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Dieci titoli per il Ridotto del Mercadante Stagione 2016/2017 Stampa E-mail
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Scritto da Tonia Barone   
Sabato 22 Ottobre 2016 16:47

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La Stagione 2016/2017 de il Ridotto del Mercadante di Napoli propone in cartellone dieci spettacoli, di cui otto in prima nazionale, all’insegna della ricerca di nuove forme sceniche che lo confermano come lo spazio dello Stabile destinato alle giovani compagnie e alle nuove generazioni di registi e di autori.
La programmazione vede l’allestimento di opere e testi appartenenti alla drammaturgia contemporanea che vanno dal partenopeo sino all’internazionale, per sottoporre al pubblico la folta relazione che intercorre tra il piano locale con quello internazionale con infinite contaminazioni senza perdere le proprie radici ed identità.
Si parte l’8 novembre 2016 con il debutto dello spettacolo prodotto dal Teatro Stabile di Napoli Ritorno a Pompei, dal romanzo della scrittrice belga Amélie Nothomb pubblicato in Italia nel 1999, nell’adattamento e la regia di Alessandro Maggi interpretato da Alberto Fasoli e Anna Ammirati.
Alessandro Maggi adatta per il teatro Ritorno a Pompei di Amélie Nothomb, autrice che scrive storie nitide e feroci, talvolta surreali e inaspettatamente esilaranti, esprimendo inafferrabilità e leggerezza, mostrando ora se stessa ora il suo personaggio di scrivente.
Questa sua modalità di autrice traspare anche nel romanzo Ritorno a Pompei basato su un dialogo serratissimo e sull’apparente assurdità di un viaggio avanti nel tempo: “lei, giovane scrittrice del nostro tempo, ambiziosa e tenace, catapultata improvvisamente nel futuro a causa della sua paradossale intuizione su un presunto ‘movente’ dell’eruzione vulcanica che distrusse Pompei nel 79 d.C. (che è singolare antefatto allo sviluppo della storia), si trova al cospetto di lui, uomo netto e fortemente persuasivo, fervente fiamma di una ‘intellighenzia altra’ che è al vertice dello stato sociale di un plausibile ventiseiesimo secolo e che è causa del suo forzato slittamento temporale”.
Dal 22 al 27 novembre in scena Il baciamano di Manlio Santanelli – primo dei due testi dell’autore napoletano in Stagione insieme a Calcedonio – nella messa in scena diretta da Giovanni Esposito, interpretato da Susy De Giudice e Giulio Cancelli.
Il regista Giovanni Esposito afferma a proposito del libro di Manlio Santanelli e si comprende in esso l’essenza della messa in scena: ”Il baciamano immerge due mondi apparentemente opposti immersi in un contesto di guerra dove la disperazione costruisce armi con la ferale meccanica del tutto è concesso. Ma allorché questi mondi stringono fra loro un intimo contatto, al riparo da sguardi giudicanti, la loro asse di rotazione si sposta. Le abituali prospettive mutano e le asserite certezze si rivelano in tutta la loro effimera volatilità, rendendo disperata la ricerca di una via d’uscita. Un gesto ammirato, sognato, un baciamano, diventa l’opportunità per consolidare il cambio di prospettiva. Mutare pelle e diventare quello che si poteva essere. Due anime che arrivano a sfiorarsi l’un l’altra, finché una voce, un suono, basta a farle rifuggire entro gli antichi confini, di nuovo costrette nell’antica e stratificata armatura.
Il sommovimento ha però lasciato delle crepe attraverso le quali sembrano germinare i semi di un mutamento forse definitivo.


