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Alberto Pizzo: una vita in musica Stampa E-mail
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Scritto da Dadadago   
Venerdì 29 Luglio 2016 18:07

Nell'universo artistico Alberto Pizzo è un pianista e compositore napoletano che da sempre si contraddistingue per la sua inventiva melodica, la sua versatilità, un forte temperamento ed un talento innato che gli consente di approcciare l'arte dei suoni con una vena creativa ed originale. Senza entrare nei dettagli di un ricchissimo curriculum ricordiamo che diplomatosi al conservatorio di S. Pietro a Majella, si trasferisce a New York, dove viene notato, tra gli altri, da Michael Douglas che lo invita a prendere parte a diverse serate di gala nel cuore di Manhattan. Seguono diversi concerti negli Stati Uniti, in Giappone, in Europa, oltre a quelli in Italia. Vanta molteplici collaborazioni, nei suoi due primi dischi, con Francesco Cafiso, Fabrizio Sotti, Mino Cinelu, Toquinho, Renzo Arbore, David Knopfler solo per dirne alcuni, senza dimenticare il duetto con Chick Corea al Teatro Bellini di Napoli nel 2014. Recenti i suoi successi negli eventi del 2015 di 3 PIANO GENERATIONS – 3 pianos on stage, il 12 gennaio al Teatro Diana con Luis Bacalov e Danilo Rea, il 10 aprile all’Auditorium del Porto Antico di Genova in trio con Luis Bacalov e Stefano Bollani ed il 29 giugno al Teatro Romano di Spoleto al Festival dei 2 Mondi con Luis Bacalov e Rita Marcotulli. Nel 2015, Pizzo si è esibito in piano solo nell’ambito di Piano City Milano, è tornato in Giappone con un mini tour di 3 concerti e ha suonato ad agosto all’Ohrid Summer Festival alla St. Sophia Church in Macedonia. Intanto continua la stretta collaborazione con il premio oscar Luis Bacalov e viene nominato “Official Artist Yamaha“ e da quest’anno fa parte della famiglia Sony Classical, con la quale ha pubblicato in Italia il nuovo “Memories”.
In primavera ha conseguito un successo strepitoso, in Giappone, con un doppio sold out durante i concerti del 23 aprile a Matsuyama e del 6 maggio a Tokyo. Al momento, il pianista è in tour con Memories, con concerti di piano solo, con grandi orchestre sinfoniche dirette dal maestro Bacalov e con diversi eventi di 3 Piano Generations (L. Bacalov – R. Marcotulli – A. Pizzo).
Dopo averlo ascoltato in solo in una piacevole serata, abbiamo avuto modo di conversare con il pianista napoletano e scoprire qualcosa in più della sua personalità.

Alberto ci dici come nasce questa tua passione per uno strumento così complesso quale il pianoforte?

Per caso: in famiglia nessuno suonava, ma da piccolissimo presso l'istituto di suore che frequentavo c'era un'insegnante che ci stimolava, ci faceva suonare, hai presente quelle piccole tastiere Bontempi? Aveva notato che mi divertivo a riprodurre melodie, che avevo orecchio musicale e, complice mia madre che mi ha sempre incoraggiato, ho cominciato a studiare. Avevo sì e no quattro anni. A dieci sono andato alle scuole medie annesse al Conservatorio e poi ho seguito tutto il percorso fino al Diploma finale.

Quanto tempo studi al giorno?

In media quattro o cinque ore, ma sai, tra spostamenti, partenze, arrivi, qualche volta capita che non riesci a toccare la tastiera, però per fortuna poi recupero.

Quale autore preferivi quando frequentavi il conservatorio e perché ?

La mia ammirazione assoluta era per Franz Liszt, colui che ha creato il recital pianistico, che ha inventato un nuovo modo di suonare ma non solo, l'ho amato per la sua capacità di elaborare i brani, per la sua energia, il suo è un pianismo in cui il virtuosismo, già all'epoca, si coniuga con il discorso improvvisativo. Mi piaceva molto anche Chopin. Attualmente apprezzo per la sua libertà pianistica Keith Jarrett che ho ascoltato due volte dal vivo, a Roma e a Napoli. Jarrett ha un rapporto con lo strumento di assoluta immedesimazione, di completa dedizione.

A cosa hai rinunciato per il pianoforte?

A tantissime cose, in un certo senso non vivi pienamente la tua adolescenza, io riuscivo a stento a giocare al pallone una volta a settimana. Lo rifarei, sì lo rifarei, però cercando di non rimanere legato al luogo di nascita, andrei subito fuori dai confini locali, in cerca di confronti, esperienze, per capire eventuali sbocchi lavorativi, per allargare gli orizzonti, per ampliare le conoscenze.

Quando hai capito che la musica sarebbe stata la tua professione? Avevi le idee chiare in merito o è stato un percorso maturato nel tempo?

Ti sembrerò presuntuoso, ma in verità sin da piccolissimo ho sentito una sorta di predestinazione, ho capito che ero come obbligato perché la musica era insostituibile, ho intuito che questa era la mia strada e che qualsiasi difficoltà non avrebbe potuto allontanarmi da questa passione che esige ore e ore di studio e di sacrifici.

Hai un portafortuna? Qualche oggetto che porti sempre con te? Un gesto scaramantico?

Da due anni ovunque vada, mi accompagna un giocattolino, spider-man, che per me ha un enorme valore sentimentale...ma è una storia che preferisco tacere.

Hai un repertorio vastissimo che abbraccia vari stili, dagli standard jazz alla musica partenopea, che tu stesso ami definire cross- over musicale: come scegli i brani da proporre nei tuoi live?

Diciamo che non c'è una scaletta fissa, di volta volta scelgo i pezzi da suonare in base ai luoghi ed alla situazione, per esempio in una sala da concerto magari propongo brani classici rivisitati secondo la mia personale interpretazione. Sono scelte legate al momento e spesso propongo anche delle mie composizioni.

La tua formazione è di stampo classico: come ti sei avvicinato al mondo jazz che notoriamente lascia molto spazio all'improvvisazione?

Il jazz mi ha sempre affascinato, ma da ragazzino, tenuto ad osservare i programmi del Conservatorio avevo poco tempo per approfondire. Poi negli Stati Uniti, a contatto con Daniel Carter, sassofonista e polistrumentista, mi è venuto fuori un grosso senso di libertà e ho potuto conoscere meglio e praticare questo linguaggio.

Quali impegni hai prossimamente nella tua agenda?

A novembre sarò in Thailandia per un premio legato all'Italia con 3 Pianos Generations.

Per salutare i nostri amici ci racconti un incontro che ti ha arricchito umanamente o artisticamente?

Sono stati davvero tantissimi, ognuno ti regala qualcosa e prende qualcosa, i rapporti attraverso la musica spesso si trasformano in autentici rapporti umani. Sicuramente incontrare Luis Bacalov è stato per me un momento di grande crescita, di conferma, un'esperienza fondamentale. Una personalità così enorme che ti incoraggia, ti segue, crede in te e nei tuoi sogni ti fa capire che, anche se il tuo percorso è lungo, magari non sempre agevole, sei nella direzione giusta.

Grazie Alberto, alla prossima.

Dadadago

 

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