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Numero Primo di Marco Paolini futuro prossimo e antichissimo Stampa E-mail
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Scritto da Tonia Barone   
Domenica 13 Novembre 2016 21:50

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Il teatro di narrazione può lasciare il desiderio di raccontarlo per molti giorni dopo che si è assistito allo spettacolo, sia per descrivere la trama sia per discutere dei temi affrontati.
Una narrazione/riflessione è Numero Primo, Studio per un nuovo album lo spettacolo proposto da Marco Paolini, andato in scena al Teatro Nuovo di Napoli dal 9 al 13 novembre 2016.
Lo spettacolo è una lunga narrazione/interlocuzione sull'invasione/dominio/rapporto con le nuove tecnologie e le intelligenze artificiali, con le mode e il loro tempo effimero.
Punto di partenza è la relazione di oggi di tutti con le intelligenze artificiali e il nostro rapporto con l'evoluzione tecnologica.

Marco Paolini e Gianfranco Bettin, coautori di questo lavoro, sono partiti da alcune domande:
"Qual è il rapporto di ciascuno di noi con l'evoluzione delle tecnologie?
Quanto tempo della nostra vita esse occupano?
Quanto ci interessa sapere di loro?
Quali domande ci poniamo e quali invece no a proposito del ritmo di adeguamento che ci impongono per stare al loro passo?
Quanto sottile è il confine tra intelligenza biologica e intelligenza artificiale?
Se c'è una direzione c'è anche una destinazione di tutto questo movimento?"

Accanto la riflessione sulla parola chiave Antropocene coniata recentemente per descrivere l'era in cui l'azione prevalente del fattore umano è la causa di trasformazione del pianeta.
Una riflessione sul presente e soprattutto sul futuro prossimo reale o ipotizzabile è il focus dei prossimi spettacoli di Marco Paolini.
Nelle note di regia Marco Paolini ha affermato:
«Ho un'età in cui non sento il bisogno di guardare indietro, di ricostruire, preferisco sforzarmi di immaginare il futuro, così farò un Album con nuovi personaggi. Parlerò della mia generazione alle prese con una pervasiva rivoluzione tecnologica. Parlerò dell'attrazione e della diffidenza verso di essa, del riaffiorare del lavoro manuale come resistenza al digitale. Parlerò di biologia e altri linguaggi, ma lo farò seguendo il filo di una storia più lunga che forse racconterò a puntate come ho fatto con i primi Album».

Il suo spettacolo non si propone come oggetto definito ma aperto, in quanto la narrazione avviene da un solo punto di vista, da parte di uno solo dei personaggi del racconto. Numero Primo poiché è proiettato in un futuribile mondo deve ipotizzare narrazioni sviluppate da altri punti di vista.
La parola è densa di citazioni riportate direttamente o evocate, immagini letterarie e cinematografiche che supportano l'immaginario collettivo. Uno spettacolo dove la parola è simbolo e allegoria, creazione di scenari futuri ma già ipotizzati.
Nel titolo è racchiuso sia il nome di uno dei protagonisti che la simbologia ad esso legato: Numero Primo.
Tutta la storia ruota intorno ad un bambino Numero Primo, il suo soprannome, figlio adottivo di Ettore, e della madre non si conosce nulla.

Ettore è un famoso fotografo e non ha mai incontrato la donna nella realtà solo in una chat costruendo con lei una lunga relazione a distanza. Non la incontra neanche nel momento dell'affido del bambino, avvenuto in circostanze drammatiche per la morte della donna.
Il primo incontro padre/figlio è l'incontro con l'altro da sé, con il diverso, un interminabile tempo fatto di sguardi incrociati.
Numero Primo è un minuscolo essere umano che ha bisogno di cure e assistenza. Quali saranno le sue esigenze e cosa proporgli sono le domande di Ettore. Numero Primo è affascinato dal passato e al tempo stesso dai luoghi comuni della città, si ferma incantato a guardare le luci di Marghera trasformata in una fabbrica della neve piuttosto che ammirare le meraviglie di Venezia. Forse Numero Primo non è così fragile come appare, è molto più forte e capace di trovare soluzioni trasversali ai problemi che affronta. Ettore sceglie di trasferirsi nella città frontaliera per eccellenza Trieste, sede di un centro internazionale di ricerca in matematica e geologia, dove educare Numero Primo che frequenterà una scuola titolata a Giosuè Carducci ma trasformata in Steve Jobs.
Il bambino è diverso, è il primo trasformato, Ettore sa che deve proteggerlo non sa da chi e il perché, ma come padre prova la sensazione di doverlo proteggere; è la sua creatura.
Quando in una immagine che ricorda Il Pifferaio Magico Numero Primo è ridotto in fin di vita e trasportato in ospedale Ettore scopre che la madre non è morta e forse lui non è altro che parte di un grande esperimento o scelto come novello Giuseppe per prendersi cura della creatura.

È un racconto corale che vede protagonista l'umanità altra, quella che incrociamo e non conosciamo, lo straniero incomprensibile del quotidiano, invasa dal flusso di informazioni virtuali, dalla dematerializzazione dei rapporti reali, dal bisogno di essere connessi con il Mondo ma non saperlo incontrare nella quotidianità della vita reale.
Una luce azzurra che illumina un volto nel buio della platea ricorda che stiamo cambiando per cosa e in cosa?

Tonia Barone


 

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