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Macbeth tra Shakespeare e Freud Stampa E-mail
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Scritto da Redazione   
Venerdì 04 Novembre 2016 11:12

 

 

Il Teatro Stabile Nazionale ha inaugurato la stagione del suo palco principale, il Mercadante, con un classico shakespeariano, Macbeth, che idealmente si pone in continuità con Antonio e Cleopatra, salutato con successo nella passata programmazione.
La produzione è del Teatro Stabile di Napoli, Teatro Stabile di Catania in collaborazione con Fondazione Campania dei Festival – Napoli Teatro Festival Italia.
«Due spettacoli che si sono fortemente connotati nel senso della sperimentazione e della contaminazione tra linguaggi. Anche in questo caso il teatro si mescola con le installazioni video in modo ancora più complesso e variegato rispetto ai lavori precedenti» afferma il regista Luca De Fusco.
Ma il percorso evolutivo delle messe in scena di De Fusco fa tesoro anche di quella totalizzazione delle arti attuata in Orestea, e in Macbeth ritroviamo i due compagni di viaggio prediletti dal regista napoletano, ovvero gli artisti israeliani Ran Bagno e Noa Wertheim, cui sono state affidate la musica e la coreografia.
Il Macbeth, che ha nel ruolo del titolo un Luca Lazzareschi in grande condizione e Gaia Aprea convincente nel dare anima ad una Lady Macbeth più alter ego femminile e ambizioso del consorte che femmina dominante.
De Fusco fa propria l'interpretazione analitica di Freud che dei coniugi sanguinari fa un mito unitario dalla duplice connotazione sessuale e, perciò, completo in sé e concorde nella vocazione al male fuori di sé.
Il sonnambulismo viene raffigurato come quel grido della coscienza che, rompendo la costruzione unipsichica dei due complici, ne sancisce inesorabilmente la distruzione e la morte.

L'uso della multimedialità di Luca De Fusco è maturato e ora rifugge abusi da entusiasmo per il nuovo giocattolo e la creatività prevale sullo sfoggio tecnico nelle installazioni video di Alessandro Papa.

La compagnia di attori si avvantaggia di uno spirito di gruppo consolidatosi nel corso delle precedenti produzioni defuschiane si direbbe essere duttile alle indicazioni registiche; i tempi, sono lenti e forse persino troppo compassati, ma nell'immaginario collettivo consolidato, che contraddice totalmente la realtà neurologica, la visione onirica è lenta, il suono riverberante, le luci contrastanti tra il chiarore abbagliante e un buio espressione di horror vacui: questo è stato restituito dal disegno scenico-registico e che le streghe siano avvenenti ragazze, danzatrici della compagnia Körper Chiara Barassi, Sibilla Celesia, Sara Lupoli, dalle forme splendidamente tornite risponde non solo e non tanto a titillare le esigenze voyeristiche dello spettatore, quanto ad occupare quello spazio di eros inespresso in Macbeth nella vita reale.
Contaminazione partenopea non sanzionabile nella voce fuori campo di Angela Pagano, simbolici e non sperimentali in eccesso e gradevoli sono i costumi di Zaira de Vicentiis; studiato e calibratissimo il lighting di Gigi Saccomandi sulle stranianti e mobili scene di Marta Crisolini Malatesta.
Degno di nota Giacinto Palamarini in Malcom e Federica Sandrini in Lady MacDuff; Paolo Serra, Claudio Di Palma, Fabio Cocifoglia, Paolo Serra, Paolo Cresta, Enzo Turrin, Francesc Nicolais, Alfonso Postiglione, Alessandra Pacifico Griffini, Luca Iervolino e Gianluca Musiu hanno competato il cast, numeroso nonostante molti attori interpretassero più ruoli.
Le musiche registrate sono bene eseguite da Karni Postel (violoncello), Glia Hai (viola) e dal Nona choir diretto da Zvika Vogel.


 

 

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