Ediz. n.242 - 09.10.16

Partnership

Sostieni
Oltrecultura
e sarai visibile a  1 milione di  contatti !
scrivi a
commerciale


di mary
Via Oslavia , 44 - 00195 Roma
 +39 063208224
lallegrettodischi@yahoo.it


minabottesini@libero.it

+39 3392394093

 

 

 


Luigi Petrosino - Grafico e Pittore

 

Bottega Federiciana delle Arti

 

 

Dove saremo

Area Riservata

L’enigma della femminilità Stampa E-mail
Oltrecultura: Recensioni Prosa © - Oltrecultura: Recensioni Prosa ®
Scritto da Andrea Bocchetti   
Domenica 11 Dicembre 2016 19:50

 alt

 

La locandiera, o l'Arte di Vincere, di Carlo Goldoni, dall'8 al 12 dicembre 2016, Galleria Toledo, Napoli, una produzione Teatro del Loto (Libero Opificio Teatrale Occidentale), di TeatriMolisani Ferrazzano CB, adattamento e regia Stefano Sabelli, con Silvia Gallerano (Mirandolina), Claudio Botosso (Cavaliere di Ripafratta), Giorgio Careccia (Conte di Albafiorita), Andrea Ortis (Marchese di Forlimpopoli), Alessandra Evangelisti (Ortensia), Eva Sabelli (Dejanira), Diego Florio (Fabrizio), Giulio Maroncelli (il Servo), Pierdomenico Simone (il Fisarmonicista muto), scene di Lara Carissimi, decorazioni sceniche di Michelangelo Tomaro, costumi di Martina Eschini, disegno luci di Daniele Passeri, aiuto regia di Giulio Maroncelli, foto di scena di Mauro Presutti.
L'interpretazione del testo goldoniano di Stefano Sabelli sembra essere andato in porto.
Il suo adattamento, forte di un'articolata e sofisticata soluzione scenografica, ripropone in modo egregio i punti chiave della pièce classica del drammaturgo veneziano.
Data la grande notorietà della trama, ci asteniamo dal riportarne le linee sintetiche.
Basta sottolineare come l'anti-vortice, perché centripeto, in cui tutti i personaggi finiscono per ruotare è ben rappresentato e caratterizzato: il centro, infatti, tutt'altro che pacificato, della Locandiera è animato dal capriccio e dall'innocente inconsapevolezza della "potenza del femminile". Inconsapevolezza che non manca di affermarsi narcisisticamente come desiderio di riscatto e di affermazione dinanzi ad un maschile fin troppo prono ai vezzi in gonnella, ma che non può che svelarsi come gioco più che come piena presenza a sé del potere.

La Locandiera dichiara il proprio intento, certo, la conquista, anticipando per certi aspetti il discorso masochiano, ma non si sottrae ad un meccanismo, di cui ignora la logica, che fa del riconoscimento amoroso il suo nutrimento.
Un Narciso in sottana, insomma, con l'essenziale differenza che più che un semplice annullamento dell'Altro, qui è di un suo fantasticato dominio che si parla. E così, i personaggi ruotano attorno al proprio sole impotenti, in balìa delle sue oscillazioni gravitazionali, delle sue chiamate, senza mai perdere lo splendore, neppure nell'esito eticamente accomodante del matrimonio d'onore.
È il trionfo del femminile, un trionfo giocoso, elegante, che si fa beffe della casta, della cultura, dell'intelligenza, in nome della bellezza. Vivaddio.
Lo spettacolo legge bene il tema goldoniano.
Le musiche, un interessante rétro non contemporaneo alla pièce, si innestano nella indovinata scenografia lagunare, che consente allo spettatore di entrare nei vari ambienti della Locanda attraverso il dispositivo scenografico roteante.

La prova degli attori è buona, salvo qualche carica di troppo, ma solo in rari e sparsi momenti; ça va sans dire, tuttavia, che Claudio Botosso è una spanna sopra gli altri, e a volte la comparazione con il resto degli attori non manca di creare un effetto lievemente spaesante.
L'insieme però tiene, e tiene bene. Da vedere.

Andrea Bocchetti

 

Lettori nel 2016

mod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_counter
Verificati > 1 milione di lettori nel corso del 2015 -------------------- Previsti > 1.200.000 lettori nel corso del 2016