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"Birre e Rivelazioni" di Tony Laudadio, per Salerno un ritorno Stampa E-mail
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Scritto da Marisa Paladino   
Domenica 20 Novembre 2016 21:39

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Lo spettacolo è una sorta di messa a punto esistenziale, in cui si mescolano il bisogno umano di ritrovarsi e riconoscersi, fosse anche in una dolorosa verità, ma anche il confronto, a volte scontro, con i propri e gli altrui pregiudizi.
Siamo all'interno di una birreria, due adulti si incontrano più volte, un padre e un insegnante, bevono birra e intanto parlano di Francesco. Il ragazzo, figlio di Sergio (Andrea Renzi) e alunno di Marco (Tony Laudadio) non è mai in scena, eppure è il perno inconsapevole di un'occasione che metterà a nudo le più intime identità dei protagonisti. Tutto accade tra una birra e l'altra, sono otto birre per otto quadri scenici che scandiscono un lento strip-tease emotivo, l'azione gestuale e narrativa, nella complicità del bere, prepara l'impatto finale di nudità psicologiche, vulnerabili ma finalmente vere. Di Francesco, diciottenne prossimo alla maturità, il padre crede di sapere tutto ma, come spesso accade, le inquietudini giovanili cercano altri spazi di confidenza.


E' successo tra il professore e l'allievo, si sono incontrati fuori dalle aule scolastiche con la scusa di commentare dei versi di Foscolo, ma il motore è un altro, la ricerca di un rapporto più intimo, personale e diretto, capace di chiarire e di soddisfare.
E' il  turbamento della ricerca di identità, sono pulsioni più fisiche e meno intellettuali, ma tutto questo da parte di chi? Chi veramente cerca? Legittime domande quando il professore rivela al padre l'omosessualità latente del figlio, la reazione è quella di un uomo concreto e ancorato al pregiudizio, che non accetta la 'diversità' sessuale in genere, ancora meno quella possibile, e non certa, del figlio. Il professore confessa che c'è stato un bacio, per sperimentare la confusa sessualità del ragazzo oppure per rispondere a un desiderio adulto di materializzare in questo corpo giovane carnalità e amore?
Le rivelazioni scuotono profondamente Sergio, pronto a tutto pur di guarire il figlio da questa inaccettabile 'malattia', finanche a sottomettersi al ricatto del professore, tutto per  salvare il figlio dalla minaccia di una relazione fisica con l'insegnante.
E' un crescendo di umiliazioni per il padre, ma sarà proprio Marco ad evitargli il degrado di un rapporto omosessuale scambiato con l'ipotetica 'salvezza' del figlio. Il professore diserta, infatti,  l'appuntamento e di fronte all'ultima birra, smessa la maschera di ostentata sicurezza, si lascia andare ad uno sfogo sincero, raccontando la profonda solitudine della sua vita, scandita da relazioni precarie e soltanto carnali. E' uno spaccato di sofferenza  che offre  al giudizio sommario dei benpensanti. 
Tony Laudadio è autore, regista e interprete di 'Birre e rivelazioni, atto unico in otto birre'  spettacolo che ritorna a Salerno, in scena alla Sala Pasolini il 19 novembre 2016 alle ore 19,00, replica domenica 20 alle ore 18,00.
Un testo dalla scrittura essenziale, il linguaggio è spesso infarcito di stereotipi, voluta messa a fuoco di luoghi comuni ed espressioni abusate, come veramente accade quando si affronta il tema dell'omosessualità o, semplicemente, se ne parla.
Sergio non sfugge a questo. L'approccio è in bilico tra scabrosità e facile ironia. A questo padre Andrea Renzi ha impresso  energia, il personaggio è sfaccettato, istintivo e viscerale, e l'attore gli ha accordato le giuste intonazioni, la mimica facciale e gestuale sempre diversa, come questo gioco senza rete di protezione chiedeva, con in campo i più disparati sentimenti. La resa è stata brillante e sempre più convincente con l'incalzare dell'intreccio.
Tony Laudadio ha interpretato con bravura e appropriatezza un personaggio sicuro di sé, manipolatorio, regista di situazioni che altri subiscono, una maschera facciale di presunzione e sorrisetti sarcastici, come quella di chi ha (o crede di avere) in pugno la situazione. Nel finale il volto si fa più plastico, meno irrigidito, le intonazioni più accorate, come succede quando i sentimenti e le emozioni fluiscono liberamente. "E' una riflessione seria o è solo un delirio etilico? Come al solito - sono parole dell'autore - con quello che amo scrivere, lo spettacolo deve stare sul confine, oltrepassarlo ora da un lato ora dall'altro" perché proprio "su quel confine si gioca, spesso, tutta la partita delle vite umane e dei loro paradossi".
E la partita ha incalzato lo spettatore, in un intreccio capace di mettere a nudo intime verità con toni e mano leggera.
La direzione tecnica di Lello Bacchimanzi, il suono di Daghi Rondanini e le scene e costumi di Barbara Bessi hanno creato un contesto scenico che, oltre ogni scarna apparenza,  ha restituito allo spettatore il significato affettivo delle esperienze.
Tra la voglia di birra, le musiche di Simon & Garfunkel e una chitarra appoggiata in un angolo su una sedia, è stato possibile avvertire forze che misteriosamente legano gli uomini, dando loro il coraggio di sperare.
Una produzione Teatri Uniti che ha riscosso un grande consenso di pubblico, al secondo anno di tournée, la prossima tappa è il Piccolo Teatro, Studio Melato a Milano. Spettacolo da sorseggiare e meditare, certamente da vedere.

 

Marisa Paladino

 

 

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