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Le Olimpiadi del 1936 raccontate da Federico Buffa per il NTFI Stampa E-mail
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Scritto da Dadadago   
Mercoledì 22 Giugno 2016 10:37

 

 

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La nona edizione del Napoli Teatro Festival Italia quest'anno prevede un mese intero di programmazione non solo napoletana, ma diffusa nell'arco del territorio della regione Campania. Presentato al Teatro di San Carlo, dove ritornerà il 23 giugno 2016, lo spettacolo (itinerante) di Federico Buffa, dal titolo Le olimpiadi del 1936 è a Salerno al Teatro G. Verdi, successivamente migrerà al Teatro Gesualdo (AV) ed al Teatro Comunale di Caserta.
La scelta di questo evento mediatico-politico passato alla storia per vari motivi, come oggetto di narrazione teatrale, non è casuale da parte del giornalista che interpreta la parte di Wolfang Fürstner, comandante del villaggio olimpico realmente esistito (suicida tre giorni dopo la fine delle Olimpiadi per motivi razziali, pare che avesse qualche milligrammo di sangue ebreo nelle vene). 
Le Olimpiadi dell'inizio Novecento erano ben altro rispetto a quelle attuali: il numero delle nazioni, degli atleti partecipanti, delle discipline sportive era molto inferiore rispetto a oggi, con la maggior parte della popolazione dei paesi che partecipava solo in modo limitato e tramite i giornali. Prima del 1936 le televisioni esistevano solo a livello sperimentale e la radio era lontana dalla diffusione di massa. Goebbels, ministro della propaganda del governo di Hitler, trasformò i giochi olimpici a Berlino in una colossale celebrazione per la Germania nazista. Si diffonde la possibilità di ascoltare in diretta la voce del "Führer" e le trasmissioni dei giochi olimpici. Per la prima volta si potevano seguire le gare in diretta via radio. Durante i giochi furono organizzate 3.000 trasmissioni radiofoniche in 40 paesi del mondo, in tutti i continenti: un record assoluto per quei tempi, ed anche la televisione fece il suo debutto a Berlino. Furono stanziate cifre incredibili di denaro per stupire il mondo con dei giochi eccezionali, che tra l'altro si ricollegano alla tradizione dei Giochi di Atene: è a Berlino che ricompaiono i tedofori. 


Il fuoco olimpico era stato introdotto già nel 1928 ma in questa edizione, la prima Olimpiade moderna della storia, gli organizzatori si inventarono invece la staffetta, che portava il fuoco da Olimpia in Grecia, attraversando Sofia, Belgrado, Budapest, Vienna e Praga, fino a Berlino. Parallelamente a questi giochi, Hitler intensificò il suo frenetico programma di potenziamento degli armamenti e appena tre anni dopo, la “sua” Germania trascinò il mondo nella seconda guerra mondiale, con il terrificante primato di 55 milioni di morti. 
Nella rilettura accattivante di Federico Buffa, Emilio Russo, Paolo Frusca e Jvan Sica, conosciamo la realtà di quell'evento tramite la vita di coloro che l'hanno vissuta. 
Siamo a Berlino venti anni dopo: un uomo, Wolfang entra in un bar con un pianoforte, è qui che il giornalista-narratore si siede, cammina, racconta, rievoca “la bellezza perduta di una città”, nell'essenzialità di un palco in cui poche immagini si alternano sullo sfondo. Si parla di Jesse Owens, atleta leggendario afroamericano, che vinse quattro medaglie d’oro e della sua amicizia con l'avversario arianissimo Luz Long, del comunista Werner Selenbinder, lotta greco-romana arrestato e poi condannato a morte nel 1944, di Sohn Keechiung, il vincitore coreano della maratona che fu premiato come atleta del Sol Levante, occhi bassi, senza sorriso sul podio, con la quercia (altro simbolo della mitologia germanica che veniva data a tutti i premiati) a coprire il simbolo nazionale perché la Corea era stata occupata dal Giappone. Performance incredibili, vittorie da bile per i nazisti, oro nella scherma all'ebrea Helene Mayer, Glenn Morris altro afroamericano oro nel decatlon, Cornelius Johnson e Dave Albritton  due atleti di razza non ariana sul podio del salto in alto.
"Mentre in quella stessa estate il mondo assisteva in colpevole silenzio alla tragedia della guerra civile spagnola, e la pace scricchiolava sull'asse Roma Berlino Tokio, le Olimpiadi illuminavano il cielo con unìaltra storia, forse la più incredibile".
Mille personaggi tra aneddoti, citazioni, biografie, vengono rievocati da Buffa considerato il miglior narratore di sport vivente, con tono semplice, spesso ironico, sempre garbatissimo e partecipe. Attori e comprimari di un'epoca già satura di minacciosi segnali di una sconfitta totale per tutta l'umanità. Gente del calibro di Leni Riefensthal la controversa regista tedesca che, godendo di una assoluta libertà immortalò anche la smorfia di disappunto di Hitler al terzo oro di Owens, Speer il suo architetto personale e tra tanti il governatore di Parigi, città aperta, Hugo von Choltitz, generale tedesco che osò non ubbidire all'ordine pazzesco del Dittatore, suo capo supremo, di radere al suolo la capitale francese. 
Le atmosfere suggestive di questa lunga ma avvincente narrazione sono sottolineate da Alessandro Nidi al piano, Nadio Marenco alla fisarmonica e dalla cantante Cecilia Gragnani.
Applaudito a lungo nell'unica serata del 22 giugno 2016, da non perdere.

Dadadago

 

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