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Scritto da Dadadago   
Sabato 24 Settembre 2016 14:15

 

Correva l'anno 1915: il 10 giugno alle 06.15, al largo di Venezia, un siluro lanciato dal Sommergibile austriaco U11 colpì ed affondò rapidamente il sommergibile Medusa che rientrava da un pattugliamento. Dell'intero equipaggio si salvarono, e furono fatti prigionieri, solo il Comandante in 2a Tenente di Vascello Carniglia, un sottocapo elettricista gravemente ferito, che il Comandante dell'U11 prese a bordo dopo energiche insistenze di Carniglia, e tre marinai. Nell'ambito degli scambi di prigionieri fra italiani ed austriaci alla fine del 1916 rientrò in Italia dal campo di prigionia di Mauthausen il Sottocapo Elettricista Paolo Modugno (di Bari), il ferito grave del Medusa salvato dal Tenente di Vascello, che nel 1919 ha scritto il libro "Dal sommergibile Medusa a Mauthausen" in cui descrive l'episodio dell'affondamento del sommergibile e le vicissitudini della prigionia a Pola, a Gratz, a Mauthausen che fanno rivivere con tristezza accorata il lungo calvario dei sopravvissuti, fra gli strazi della carne dolorante, del cibo infame, del giaciglio infetto, della solitudine disperata, della promiscuità, della morte imperante.
«... Ma il terribile momento venne:[...] il siluro scoppiò, la luce si spense ed il macchinario cessò di funzionare. Il Medusa si abbassò con la prua; [...] il locale interno fu con violenza invaso dall'acqua, che mi travolse e mi sollevò fino ad urtare col capo contro la volta, [...] intanto l'acqua saliva senza tregua, implacabile. Non avevo più spazio, non avevo più aria: inghiottivo acqua, inghiottivo nafta, finché, forse, sotto la pressione dell'acqua stessa, il portello si aprì violentemente ed io fui lanciato fuori. Il Medusa non c'era più; era scomparso, portando seco il suo carico di cadaveri [...], per liberarmi dal risucchio e render più liberi i movimenti, tentai di togliermi le scarpe e mi accorsi che il piede destro seguiva, nel movimento, la calzatura. Avevo le ossa della gamba fratturate e poiché altri naufraghi non erano molto lontani e il dolore si fece, d'un tratto, vivissimo, chiamai disperatamente al soccorso. L'ufficiale in 2a del Medusa, il Tenente di Vascello Carniglia, accorse, mi confortò, mi incoraggiò e mi aiutò a spogliarmi...»
Venerdì 23 settembre 2016 gli Incontri internazionali di chitarra, promossi dal Conservatorio "G.Martucci" di Salerno, hanno inaugurato il cartellone con il chitarrista Antonio Grande ed il contralto Daniela Del Monaco proponendo delle pagine scelte del diario di Modugno che Beniamino Cuomo ha recuperato. Nella cornice della Chiesa di Santa Apollonia, per commemorare le vittime militari e civili della Grande Guerra il duo musicale napoletano MinimoEnsemble ha scelto brani come questo - che raccontano senza indugiare in sentimentalismi, con dolorosa onestà la tragica vicenda del Medusa - intervallati da canzoni citate nel libro, e brani musicali eseguiti dalla banda dei prigionieri italiani utilizzati nel campo di prigionia:  il Valzer di Mauthausen , la Ninna nanna delle 12 mammeLa serenata del cuoco, unico brano leggero e divertente, ed altri grandi classici in voga in quel tempo, elaborate musicalmente da Antonio Grande.
Non mancano dunque 'O surdato 'nnammurato, 'O marenariello, Fenesta ca lucive, Santa Lucia, Torna a Surriento, 'O sole mio, intonate con calore da Daniela Del Monaco.

Uno spettacolo emotivamente molto toccante per l'argomento e per la scelta musicale aderente alla commemorazione, che i due artisti, con il consueto affiatamento, risultato di una frequentazione ventennale, hanno condotto in maniera scevra da qualsiasi messa in scena.
Un diario, una voce, una chitarra per ricreare la suggestione e la densità di significato di un testo che ancora, tra le atrocità riportate, riesce a trasmettere amore per la vita, per l'arte come possibilità di sopravvivenza, per la musica come medicina dell'anima.
La loro esibizione avrebbe meritato un pubblico più numeroso, ma chi c'era ha apprezzato moltissimo. Vi saluto con quest'ultima testimonianza di Paolo Modugno che scampò all'abisso:
«...libero in Italia, in procinto di vedere la mia famiglia, con la gamba spezzata. [...] Così finì la mia prigionia, così finì la mia vita militare. Ma sui campi di dolore di Mauthausen imparai una cosa che giammai si cancellerà dall'animo mio: imparai ad amare profondamente l'Italia»

Dadadago

 

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