Altro testo di Santanelli del 1989 messo in scena dal 17 al 22 dicembre in prima nazionale su produzione del Teatro Stabile di Napoli Calcedonio, interpretato da Federica Aiello, Giuseppe Cantore e da Orlando Cinque, qui anche regista.
Una coppia non più giovane, marito e moglie, invita a cena un vecchio amico”, racconta Cinque in una sua nota. “Quando gli argomenti cominciano a scarseggiare, e si avvicina il momento dei saluti, il discorso finisce, in modo apparentemente casuale, su Calcedonio, enigmatico compagno di liceo dei tre di cui si son perse le tracce. Il successivo tentativo di ricostruirne l’età e la biografia darà il via ad un rocambolesco e divertentissimo gioco di calcoli, deduzioni e supposizioni, che, saccheggiando la Storia ufficiale, tenta di restituire un senso alla storie private dei tre amici.
Calcedonio è un thriller esistenziale, immerso in una disperata ironia, in cui però “l’assassino” è già noto, non viene mai nominato, quasi rimosso; ma ciò che si cerca di scoprire è invece chi sia la “vittima”: cosa è andato perduto per sempre, quali sono le promesse non mantenute che rendono invivibile il presente, a cosa o chi si deve dire addio e cosa invece si può ancora salvare, cosa possiamo perdonare, cosa dobbiamo riconoscere perché si possa prendere serenamente congedo dal passato ed aprire una pagina nuova nella propria vita e nel proprio tempo
”.
Dal 6 all’11 dicembre
andrà in scena uno dei testi che hanno segnato la stagione della nuova drammaturgia napoletana Mamma, del drammaturgo e attore di Castellammare di Stabia Annibale Ruccello, del 1986, con la regia di Gerardo D’Andrea e l’interpretazione di Antonella Morea.
Quattro monologhi dove mamme malefiche raccontano ancora fiabe e che poi via via si trasformano nei vari episodi in figure irrimediabilmente corrotte dai mass-media, una folla di donne attorniate da ragazzini che si chiamano Deborah, Samanta, Morgan, nelle cui conversazioni si confondono messaggi personali, echi televisivi, slogan di rotocalchi; dove la pubblicità si sovrappone alle confidenze – le telenovelas alla sfera privata e gli inni liturgici alle canzonette di Sanremo.
A interpretare questi deliri verbali, fondati sulla contaminazione e alterazione del linguaggio, l’attrice Antonella Morea e ad accompagnarla, una fisarmonica, un violino e un sax.
Dal 7 al 12 febbraio 2017 in scena Cosa vedi, spettacolo scritto e diretto da Mirko Di Martino con Titti Nuzzolese e Pino L’Abbate.
Mirko Di Martino con il suo spettacolo racconta le storie di tre coppie impegnate nella dolorosa ricerca di qualcosa che sempre sfugge, tre diverse relazioni che hanno la stessa consistenza di altrettante illusioni ottiche.
Due attori interpretano i sei personaggi in un gioco di specchi che moltiplica i piani della visione: attori che interpretano personaggi che fingono, che mentono, che ingannano. Realtà e finzione si confondono fino a scambiarsi l'una con l'altra, le certezze svaniscono lasciando il posto all'ambiguità, la cifra che unisce teatro e verità, amore e sogno. E come in tutte le illusioni ottiche, anche nell'amore, quando alla fine si scopre la vera realtà delle cose, la visione non cambia: l'inganno vince.
Dal 21 al 26 febbraio, su produzione del Teatro Stabile di Napoli, in prima italiana, va in scena Liquido,testo del 2009 di Marcello Cotugno, che firma anche la regia, con protagonisti Valentina Acca e Salvatore Cantalupo.
Marcello Cotugno firma la regia del suo testo intitolato Liquido, nato da una riflessione sul disgregamento del concetto di famiglia e sui possibili mutamenti delle relazioni affettive e degli equilibri generazionali in un futuro prossimo.
Il protagonista, Guido, si ritrova pensionato, con una moglie distante e due figlie ostinatamente estranee: in seguito all’improvvisa morte della moglie, preda di un crescente senso di inutilità e vittima del sottile disprezzo delle ragazze, decide di sparire. Va in Oriente per sottoporsi a una terapia sperimentale che promette di sciogliere i nodi e i dolori di un’intera esistenza.
Tra ciarlataneria e cyber cultura, il Dottor Hao, guru e terapeuta giapponese, immerge i pazienti in una sorta di liquido amniotico per riportarli al grado zero della propria coscienza, intatti dalle ferite della vita.
Dopo un anno di terapia, Guido torna a casa. Forse è davvero guarito, forse il suo viaggio ha avuto la funzione di un potente placebo sciogliendo le tensioni d’una vita, certamente appare un altro uomo, deciso fino alla spietatezza, anaffettivo, animato da un’energia incontenibile.
