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Grande musica da camera a Pagani con gli strumentisti del Teatro alla Scala Stampa E-mail
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Scritto da Katia Cherubini   
Lunedì 23 Maggio 2016 12:38

 

 

Un concerto da ricordare, quello di domenica 22 maggio 2016 nella sala del teatro – auditorium Sant’Alfonso di Pagani, che ha visto gli strumentisti del teatro alla Scala (Francesco De Angelis, Damiano Cottalasso, Giorgio Baiocco, Marco Di Giacomo, Livia Rotondi, Marcio Carneiro) in un'esibizione di bravura e talento al plurale, interpreti all'altezza di grande musica e di un programma di notevole caratura, con il Gran Quartetto in Mi maggiore di Niccolò Paganini (1782-1840) e il Sestetto d’archi in Re maggiore op. 70 – Souvenir De Florence di Pyotr Ilych Tchaikovsky (1840-1893), protagonisti di una performance di profonda intensità e grande maestria tecnica.
L'evento ha chiuso più che degnamente il I Concorso Internazionale “Sant'Alfonso Maria de Liguori” per solisti e formazioni da camera che si è tenuto nel medesimo teatro dal 16 al 22 maggio 2016, organizzato dall'Associazione Le Camenae , in collaborazione con la Comunità dei Missionari Redentoristi della città di Pagani e l’Associazione Musicale e Culturale “S. Alfonso M. de Liguori”, e che ha visto come Presidente di giuria il M° Marcio Carneiro, docente di Violoncello al Conservatorio Superiore di Losanna, Sion – Svizzera.
Ultimo di una gloriosa serie di virtuosi violinisti, uomo dalle tante anime, genio non scontato, dotato di un’intelligenza vivace che lo poneva ben più avanti rispetto al proprio tempo, Niccolò Paganini raccolse la ricchissima eredità della scuola italiana creando le basi del violinismo trascendentale moderno. Il violino nelle sue mani non aveva segreti, egli seppe ricavarne sonorità e possibilità che ancora oggi costituiscono un punto di arrivo anche per i concertisti più agguerriti.
E il Gran Quartetto in Mi Maggiore ne è stato un emblematico esempio, anche di quanto la tecnica trascendentale non sia mai stata per Paganini fine a se stessa, anzi, serviva a rivestire di suoni un pensiero musicale ben preciso, in cui il suo temperamento intimamente romantico trovava sfogo con una cantabilità chiara ed equilibrata, attraverso gli strumenti ora in funzione concertante, ora in un ruolo di ornato accompagnamento, soprattutto quando la scrittura del solista, piena di ardimenti tecnici, rafforzava la sua preminenza assoluta sugli altri.
Ne è risultata una musica caratterizzata da un perfetto equilibrio tra virtuosismo e atmosfera salottiera, con una linea melodica sempre ben delineata e che ha sfruttato fino in fondo le possibilità tecniche ed espressive degli strumenti.
Protagonista della seconda parte del concerto il Sestetto per archi in re minore per due violini, due viole e due violoncelli, "Souvenir de Florence", op. 70, composto nell'estate europea del 1890 di Pyotr Ilyich Tchaikovsky.

Egli dedicò l'opera al Petersburg Chamber Music Society St. in risposta al suo diventare un membro onorario. Tale Sestetto, nella tradizionale forma in quattro movimenti,è conosciuto con il sottotitolo di "Souvenir de Florence", in omaggio alla città toscana, dove il musicista trascorse un riposante soggiorno nell'inverno del 1890, mentre era impegnato nella stesura dell'opera La Dama di picche.
All' esecuzione i musicisti hanno saputo dare un particolare fascino, grazie agli strumenti perfettamente integrati tra loro che, ancora di più, hanno evidenziato equilibrio e stile sicuro, pur lasciando ampio spazio all’individualità nell’ambito della scrittura sestettistica, raggiungendo vertici d'ispirazione estremamente elevati e regalando al pubblico presente, soprattutto nei movimenti lenti, pagine di altissima capacità espressiva con momenti veramente struggenti.
La melodia è tipicamente russa già dal primo movimento il cui tema iniziale è perfino di stampo folkloristico. Nell'Adagio cantabile protagonisti sono il primo violino e il primo violoncello, che, in un vero e proprio duetto, vengono accompagnati dai pizzicati degli altri strumenti. Il colore scuro del registro grave della viola conferisce un senso di malinconia all'Allegretto, interrotta dall'elegante e grazioso Trio, rievocante certe soluzioni strumentali del balletto dello Schiaccianoci. Un sorprendente fugato caratterizza l'ultimo tempo dal carattere spiccatamente polifonico, aperto da un tema russo dagli accenti vivaci e popolareschi, e ricco di altri sorprendenti episodi, sfociante in una coda virtuosistica caratterizzata da una prorompente vitalità sonora.
Musica piacevolissima all’ascolto, ma che ha messo a dura prova la bravura degli esecutori, di cui vincente è stata la forte intesa , il loro dominio formale, evidenziato da precisione, leggerezza, sonorità equilibrate anche nei pianissimi. Il risultato è stato un amalgama timbrico puro sia nei dettagli che nell’insieme, un grande equilibrio nella conduzione dei movimenti, un’agilità tecnica e una compattezza di esecuzione che ci rimandano un fare musica in maniera creativa, ma pur sempre nel profondo rispetto del linguaggio romantico che viene presentato con una baldanza interpretativa unita ad un grandissimo nitore esecutivo, segno di una preparazione attenta ai dettagli, in cui il suono diventa tutt’uno con l’idea musicale.
Al termine dell’ammirevole interpretazione, l’ensemble è stato calorosamente applaudito dal pubblico presente che ha corrisposto con entusiasmo e ammirazione alla stupenda condotta degli artisti; purtroppo, nel rispetto della celeberrima frase “Paganini non ripete”, nessun brano fuori programma in conclusione, a dispetto delle ovazioni. Ma, diciamola tutta, rimaneva ben poco da aggiungere, anche perché gli artisti hanno suonato con ardore tale da finire completamente stremati.
Sei strumentisti ad arco non sono molti, ma questi sei hanno saputo riempire meravigliosamente la sala con il loro suono.

Katia Cherubini

 

 

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