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Le Stagioni in musica non temono mutazioni climatiche: Salvatore Accardo a Villa Campolieto Stampa E-mail
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Scritto da Katia Cherubini   
Sabato 11 Giugno 2016 12:09

L’Orchestra da Camera Italiana e il grande violinista Salvatore Accardo, Venerdì 10 giugno 2016, hanno proposto un meraviglioso concerto offerto dalla Banca di Credito Popolare di Torre del Greco, creando un’atmosfera unica, un vero e proprio viaggio nel tempo nella splendida Villa Campolieto, prestigiosa residenza nobiliare del “Miglio d’Oro” di Ercolano, edificata nel 1755 e riprogettata da Luigi Vanvitelli otto anni dopo, divenuta, oggi, centro per le arti, la cultura e lo spettacolo della Fondazione Ente Ville Vesuviane. Una delle perle del patrimonio artistico settecentesco che ha riaperto dopo i restauri dello spazio teatrale dell'esedra. "Recuperiamo uno spazio prestigioso. Nei nostri territori abbiamo la ricchezza degli scavi archeologici, evidenze architettoniche che vengono restituite alla piena fruibilità ammodernando gli impianti e anche una narrazione che può essere il valore aggiunto, in questo caso la musica.....” ha dichiarato il sottosegretario ai beni culturali Antimo Cesaro E di valore aggiunto si è sicuramente trattato. Dopo i saluti, i ringraziamenti di rito alle autorità presenti e le espressioni di gratitudine per il sostegno della Banca di Credito Popolare di Torre del Greco, da parte di Mario Rusciano che, per l'occasione, ha sostituito il professore Giuseppe Galasso, presidente della Fondazione Ente Ville Vesuviane, la serata è andata avanti con l'esecuzione delle famose "Quattro Stagioni" di Antonio Vivaldi (1678 – 1741), eclettico musicista, veneziano, in un perfetto connubio di musica e architettura del Settecento italiani, reso perfetto anche dall'alta cifra stilistica dell' Orchestra da Camera Italiana (O.C.I.), viva espressione dei migliori esiti artistici di una scuola d'archi d'eccezione ed esempio unico in Italia per unità tecnica ed espressiva.
Sarà probabilmente l'estrema orecchiabilità della melodia e dei ritmi oppure il loro straordinario potere evocativo, il motivo per cui le Stagioni sono i brani musicali più eseguiti nel mondo, anche se proprio per questo è molto facile dimenticare il peso artistico che le quattro stagioni hanno avuto, cosa hanno provocato nella storia della musica occidentale, e a quali implicazioni estetiche il grande Vivaldi ha dato vita con questa sua opera.
Sicuramente la nascita della musica a programma moderna.
Sicuramente costituiscono la più nota delle composizioni di Antonio Vivaldi.
In realtà si tratta di quattro concerti distinti, per violino solista concertante e orchestra da camera di archi, che rientrano nel “Cimento dell'Armonia e dell'Invenzione”, e costituiscono uno dei primissimi esempi di musica descrittiva. Instillano felicità purissima con quella musica ora misteriosa, ora trascinante e gioiosa, con la calma serenità degli Adagi e la leggerezza degli Allegri. Alternano tre diversi momenti: il primo e l'ultimo strutturati secondo un tempo Allegro o Presto, quello intermedio adopera invece un tempo Adagio o Largo. La caratteristica di questi concerti è il filo che li lega a dei sonetti esplicativi in lingua italiana, di autore ignoto (potrebbe essere stato lo stesso Vivaldi ma non si sa con esattezza se siano stati composti prima o dopo la musica). Sono il più bell’esempio di musica descrittiva, per cui chi ascolta può trovare le analogie tra quello che dice il sonetto e la musica che proprio dal sonetto trae ispirazione. Da non sottovalutare le tonalità scelte: il “luminoso” Mi Maggiore della Primavera, il “dolce “ e “intensamente drammatico” Sol minore dell' Estate, il “rustico” Fa maggiore dell'Autunno e, infine, il “desolante” Fa minore dell'Inverno.

