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Le Sonate per violino e pianoforte del Mozart che si emancipa Stampa E-mail
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Scritto da Katia Cherubini   
Mercoledì 26 Ottobre 2016 08:44

 

Secondo ed entusiasmante appuntamento, nella Stagione 2016-17 della Fondazione Pietà de' Turchini, del ciclo dell'esecuzione integrale delle sonate per violino e pianoforte di Mozart, lunedì 24 ottobre nella splendida veranda Neoclassica di Villa Pignatelli a Napoli. Protagoniste della serata le sonate K376 n. 24, la K377 n. 25, la K380 n.28 e la K454 n. 40.
Ad eseguirle Francesco Manara, primo violino dell'Orchestra del Teatro alla Scala, e Dario Candela al pianoforte.
L' introduzione è stata a cura del critico musicale Sandro Cappelletto che ha parlato di Mozart con ironia e citazioni, strappando anche dei lievi sorrisi all'attento e folto pubblico, evidenziando quanto nella produzione musicale mozartiana le Sonate per violino e pianoforte rappresentino un corpus di rilievo.
Mozart si dedicò a questo organico in diversi momenti della sua vita, dall'adolescenza fino alle sei sonate di Mannheim del 1778 e concludendo con quelle della fine degli anni '80.
Le sonate di Wolfgang Amadeus Mozart costituiscono, nel ciclo di esecuzione integrale della produzione del maestro salisburghese, il miglior modo per seguire la sua evoluzione stilistica in questo genere. La biografia di Mozart è lo specchio di tutti i tentativi di Wolfgang per arrivare ad un modus vivendi con il padre e maestro che voleva controllare ogni suo gesto e ogni sua scelta.
Un'atmosfera soffocante per il musicista che, rispondendo nel febbraio del 1778 ai rimproveri del padre, gli scrisse: " I giorni in cui stando in piedi su una sedia io solevo cantare in tuo onore e concludere il mio canto baciandoti sulla punta del naso sono finiti per sempre.
Ma forse che io ti onoro, ti amo e ti obbedisco meno di allora per questo? Non direi". Nel 1780 Mozart fece in modo di lasciare Salisburgo, si recò prima a Monaco e poi a Vienna con lo scopo preciso di sfuggire al padre che interpretò quella partenza come un abbandono, incastrando Wolfgang in un complicato ordito di sensi di colpa che non limitarono, però, la sua produzione. In tante lettere egli raccontava la decisione di andare a guadagnarsi la vita da 'libero professionista' della musica a Vienna, licenziandosi dalla corte dell'arcivescovo di Salisburgo, che gli pagava lo stipendio, come faceva – da quarant'anni! – con il padre. E poi ancora la determinazione di sposarsi con Constance , contro la volontà di Leopold, che invierà la propria benedizione alla coppia solo a nozze avvenute. E il racconto dei primi successi viennesi, dell'intrecciarsi delle relazioni sociali, l'elenco dettagliato dei sottoscrittori delle sue Accademie, i giudizi sui colleghi compositori, i cantanti, i musicisti, gli attori di teatro, i nobili, la corte, gli amici massoni.
Figlie di quegli anni, le sonate proposte da Candela e Manara: ricche di nuove idee musicali abilmente combinate tra violino e pianoforte, presentano un suono chiaro, profondo e talvolta misterioso nella sua espressività e un fraseggio vario ed eloquente. Non bisogna dimenticare che Mozart si muove al di fuori delle regole che volevano il primo strumento, il violino, trattato come accompagnatore obbligato e con scarsi contenuti tecnici.
Tra l'altro, il compositore era anche un virtuoso di ambedue gli strumenti e gli era quindi congeniale strumentare in modo appropriato le due parti senza rinunciare ai contenuti espressivi.
E tutto risulta estremamente calibrato in un vero e proprio stile concertante ma con un effetto spontaneo, soprattutto nei cantabili dei tempi lenti centrali in cui risiede il valore espressivo di queste pagine più mature, generate con un estremo equilibrio tra i due strumenti che si esprimono in una tessitura organica, integrandosi in maniera preziosa e limpidamente dialogica: "...forse Mozart non ha scritto elegie più profonde e sentite." (Abert).
Così anche nel bis proposto, l'Andante della sonata in si bemolle maggiore KV 378, presentato con studiatissima leggerezza e un' impeccabile agogica, da cui è venuta fuori un'indubbia gioia di fare musica e di farla al meglio, dimostrando una rara consapevolezza interpretativa con esiti di altissimo livello.
Il magnifico duo è riuscito, infatti, ad esprimere "a grandi suoni" la solarità, l'allegria e la bellezza dell'arte mozartiana. Mozart è di gran lunga la personalità più straripante della nostra musica e, come tutti i grandi , si fa apprezzare a tutti i livelli ( scrive lui stesso in una famosa lettera al padre che il semplice appassionato può trarre grande piacere dalla sua musica, mentre l'intenditore ne capirà i segreti.)

La sonata in si bemolle maggiore K. 454 si discosta ancor di più rispetto alle prime tre proposte in programma. Scritta per Regina Strinasacchi di Mantova («ottima violinista, suona con molto gusto e sentimento» così disse il compositore in una lettera al padre del 24 aprile 1784), pare che che la parte del violino fosse pronta solo poche ore prima del concerto e che Mozart si sedesse al pianoforte con un manoscritto non ancora completato! Fra le sonate per violino e pianoforte della maturità, questa si distingue per il suo taglio virtuosistico nonostante l'introduzione lenta, abbastanza rara nelle Sonate mozartiane. Quasi un' anticipazione del soggettivismo romantico, come ha sottolineato più volte Cappelletto.
E, fin dal Largo introduttivo, l'equilibrio del duo trova una sua ragione in ogni frase esposta da uno strumento e ripresa dall'altro, ma non come semplice replica, bensì "imbellettando" gli interventi del pianoforte, che assume una diversa tinta rispetto alla cantabilità lineare del violino.
Ma ancora una volta è l'Andante che, presentando i passi modulanti con grande emotività, sembra rivelare l'instabilità e l'irrazionalità delle passioni. Ed ecco che sorge spontanea la domanda: "Mozart è romantico?" In un famoso e autorevole scritto, Edward E. Lowinsky discusse un aspetto sorprendente del classicismo di Mozart, rivelando che buona parte della sua musica più grande è costruita su un "disordine apparente" che spinge continuamente la musica "a tornare alla regolarità simmetrica".
Ma la "chiarezza e la lucidità classica non sono altro che un aspetto del genio di Mozart".
Le idee di Lowinsky possono essere tranquillamente impiegate per sostenere la tesi di un'inclinazione dell'ultimo Mozart verso il romanticismo, sebbene Lowinsky ritenga che "il desiderio di lucidità" quasi nietzschiano, e la "forza interiore", operante nell'animo di Mozart, ricostituiscano immediatamente gli equilibri turbati. Anche Hoffmann proclamerà Mozart romantico volendo dire che nella sua musica ci sentiva l'uomo con tutte le sue gradazioni degli stati d'animo: non un solo affetto, una sola corda ma un fascio simultaneo e cangiante.

I prossimi appuntamenti : il 12 dicembre 2016 Palazzo Serra di Cassano ore 20.30 con Heloise Geoghegan al violino ( presentazione di Riccardo Scognamiglio) e il 23 gennaio 2017 , sempre a Palazzo Serra di Cassano alle ore 20.30, con il violinista Alberto Maria Ruta (presentazione di Stefano Valanzuolo). Al pianoforte Dario Candela.

 

Katia Cherubini

 

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