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Lussuria o accidia? Peccato che fosse puttana Stampa E-mail
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Scritto da Andrea Bocchetti   
Mercoledì 19 Ottobre 2016 13:45

 

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Laura Angiulli mette in scena un testo di John Ford costruito attorno al tema scabroso dell'incesto. In una Parma seicentesca, l'amore tra i due protagonisti, due fratelli Giovanni e Annabella, che giurano l'un l'altro una fedeltà eterna (simbolica, visto che non è concesso loro di sposarsi), pena la morte, è circondato dal silenzio di una passione non rivelata e da trame di meschinità di coloro che vorrebbero censurare o approfittare della bellezza di lei.
La passione dei due fratelli trova un'ulteriore complicazione quando lei scopre di essere incinta: e così la meschinità e il calcolo, nel tentativo di salvare l'onore, abbraccia anche l'amore e i due amanti, che si lasciano avvolgere dal desiderio di lavare quell'onta nel bagno del matrimonio di interesse, accogliendo le attenzioni pressanti di un malcapitato spasimante (ignaro ma non fino alla fine) del segreto.

Tutto ruota attorno a rapporti segnati dall'invidia, dalla vendetta, dall'amore degradato a passione effimera o a mezzo di riscatto sociale; tutto è dunque votato alla morte, da incontrare o da provocare, per andar incontro alle proprie pulsioni più basse, siano esse la vendetta, la passione o il riscatto.
L'incesto è perciò l'elemento meno scabroso di fronte al sistema di relazioni corrotto che lo circonda e lo attraversa, che non guarda neppure un istante alla forza dei sentimenti ma solo all'effetto che essi producono sull'opinione comune.

I due protagonisti non si sacrificano come avrebbe scelto il contemporaneo di Ford (Shakespeare sc.): la loro morte è l'effetto della loro pavidità e del loro capriccio, non dell'autentica sfida alle "conseguenze dell'amore".

La regia di Laura Angiulli si tiene sullo sfondo, come l'insieme dei personaggi che restano in scena sul perimetro mentre i chiamati in causa guadagnano di volta in volta il centro quando richiamati alla storia.
La scenografia svanisce per aprire il campo dello sguardo sulla presenza continua dei ruoli, come a volerli mettere in ascolto in modo perenne, e a lasciarli allo sguardo del pubblico.
Le musiche solo un contorno non incisivo, sebbene eseguite live.
Le prove attoriali non sempre del tutto convincenti, a parte la protagonista; non convince troppo però la scelta di volerle sottrarre quel lato volubile presente nel testo di Ford, mentre qui appare indebolita dalla piena rassegnazione agli eventi.
Più che il giudizio morale, qui sembra pagare la sua incapacità di scegliere: il suo peccato, più che la lussuria è l'accidia.
Peccato che fosse puttana alla Galleria Toledo, sino al 23 ottobre 2016 tratto da un testo di John Ford, traduzione di Nadia Fusini, drammaturgia e regia di Laura Angiulli, con Federica Aiello, Agostino Chiummariello, Gianluca d'Agostino, Michele Danubio, Alessandra D'Elia, Luciano Dell'Aglio, Gennaro Di Colandrea, Stefano Jotti, Gennaro Maresca, Vottorio Passaro, Caterina Pontrandolfo, Michele Schiano di Cola, Maria Scogliamiglio.

Andrea Bocchetti

 

 

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