Dal 14 al 19 marzo altro debutto nazionale, ancora su produzione dello Stabile, lo spettacolo Giuseppe Z., scritto e diretto e interpretato da Peppino Mazzotta, insieme in scena Marco Di Prima, Salvatore D’Onofrio, Giulia Pica.
Peppino Mazzotta firma la regia del suo Giuseppe Z. definendo il protagonista un uomo semplice, tutto istinto e naturalezza. Uno di quei “poveri molti, infelici e stolti, di padri infelici e stolti, che non vuole lasciarsi dominare perché sa che la servitù non è necessità né fatalità né virtù. Uno di quegli incredibili, inconcepibili, inammissibili matti che non si possono rieducare né paternamente legittimare.
Un idiotache assomma in sé un misto di intuizione, simpatia e bontà. Un umile che non conosce la resa, l’educazione o l’obbedienza. Un invisibile che si intromette di prepotenza nella storia rischiando di cambiarne il corso.
Dal 28 marzo al 2 aprile fa tappa al Ridotto Tomcat, testo inedito in Italia dello scrittore inglese James Rushbrooke, scritto nel 2015, messo in scena da Rosario Sparno, con Francesca De Nicolais, Luca Iervolino, Elisabetta Pogliani. La produzione è del Teatro Stabile di Napoli.
In un futuro prossimo – spiega Sparno in una sua nota - il mondo è migliore di adesso. Malattie e disfunzioni sono state debellate. Ma qualcosa, qualcuno, ancora sfugge. Nel DNA dell'adolescente Jesse c'è un pericolo. Qualcosa che va studiato e curato. A qualunque costo. Per il bene di tutti.
Il titolo fa riferimento allo stato d'animo della protagonista che sente di essere - e di fatto è - un animale domestico, una cavia, sia per i medici, che la studiano, che per Tom, il suo infermiere. Jesse è l'innocente, nella quale sembra di scorgere una moderna Ifigenia, vittima sacrificale per il bene della collettività.
Il testo esplora i labili confini etici della ricerca scientifica, ponendo nello spettatore inquietanti quesiti anche sull'aborto e la sanità mentale. Fin dove è lecito spingere la ricerca?
Dal 18 al 23 aprile andrà in scena All in - Il gioco può causare solitudine, testo di Roberto Nugnes interpretato da Gennaro Di Colandrea e Geremia Longobardi su regia di Giuseppe Miale Di Mauro.
"All in – spiega il regista in una sua nota - per i giocatori di poker significa giocarsi tutto, con la concreta possibilità di non poter tornare mai più indietro. E lo spettacolo è proprio la tragicomica storia di due amici, Ernesto e Ruggero, che vivono in maniera totale, ossessiva e conflittuale la loro solitudine e che non possono più tornare indietro: si attraggono e si respingono, litigano e fanno pace, come rinchiusi nella gabbia della loro vita. L'ottimismo osceno del giocatore contro il pragmatismo realistico e prudente dell'amico di sempre. Fino all'ultima scommessa. Fino all'ultimo confronto, fino al punto del non ritorno. Della loro amicizia e forse… della loro vita.
Ultimo spettacolo del cartellone in scena dal 2 al 7 maggio è Eva di Januaria Piromallo interpretato da Teresa Saponangelo su regia di Alessandra Felli, in prima italiana su produzione del Teatro Stabile di Napoli.
Alessandra Felli firma la regia di Evariduzione teatrale del romanzo di Januaria Piromallo, Il sacrificio di Éva Izsák, ricostruzione della vicenda della giovane ebrea ungherese, morta suicida nell’estate del 1944 nella grande foresta di Debrecen.
Eva è una giovane militante del movimento sionista Hashomer Hatzair (la Giovane Guardia) e proprio nella piccola cellula di resistenti di Nagyvárad, incontrerà la futura stella dell’epistemologia moderna, Imre Lakatos, che oltre ad accoglierla e proteggerla, decreterà anche la necessità del suo suicidio.
Il sacrificio di Éva Izsák racconta innanzitutto una storia che ha tutto il sapore del disincanto” spiega la Felli. “Le grandi narrazioni cui la cultura moderna ha dato i natali per legittimare il proprio ordine, senso e realtà, quali illuminismo, idealismo e marxismo, sono giunte a compimento. Nella vicenda di Eva deflagrano i principi di moralità e giustizia, quei presupposti che sono fondamento e garanzia di ogni patto sociale che si stabilisce tra gli individui appartenenti a una stessa comunità. Il racconto delle peripezie di Eva, che segue passo dopo passo le tracce di una storia esemplare, tipica di una dottrina che ha reinterpretato il marxismo, è ricolmo di personaggi che hanno completamente perso il proprio senso etico. Se una comunità perde il senso dell’etica perde irrimediabilmente con esso anche il senso del tragico. Questo è il testamento che il pubblico è chiamato a custodire, diventando l’ultimo depositario di una staffetta di testimonianze che hanno attraversato la Storia”.
Maggiori informazioni su tel. 081.5524214 | www. teatrostabilenapoli.it

Tonia Barone

 

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