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Scritto da Andrea Bocchetti   
Martedì 12 Luglio 2016 13:02

 

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Il testo di Juan Mayorga, messo in scena da Carlo Cerciello al Teatro Sannazaro per il NTFI, visto il 10 luglio 2016si sviluppa a partire da un tema di ampio respiro, come quello dell’integrazione, per poi discendere nel microcosmo della psicologia quotidiana, delineata in tutta la sua silente violenza. Animali notturni, sebbene avanzi nel pre-testo del dramma sociale, è uno spettacolo sulla solitudine e sull’oscurità che la circonda. La notte, il tempo di cui i personaggi sono preda, è perciò efficace metafora dell’isola che non ha intorni visibili, un isolamento appunto: e forse è proprio per questo che il movimento dei personaggi appare come quello di tanti Gulliver che maldestramente sovrastano edifici e luoghi, ridotti a miniature.
Il confronto avviene attraverso una presenza quasi sempre sincronica dei personaggi in scena, evocati attraverso l’intervento della luce che pare animarli e tirarli fuori dal buio in cui sono immersi. La soluzione registica appare interessante ma di non chiarissima relazione al testo che procede con parallelismi e incroci che forse andrebbero sottolineati con più incisività scenografica.
I quattro personaggi si dispongono in gran parte del testo in coppia: tutto ruota attorno all’estorsione di un rapporto d’amicizia, una sorta di espediente che non arretra neppure davanti al medio della violenza pur di risolvere e colmare il vuoto della solitudine. “Uomo alto”, un immigrato irregolare, viene perciò costretto al legame amicale da “Uomo basso” sotto la minaccia della denuncia; lateralmente, le rispettive consorti, “Donna alta” e “Donna bassa”, assistono alla tessitura di tale rapporto, interagendovi e ribellandosene progressivamente.

Ognuno dei personaggi è costretto nel proprio spazio e ognuno di essi sogna un altrove liberatorio: “Donna bassa” nella rêverie tipica della casalinga che si nutre ossessivamente del patinato televisivo; “Donna alta” nell’immaginario amoroso di una sorta di Emma Bovary temperata e meno coraggiosa; “Uomo alto” e “Uomo basso” nella dinamica della servitù volontaria che lega a braccetto vittima e carnefice, giustificando vicendevolmente le ragioni di chi pretende e di chi si sottomette pur di sostenere un vincolo che serve a garantire ad entrambi una “sopravvivenza”. Ma se l’universo maschile si adegua alla violenza, tollerandone la logica, quello femminile fa appello ad una liberazione più piena, seppure sciolta nell’ingenuità di un immaginario che alla fine separa, e separa concretamente: il conclusivo abbandono di “Donna alta”, esasperata dalla tollerante benevolenza del proprio consorte dinanzi al suo carnefice, ne è dunque coerente epilogo.
Animali notturni 
è un dramma che fa emergere tutta la brutalità del quotidiano, tutta la morbida atrocità di cui “il debole” si serve per riscattare la propria posizione di miseria e di solitudine a cui la mediocrità esistenziale lo costringe.
La versione di Cerciello traduce con efficacia drammaturgica tutta l’articolazione della trama, ma sembra accelerarsi un po’ troppo nel finale, dopo il ritmo assai lento, e al limite del soporifero, con cui si dispiega il testo in gran parte della durata dello spettacolo. La prova degli attori, a tratti un po’ sottotono (complice un problema tecnico alle luci che ha imposto l’interruzione dello spettacolo per qualche minuto), non ha mancato di offrire momenti di luminosa ironia del tragico, soprattutto quando il confronto dei personaggi si è modulato nella dissonanza delle posizioni (come nel dialogo tra la travolgente molestia di “Uomo basso” e il panico disarmato di “Uomo alto”, oppure in quello tra lo stralunato delirio di “Donna bassa” e il viscido buon senso del proprio consorte).
Lo spettacolo è ben costruito ma per ora convince più il potenziale a cui mira piuttosto che l’attuale che offre: una regia un po’ meno asciutta e una distensione del testo un po’ meno ansiosa di concludere, e ci troveremmo di fronte ad un’opera di grandissimo valore. Attendiamo con speranza di rivederlo e di rileggerlo quando il tempo avrà dato all’insieme la possibilità di compiersi.
Il pubblico ha comunque molto apprezzato: forse ha saputo guardare più avanti e senza la mania della perfezione della critica.
Con Lello Serao, Luca Saccoia, Sara Massaglia, Imma Villa, scene di Roberto Crea, costumi di Annamaria Morelli, luci di Cesare Accetta, musiche di Paolo Coletta.

 

Andrea Bocchetti

 

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