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Souper (La Cena) Stampa E-mail
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Scritto da Dadadago   
Mercoledì 23 Novembre 2016 14:31

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Bella e amara la commedia portata in scena al Teatro Bellini di Napoli da martedì 22 al 27 novembre 2016, poco conosciuta qui in Italia ma che merita certamente di essere vista e applaudita.
Breve, sarcastica, pungente con finale a sorpresa: parliamo di Souper nella traduzione di Ada Salvatore di Ferenc Molnár, scrittore, drammaturgo e giornalista ungherese di origine ebraica noto più che altro per il libro I ragazzi della via Pál, pubblicato nel 1906.
Sotto il nostro sguardo una sala da pranzo di una ricca casa, (scena di Laura Benzi) una cena che riunisce uno stimato direttore di banca all'apice della propria carriera che festeggia con amici cari il compleanno. Ma i vari coups de scène che si susseguono nella serata, sembrano catapultarci in un oggi, in un sempre, inamovibile presente, in cui un intreccio semplice si amplia con le dinamiche relazionali che si ripropongono immutate nel tempo, analizzate senza alcuna indulgenza. “Souper – come sostiene il regista Fausto Paravidinoè una pièce interessante, minuscola, che sembra sia stata scritta adesso, non nel 1930. Mi piaceva aver a che fare con l’ambizione teatrale che c’è nel testo di vedere un po’ di gente sul palcoscenico e l’umiltà di raccontare una cosa assolutamente non pretenziosa, una storia che fila come una barzelletta”.


Un ritmo vorticoso, sottolineato da musica e didascalie proiettate sulle pareti, che nell'arco di circa un’ora svela con l’irrompere di un avvenimento imprevisto gli interessi, i tradimenti, i ricatti, il gioco degli amanti e i meccanismi della corruzione “legale” degli affari di una classe dominante e vincente, tutta apparenza e ipocrisia che ha come contraltare la muta cameriera zoppicante (Francesca De Benedittis), personaggio umile maltrattato, ma unico a dimostrare la sua genuinità: non a caso in un momento saliente della trama, sarà colei che il padrone di casa riconoscerà estranea alle tresche e partecipe emotivamente al suo dramma, suggellandole le labbra con un bacio di addio.
L’adattamento di Fausto Paravidino che firma la regia, evidenzia in questa cena rivelatrice i tipici rappresentanti di una società in cui non esistono sentimenti autentici ma solo convenienze e rapporti di potere: il direttore, fiore all'occhiello del mondo finanziario (Riccardo Maranzana) che si è fatto da solo, ammirato (invidiato?) e citato ad esempio di grandissima onestà dal Presidente in persona, presentatogli dall’ambigua moglie del consigliere (forse implicata in relazioni proficue con il direttore e o il Presidente, fintamente sospettata dal marito che, casomai le regge il gioco, dato che la posta è alta) interpretata da Lara Komar. Non manca la moglie del direttore (Maria Grazia Plos), che lo sostiene vivendone di riflesso il successo, chiudendo gli occhi, le orecchie, la bocca quando serve, e altri prototipi di varia umanità quali il tronfio consigliere (Adriano Braidotti), la baronessa alticcia e vacua (Ester Galazzi), il vecchio dottore (Francesco Migliaccio), amicone affettato che intrattiene la compagnia con discorsi inutili e scherzi stupidotti e il delatore (Filippo Borghi) mascherato da mellifluo adulatore, il primo voltabandiera, pronto a telare quando la situazione diventa pericolosa per l'entrata in scena della “giustizia”, impersonata dal capitano (Andrea Germani).
Finale amarissimo e consequenziale, quando, dopo l’attimo di verità, creatosi per uno scherzo, in cui tutti si trovano nudi nella loro meschinità nei confronti degli altri, rientrano velocemente nei ruoli soliti di persone “perbene”, ma consapevoli e imbarazzati si rendono conto che si potrà continuare a fingere, salvare le apparenze e la falsità di questi necessari rapporti ma niente potrà più essere come prima. Bravissimi gli attori tutti che tratteggiano i loro personaggi con un uso particolare della voce, calati nei raffinati costumi di Sandra Cardini. Non servono molte parole e due atti per ricordarci, ancora una volta, come l'animo umano riservi ben poca bellezza. Basta la penna mordace di Molnár e questa piccola chicca teatrale prodotta dal Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia. Da vedere.

 Dadadago

 

 

 

 

 

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