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“Avete paura, e vorreste farne?” I Giganti della Montagna Stampa E-mail
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Scritto da Francesco D' Agostino   
Lunedì 12 Dicembre 2016 18:10

 

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Casa del Contemporaneo ha ospitato alla Sala Pasolini di Salerno sabato 10 e domenica 11 dicembre 2016 l’ultima opera di Luigi Pirandello, nell’adattamento di Roberto Latini, versione radio\edit.
Lo spettacolo arriva dopo una lunga tournée e molti riconoscimenti: dal Premio della Critica 2015 (ANCT), al premio Premio Ubu 2015 come miglior progetto sonoro o musiche originali all'autore Gianluca Misiti.
I Giganti della Montagna rappresentato postumo nel 1937, è l'ultimo dei capolavori pirandelliani ed è incompleto per la morte del drammaturgo siciliano.
«Sono sempre stato molto affascinato per il non finito, non concluso
- scrive Roberto Latini nelle note di regia -. Ho sempre avuto una grandissima attrazione per i testi cosiddetti incompiuti. Mi sembrano da sempre così giusti rispetto al teatro. L'incompiutezza è per la letteratura, per il teatro è qualcosa di ontologico. Trovo perfetto per Pirandello e per il Novecento che il lascito ultimo di un autore così fondamentale per il contemporaneo sia senza conclusione. Senza definizione. Senza punto e senza il sipario di quando c'è scritto - cala la tela.I Giganti della Montagna è un testo che penso si possa permettere ormai il lusso di destinarsi ad altro possibile. Dopo le bellissime messe in scena che grandissimi registi e attori del nostro Teatro recente e contemporaneo ci hanno già regalato, penso ci sia l’occasione di non resistere ad altre tentazioni. Provarci, almeno. La compagnia di attori che arriva alla villa della Scalogna sembra avere, in qualche forma, un appuntamento col proprio doppio. Cotrone e Ilse stanno uno all'altra come scienza e coscienza, gli stessi Giganti, mai visti o vedibili, sono così nei pressi di ognuno da poter immaginare come proiezioni di sé. Voglio immaginare tutta l'immaginazione che posso per muovere dalle parole di Pirandello verso un limite che non conosco. Portarle “al di fuori di tempo e spazio”, come indicato nella prima didascalia, toglierle ai personaggi e alle loro sfumature, ai caratteri, ai meccanismi dialogici, sperando possano portarmi ad altro, altro che non so, altro, oltre tutto quello che può sembrare. Se i limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo, per andare appena oltre, per provarci almeno, devo muovere proprio da quelli».

Con queste premesse la versione de I Giganti della Montagna di Latini assume talvolta contorni disorientanti. L'atmosfera è inquieta, il ritmo sostenuto e la bravura dell'interprete che assume su di sé tutti i ruoli non si discute, ma le vicende degli artisti-girovaghi guidati dalla contessa Ilse, che non riesce a trovare uno spazio scenico per rappresentare lo spettacolo dal titolo “La favola del figlio cambiato”, così strutturate e destrutturate grazie all'espediente di costumi e microfoni che distorcono la sua voce non giovano alla immediata comprensione del testo (in cui è presente anche la metateatralizzazione) che vanta una sua complessità. In una notte buia, la compagnia arriva in una villa detta “La Scalogna” abitata da un gruppo di disadattati che, dopo l’iniziale diffidenza, accolgono gli attori.
Lo svolgersi del dramma qui sembra accentuare attraverso la musica, le luci, la scarna scenografia, quel senso di incompiuto, il senza tempo e senza luogo che pirandellianamente trasuda in immagini, in posture, in gesti, in parole: una narrazione concettuale, impegnata (e non per tutti) che racconta l’universo interiore e tormentato dei protagonisti, il senso ed il mistero della vita e delle sue sofferenze.
Questo adattamento personalissimo, in cui si materializzano le metafore della condizione teatrale ed umana con quadri distinti, caratterizzati da un diverso gioco di luci e da diverse musiche, quasi un lungo monologo interiore, pur nella frammentazione del discorso drammaturgico, in cui la massima potenza è attribuita alla parola (parole e frasi sono spesso ripetute più volte per accresce il senso di ossessione o vengono scritte sullo sfondo perché siano ancora più incisive) ed alla fisicità di
Roberto Latini, risulta di forte impatto emotivo ed è stato applauditissimo.
Da vedere ma consigliamo prima di dare uno sguardo al testo per cogliere a pieno sia l'intento dell'autore e sia la poetica rivisitazione di questo bravissimo attore/regista.

 

Francesco D'Agostino 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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