comincia in maniera eccellente e per per la risposta del pubblico (teatro gremito di giovanissime presenze) e per la performance del solista è una stagione che prelude ad altri (ci auguriamo) successi.
Lucas Debargue è il giovane pianista francese che nella serata del 6 maggio 2016 al teatro G. Verdi di Salerno, ha scatenato un consenso totale nella platea, che dopo un repertorio di non facile presa e di non facile esecuzione si è goduta anche tre bis. Un recital che attinge al repertorio della seconda metà dell'Ottocento, per poi chiudere con brani fuori programma di Domenico Scarlatti (che compaiono in una sua recente opera discografica). Lucas Debargue è un talento naturale e senza entrare nel merito di un suo percorso artistico (forse autentico o forse romanzato) di cui tutti parlano dopo lo straordinario successo che ha ottenuto partecipando l'anno scorso al concorso internazionale Caikovskij, (si colloca al quarto posto vincendo però il gran premio della critica "per il suo dono unico, la sua libertà creatrice, la bellezza delle sue interpretazioni"), certo ascoltandolo si stenta a credere che abbia ripreso gli studi da qualche tempo...
Comunque sia il pubblico salernitano entusiasta, ne è stato catturato completamente.
La Sonata in Si minore di Franz Liszt, considerata unanimemente il suo capolavoro creativo, composta nel 1853, alle prime apparizioni sulla scena suscitò critiche per l'impiego della forma ciclica, ma attualmente rientra nel repertorio dei maggiori virtuosi, ed è proprio con questolavoro monumentale che il pianista apre la serata.

Unica nella produzione del musicista, unica nella letteratura romantica per l'originalità, l'ispirazione, l'audacia della costruzione annuncia le arditezze armoniche delle sue ultime composizioni pianistiche ed è concepita in un unico movimento. Le rilevanti difficoltà, in particolar modo nei lunghi ed estenuanti passaggi in doppie ottave, permettono di dimostrare agli interpreti le doti tecniche ma le esecuzioni più brillanti sono quelle in cui l'elemento tecnico viene sublimato e il discorso musicale, in virtù di un approccio meditativo alla partitura, ha il completo sopravvento sulle esigenze strumentali. Si tratta forse del brano pianistico listziano più studiato ed inciso e Debargue nella sua interpretazione non è teso solo nella sfida tecnico strumentale o nelle scelte di movimento, variazioni di velocità o timbriche, ma con un tocco elegante è anche concentrato nella ricerca espressiva.

Però va detto che, pur applauditissimo, è con gli altri due brani che ha infiammato gli ascoltatori, quando in seguito l'artista ha proposto la brevissima Sonata in Fa diesis Maggiore op.30 n.4 di Alexandre Skrjabin datata 1903 e pubblicata nell'anno successivo ed i tre poemi per pianoforte da Aloysius Bertrand ovvero Gaspard de la nuit di Marcel Ravel creazione nata agli inizi del Novecento con precisi intenti narrativi.
Nella creazione del compositore russo, siamo dinanzi ad una Ouverture da concerto strutturata in Andante introduttivo monotematico e Prestissimo volando in forma sonata. Anche in questo brano la complessità del linguaggio musicale si estrinseca in una scrittura accesamente virtuosistica che traccia nei due movimenti lento – veloce, atmosfere misticheggianti care all'autore, che viene resa con accenti pieni di pathos, scevra da intenti esibizionistici.
Ma la vera gemma è stata il lavoro francese, articolato inOndine, Lento in Do diesis Maggiore, Le gibet (la forca), Molto lento in Mi bemolle minore e Scarbo (folletto dispettoso), Moderato in Si Maggiore che veniva considerato dallo stesso autore "una sorta di caricatura del Romanticismo e quanto di meglio sia in grado di realizzare".
Gaspard de la nuit è uno spartito che davvero bisogna possedere per poterne restituire la bellezza acquatica del primo movimento, per evocare il senso orrifico di una impiccagione ottenuto con l'uso ossessivo del si bemolle ripetuto con una superlativa differenziazione di tocco, amalgamato ad accordi allucinanti del secondo episodio. E che dire di Scarbo, pezzo di una difficoltà incredibile, ricco di effetti sonori, caratterizzato da frequenti note ribattute e da due terribili sezioni in crescendo, culminanti in un finale fragoroso, prima della chiusa in ppp. .

Con una interpretazione dalle cangianti sfumature, di intensa espressività che evoca atmosfere surreali, evanescenti, spaventose in cui la varietà del tocco è essenziale, così come quella del fraseggio, il solista spazia e disegna con la sua affascinate tavolozza dinamica il mondo poetico musicale raveliano. D'altronde di questo brano eseguito anche al Caikovskij disse Denis Matsuev, famosa pianista giurata "Il suo Ravel è qualcosa che non si è mai ascoltato durante l'intera storia del concorso".
Normale dunque reclamare tre bis! Ad maiora.

Francesco D'Agostino

 

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