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Lisistrata scioglie gli eserciti e libera il pianto di una volontà Stampa E-mail
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Scritto da Redazione   
Mercoledì 08 Giugno 2016 13:01

 

«Lisistrata si copre gli occhi disperata, e mentre copre gli occhi ha la visione di fratelli, figli, sposi che si ammazzano»
Sono parole di Cesare Moreno, di Maestri di Strada ONLUS,  riferite alla messa in scena, al Teatro del Centro Giovanile Asterix di San Giovanni a Teduccio  periferia industriale di Napoli - di martedì 7 giugno 2016, con la drammaturgia e regia di Nicola Laieta, le coreografie di Ambra Marcozzi e gli interpreti, in ordine alfabetico, Domenico Bisogni, Agostino Borroso, Gabriele Buo, Filomena Carillo, Nadia Carfagna, Alessio Dalia, Antonio D'Amato, Giuseppe di Somma,Giuseppe Esposito, Salvatore Esposito, Sirya Giglietti, Francesco Giglio, Maria Improta, Patrizia Guadagnolo, Francesca Liberti, Gaetana Napolitano, Luca Navarra, Lucia Noviello, Gennaro Pantaleno, Emanuele Primicerio, Martina Scognamiglio, Gianluigi Signoriello e Maria Valentino. La produzione è di Maestri di Strada ed è stata rappresentata in occasione di“Giugno Giovani”, organizzato dall’Assessorato ai Giovani, Politiche Giovanili, Creatività e Innovazione del Comune di Napoli, dopo che già nel dicembre 2015 era stato presentato nell’ambito di “Natale a Napoli”.
Lisistrata, di Aristofane, è stata presentata in una riscrittura adattata e rivitalizzata per i giovani allievi di Maestri di Strada che vivono nella periferia di Napoli Est, insieme agli educ-attori della Associazone Trerrote con la regia di Nicola Laieta.
La lotta fratricida che è sfondo tragico nella scrittura di Aristofane, viene riproposta nella drammatica attualità delle faide di camorra e, se i sentimenti non cambiano nei millenni, viene da chiedere e ci si imporrebbe rispondere, sul perché nelle tragedie della violenza cambino protagonisti, linguaggi, costumi, armi, ma non mutino sostanzialmente le vittime, riconducibili sempre ai deboli per condanna sociale o per prigione di affetti.
Di anacronismo non ce n'è mai abbastanza.
Il pericolo, ma forse la constatazione amara, è che l'assuefazione si sia impadronita delle sensibilità e delle reattività delle periferie urbane, che pure sembrano avvicinarsi ai centri storici mete turistiche e ai siti culturali che contornano le grandi città d'arte come Napoli.

Lisistrata, che si copre gli occhi di fronte al dolore, forse è se stessa che cela alla visione del mondo, come in un nascondino infantile rassicurante perchè assistito dalla figura materna accogliente.
Ma la città materna non è e non sa accogliere perché l'inurbamento industriale e post-industriale sono stati e restano fenomeni di esclusione, di abbandono di espulsione.
Forse riunire esperienze tragiche di vita intorno ad un progetto incentrato su una vicenda di un passato atemporale è voluta essere una sfida figlia non di una scelta coraggiosa, ma di una necessità etica, vorremmo dire di un obbligo morale.
Non recensiamo una prova attoriale di questo o quell'interprete; assistendo a questa epifania di volontà di rivalsa sociale e morale l'etica soggettiva costringe lo spettatore a molte autocritiche, cui impone risposte qui e adesso.

 

 

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