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Carlo III di Borbone: l'epistolario e la Musica Stampa E-mail
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Scritto da Katia Cherubini   
Venerdì 04 Novembre 2016 19:21

 

Trecento anni fa nasceva Carlo di Borbone, che sarebbe diventato il primo re di Napoli dopo un lungo periodo di dominazione prima spagnola e poi, più brevemente, austriaca. Con lui non si inaugurò solo un nuovo Regno, bensì un periodo di grande interesse culturale durante il quale la città di Napoli divenne uno dei centri promotori della cultura illuminista europea.
E proprio in questi giorni a lui sono stati dedicati un congresso accademico e vari eventi musicali, fra cui l’esibizione di giovedì 3 novembre 2016, curata dalla fondazione Pietà de’ Turchini e allestita nel vestibolo superiore della Reggia di Caserta, dal titolo “Note regali: la musica secondo l’epistolario di Carlo di Borbone”, un progetto speciale ideato per le Celebrazioni per il sovrano: quattro Università insieme per ripercorrere i tratti di una figura storica centrale per la vita dell’Italia e del Mezzogiorno, in una convenzione che ha visto protagonista la SUN, l’Orientale, l’ Università “Federico II” e l’ Università di Salerno cui, in un’ ottica di ampliamento istituzionale, si sono poi aggregate la Reggia di Caserta, l’Università di Madrid “Carlos III”e l’Archivio di Stato di Napoli, la Biblioteca Nazionale di Napoli, il Museo Archeologico Nazionale, il Teatro San Carlo, Palazzo Zevallos-Intesa San Paolo, l’Istituto di Studi delle Società del Mediterraneo del CNR, la Fondazione“Pietà dei Turchini, la Società Napoletana di Storia Patria, l’Instituto di cultura “Miguel Cervantes”di Napoli.
Il programma, eseguito dal controtenore Carlo Vistoli, specialista internazionale del repertorio Barocco, accompagnato al clavicembalo da Stefano Demicheli, ha offerto, oltre a musiche di Domenico Scarlatti e di Antonio Vivaldi, che racchiudono nei loro suoni tutto l'esprit del Settecento, in una sorta di perfetto equilibrio geometrico, una serie di brani che, a suo tempo, furono ascoltati dallo stesso sovrano, in una panoramica sul teatro del Settecento napoletano, sui gusti e sulla politica culturale di colui che munì la città di Napoli del Teatro di San Carlo, edificazione non priva di significati strategici e propagandistici in un disegno ardito e moderno, da lui stesso descritto, in una lettera ai genitori, con toni entusiastici e di cui vagliava con attenzione la programmazione, insieme alla consorte Maria Amalia.

Il concerto è stato introdotto dal musicologo Paologiovanni Maione che ha effettuato una ricerca approfondita nell’ epistolario del re, da cui ha tratto numerosi riferimenti ad opere e musicisti che Carlo amava ascoltare o riproporre a teatro. Si è spaziato dal “Temistocle”” di Giovanni Alberto Ristori, la“”Didone abbandonata”” di Domenico Sarro, fino al “Catone in Utica” di Vinci e la “Clemenza di Tito”” di Johann Adolfe Hasse (su cui sua maestà espresse un giudizio particolarmente negativo, quando assistette alla messa in scena per festeggiare il suo onomastico, il 4 novembre 1738, soprannominandola L’Inclemenza di Tito!).
Tutte opere realizzate su libretti di Pietro Metastasio (Roma, 3 gennaio 1698 – Vienna, 12 aprile 1782). Personalità complessa e affascinante, incarnazione del letterato del tempo nuovo ma legato ancora ai valori del passato che, con un linguaggio semplice e rispondente alla sensibilità e alle aspettative del suo secolo, cantava le gesta, le passioni, l’intimo contrasto tra gli affetti e la ragione di personaggi antichi, tratti dalla storia, dalle leggende e dalla mitologia greco-romana. Nelle sue opere si rispecchiavano le caratteristiche tipiche della società arcadico-tradizionalista del primo Settecento, immersa in un mondo rarefatto, sospeso tra la dorata vita delle corti e le artificiose pastorellerie d’Arcadia, nel quale i protagonisti tentano a tutti i costi di raggiungere l’ideale di bello e di perfezione.
Convinto assertore che l’opera poetica dovesse servire in primo luogo come lustro e ornamento della monarchia assoluta, sublimazione dell’ordine e della sicurezza, egli realizzava versi semplici ed eleganti nei quali venivano rappresentati sentimenti autentici nei quali uomini e donne di ogni condizione sociale potessero riconoscersi e sfogare liberamente i sentimenti più tenui del cuore, come appunto fa Enea, nella Didone abbandonata, con i suoi dubbi, la fatica di svolgere un ruolo, le angosce di dover fare terra bruciata per assolvere un voto.
Abilità vocali e virtuosismi anche strumentali hanno caratterizzato l’esecuzione del duo, cui il repertorio, molto stimolante e vario, ha consentito di mostrare una notevole perizia tecnica ed una spiccata sensibilità attoriale: il controtenore Vistoli ha presentato un buon colore della voce, una pienezza e volume nel suono e una dizione chiara e precisa, mai travalicate dall’evidente calore espressivo; nel contempo,la precisione e lo scrupolo musicale hanno caratterizzato tutte le esecuzioni del clavicembalista Stefano Demicheli con passaggi realizzati in maniera veramente efficace.
Allo stesso modo nel bis offerto al caloroso, anche se non particolarmente folto, pubblico, costituito dall’anticipo di un disco registrato in anteprima mondiale con l’Ensemble Talenti Vulcanici, diretto dallo stesso Demicheli, dal titolo “Se penso a Statira”, aria tratta dall’ Arsace di Domenico Sarro.
Carlo di Borbone è stato sovrano di due regni europei, quello di Napoli e quello di Spagna che estese il’suo influsso alle colonie americane ed è stata una figura che Maione ha così presentato nella conclusione delle note di sala :
«A noi non resta che restituire un’immagine che salvaguardi un monarca – forse non baciato particolarmente dalle muse ma addentro ai "linguaggi" che rappresentano e comunque assai attento alla loro valorizzazione con acume e consapevolezza –, e la sua corte, in un’attività necessarissima per i Principi in cui ravvisavano “l’onesto divertimento e l’allegria de popoli
”».
Senza dubbio, non bisogna mai perdere di vista l’obiettivo di ricordare e trasmettere la memoria di quel tempo che vide il Mezzogiorno d’Italia protagonista di una grande stagione illuministica che, se pur se breve, ma molto efficace, ha realizzato testimonianze monumentali e artistiche che abbelliscono, ancora oggi, una terra che, solo ricordando il suo passato, che ha visto protagonista un sovrano di padre francese e madre italiana, potrà dar vita ad un presente pieno di forza, alimentato dal respiro della sua storia plurimillenaria.

 

Katia Cherubini

 

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