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L'amore che vuole pensiero: Le cose sono cambiate Stampa E-mail
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Scritto da Andrea Bocchetti   
Lunedì 31 Ottobre 2016 17:37

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Uno spettacolo brioso e godibile quello messo in scena da Cetty Sommella e visto sabato 29 ottobre, Le cose sono cambiate, spettacolo che apre la stagione del Piccolo Bellini che offre un programma vario e diversificato, non privo del coraggio di uscire fuori le righe pur di restituire al pubblico una trama ricca di appuntamenti mai ripetitivi.
Il titolo inaugurale al Piccolo Bellini di Napoli è di Cetty Sommella, con Biagio Musella, Marco Montecatino, Federica Sammarco, Cetty Sommella, Sabrina Fusco, Serena Ferraiuolo, allestimento scenico di Nando Paone e Cetty Sommella, produzione Associazione Culturale Teatrale I Dieci Mondi
Ne è un esempio Le cose sono cambiate, spettacolo che parte dal tema classico, quello dell'abbandono amoroso e dell'inevitabile lutto da elaborare.
Tutto è complicato da un'attesa che viene "promessa" da colei che è scomparsa improvvisamente e che impedisce all'innamorato di vivere la separazione.
I protagonisti sono due amici, un floricultore (Francesco, l'innamorato) e il suo amico del cuore (Fabio) che tenta con l'astuzia di traghettare l'abbandonato al di fuori del tipico circolo ripetitivo di parole e azioni dell'amor perduto, cercando di instillargli il modello opposto (ma è davvero opposto?) del sesso a buon mercato (che lui pratica sovente nonostante sia sposato), facendogli vivere un incontro non veramente voluto con una prostituta. Il ritorno improvviso della fidanzata scomparsa scuote l'abbandonato quando scopre che il motivo della sua "fuga" è un suo delirio folle (Fiorella) che le ha cambiato le cose.
Il tutto è portato verso una leggerezza, debitrice dell'avanspettacolo, che lascia poco spazio alla riflessione. I personaggi, mossi da intenti personalistici, si muovono nello spirito di un'etica senza riferimenti, riempita di orpelli di luoghi comuni (la portiera lesbica che rivendica regressivamente la propria posizione mascolina, la prostituta stupida che assume la stupidità pur di ricavarne compenso, l'amico che concepisce il sesso come unico rimedio all'amor perduto) che compongono una superficie senza strati. C'è molto da divertirsi ma poco da capire; e non bastano le citazioni di frasi comiche colte, per dare profondità.
La recitazione, utilizzando dispositivi molto in uso nelle trame feuilleton, si fa forte di una raffica di battute, spesso "classicamente" accelerate per intensificarne la vis comica, di efficaci duetti tra i due protagonisti, di equivoci e calembours, che tuttavia non suggeriscono nulla se non la comoda risata.

I tempi non sono sempre indovinati e l'espressività rimane modesta. Ma, a quanto pare, stando alle copiose risate con cui il pubblico le ha accompagnate, funziona. Il registro resta basso, troppo basso per "il teatro", ma risulta efficace e, ammiccando alla "bocca buona", la accontenta. Sarebbe fuori luogo, oltre che ingenuo ed eccessivamente generoso, vederci altro: è uno spettacolo che vuole divertire e non ha altre pretese; per questo, probabilmente, gli riesce così bene. Certo, per quanto ci riguarda, la comicità sta in tutt'altro luogo; ma con ciò non si intende censurare un'ora e mezza di brioso nulla, quando questo può far contenti in tanti.
La scenografia è di dubbio gusto, ma non si può immaginare in uno spettacolo del genere che essa intenda essere rilevante. Inesistenti le luci, se non per un faro smarmellato su tutta la scena senza soluzione di continuità. Stesso discorso per la musica, che compare a tratti con brani campionati.
In conclusione, è uno spettacolo che fa contento il pubblico, che "alleggerisce" una serata che "non vuole pensiero", come si dice a Napoli. Peccato che il detto sia riferito all'amore, che qui vorrebbe avere piena cittadinanza.

Andrea Bocchetti

 

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