La Primavera è un concerto per violino, archi e clavicembalo che, nell'Allegro iniziale, descrive lo sbocciare di questa stagione attraverso il canto degli uccelli ( il cui effetto di leggerezza viene ottenuto sfruttando la tessitura acuta degli strumenti), l’acqua che scorre dalla fonte, il breve temporale, il ritorno del sereno. Il secondo tempo, Largo, in cui gli strumenti più gravi vengono momentaneamente soppressi, costituisce un momento di riflessione molto intenso in quanto non sembra esserci movimento, semplicemente una situazione statica e contemplativa: l'ascoltatore può immaginare un pastorello che dorme all’ombra dell’albero con il suo fedele cane in una sorta di “simbiosi passiva” con la natura e con il gregge, accompagnato da una melodia bellissima e, a tratti, struggente, intonata dal violino.
Il finale, poi, un Allegro che nel tema ricorda tanto la melodia di esordio del primo tempo e in cui danzano ninfe e pastori al suono “ di pastoral zampogna”, creando un quadro bucolico di grande suggestione.
“Sotto dura stagion dal sole accesa, langue l'uom, langue il gregge ed arde il pino” .Questi primi versi introducono l' Estate, sicuramente il concerto con più efficacia descrittiva e con un forte effetto di contrasto dovuto all' evidente mutevolezza tra la vitalità virtuosistica del solista, contro la consistente massa sonora dell'insieme orchestrale. Sapiente l'uso di accordi che sembrano soffocati dal caldo e dalla stanchezza atti a rendere tangibile l'atmosfera di arsura e di calura estiva.
Il ritmo è sospeso, rarefatto, “pesante”, fino a quando seguono i canti del cuculo, con la sua tipica cadenza ritmica, della tortorella, con il suo canto dolce e sommesso e del cardellino, con il suo trillo brillante e luminoso.
Rientra poi la massa orchestrale, proponendo un tema dolce, quasi rassicurante: è Zeffiro che fa il suo ingresso, dolce e gentile vento estivo che spira e dà sollievo a uomini e bestie contro l'arsura estiva del sole cocente. Il secondo movimento “Adagio” trasmette un forte senso di inquietudine, creato da un dialogo continuo e accorato tra il primo violino, che sembra dare voce al sentimento di preoccupazione del povero pastorello preso dal timore dei lampi non solo per l'eventuale perdita del raccolto, ma anche per l'ignoto destino che l'attende, e l'orchestra che imita il rombo minaccioso dei tuoni in lontananza che preannunciano la fine della afosa quiete estiva: un temporale sta per avvicinarsi. E' lui l'unico e incontrastato protagonista, rappresentato nella sua furia cieca e brutale, “flagello per le messi, terrore per il cuore degli uomini”, reso efficacemente da scale discendenti come fulmini, dalle note ribattute già incontrate nella Primavera, e progressioni armoniche che esprimono lo scatenarsi del vento.
"Celebra il villanel con balli e canti, del felice raccolto il bel piacere...” Così Vivaldi introduce la stagione dell'Autunno, al felice raccolto dell'uva e quindi alla vendemmia. E' un concerto interamente dedicato alla stagione del vino: nell'Allegro iniziale descrive una piccola scena bacchica, tutta giocata su due elementi contrapposti: da un lato il ballo e il canto dei villanelli , dall’altro la descrizione degli effetti del vino, affidata al notevole virtuosismo del violino solista. L’adagio molto che segue è uno dei momenti più poetici ed espressivi delle Quattro stagioni, nella riproduzione dell'ebbrezza provocata dal vino nei contadini, tutti ubriachi e dormienti. Il clima è sognante e sereno, la musica sembra esprimere una calma assopita, pur nella sua straordinaria modernità timbrica e armonica. L'Allegro finale del concerto, invece, presenta i ritmi martellanti tipici del tema della caccia.
Con l' Inverno, il sipario si alza sul drammatico quadro della morte apparente della Natura. Il violino solista, con il suo primo “solo”, descrive la furia del vento freddo nell'Allegro non molto; procede con quella della pioggia che, descritta dai pizzicati dei violini, cade lenta e inesorabile sul suolo ghiacciato nel tempo Largo e si conclude con la nostalgica presa di coscienza, e conseguente accettazione, che è arrivato il rigido clima invernale , nel tempo Allegro, che, nonostante esprima un sentimento di disperazione, contiene anche un messaggio di rinnovata speranza: “Questo è il verno, ma tal che gioia apporta” . Le Stagioni terminano, infatti, con questo emblematico verso dal contenuto altamente simbolico.

Katia Cherubini

 

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