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La Nascita celebrata dalla Napoli Barocca Stampa E-mail
Oltrecultura: Recensioni Musica © - Cameristica ®
Scritto da Katia Cherubini   
Venerdì 23 Dicembre 2016 17:50

Un incontro singolare fra rito religioso e cultura musicale, quest’ultima molto spesso nutrita di temi sacri e capace di esaltare le emozioni che accompagnano la nascita del Cristo, il singolare concerto che si è tenuto mercoledì 22 dicembre 2016, alle ore 21,00, al Teatro di Corte di Palazzo Reale di Napoli, nell’ambito dello ScarlattiLab, progetto innovativo ed unico in Italia che raccoglie le iniziative della Associazione Scarlatti relative alla musica barocca e dedicate ai giovani cantanti e strumentisti, in collaborazione con i Conservatori di Napoli, Cosenza e Verona. Un prezioso concerto per il Natale che vede protagonisti compositori nati o che si trasferivano a Napoli per studiare nei quattro conservatori di musica e che divennero famosi nella cosiddetta “Scuola napoletana”: Gaetano Veneziano ( Bisceglie 1656 – Napoli 1716), divenuto allievo e collaboratore di Francesco Provenzale (Napoli 1632 – 1704), il più importante maestro napoletano del Seicento e Cristoforo Caresana (Venezia 1640 – Napoli 1709), che si trasferì dalla nativa Venezia a Napoli, collaborando con Provenzale e con la Real Cappella di cui fu organista fino alla morte.
Le numerose festività religiose furono spesso oggetto dei lavori di questi compositori, in particolare il Natale, che era tradizionalmente celebrato con grandi fasti nella città, diede spesso origine ad elaborate composizioni il cui genere venne portato alla perfezione proprio da questi maestri
tanto cari ad Antonio Florio, sul podio alla guida dell’ orchestra e delle voci che spesso lo accompagnano, e che da anni realizza una collaborazione con il musicologo Dinko Fabris, dando vita ad esecuzioni di rara qualità e grande cura nella prassi esecutiva, come il concerto del 21 dicembre, in cui evidente è stato l’affiatamento fra i musicisti, testimonianza di un comune lavoro di ricerca espressiva, di notevole sensibilità e buona qualità interpretativa. Enrico Parizzi, Marco Piantoni e Giuseppe Guida ai violini, Rosario Di Meglio alla viola, Adriano Fazio al violoncello, Franco Pavan alla tiorba, Annalisa De Simone e Serena Agosto ai flauti dolci, Carlo Maria Barile, Angelo Trancone e Luigi Trivisano all’organo, cembalo e percussioni; i soprani Federica Pagliuca e Olga Cafiero, Daniela Salvo, mezzosoprano, Leopoldo Punziano, tenore, e Carlo Feola, basso. Gli artisti hanno offerto al pubblico emozionanti brani legati alla imminente ricorrenza natalizia, rendendo pienamente il senso religioso delle festività e facendo immergere gli ascoltatori nel vario e travolgente repertorio della musica popolare e colta partenopea: in particolare, il Miserere a 4 voci con violini e Litanie Beatae Mariae Virginis a 5 voci con 3 violini, viola e basso continuo di Gaetano Veneziano e di Cristofaro Caresana, brani tratti da “La Pastorale a 5 con stromenti”, il Ballo detto “Barrera” “Dormi o ninno” ninna nonna da “La Veglia” a 6 voci con violini e, in conclusione di serata, oggetto anche di bis richiesto con lunghi e calorosi applausi, “Per la Nascita del Verbo”, una tarantella a 5 voci con violini, documento di eccezionale importanza, perché riporta una delle prime intonazioni complete della melodia di tarantella della storia della musica.

Musiche del passato che continuano a trasmettere nuove risonanze, cariche di forti richiami emotivi: singolare anche la genesi del brano “In conspectu angelorum”, di Francesco Provenzale, duetto per le voci bianche di soprano e contralto, con violini e basso continuo (l’originale che si riteneva perduto, un tempo nell’Archivio dei Gerolamini di Napoli, è stato di recente ritrovato tra le “Carte Di Giacomo” nella Biblioteca Nazionale di Napoli).
In occasione delle feste cittadine dedicate alla Natività del Signore, molto apprezzati erano gli “angeli”, piccoli musicisti provenienti dai diversi Conservatori, che si riunivano in “frotte” o “paranze” con tuniche di diversi colori per identificare la loro appartenenza (i Turchini della Pietà devono il loro nome proprio al colore della loro uniforme) e si riversavano nelle strade principali e davanti alle chiese più importanti cantando in piccoli cori cantate e mottetti, riuscendo a portare un notevole contributo economico ai loro Conservatori.
Alcuni di loro, su carri allegorici, con le ali e alzati in cielo con delle macchine, cantavano mottetti dedicati ai nobili affacciati ai loro palazzi aristocratici o di fronte alla corte vicereale.
La Pastorale, dalla cifra stilistica devozionale più accesa, ritrae un gruppo di pastori davanti alla grotta di Betlemme, esattamente come nei tipici presepi napoletani che diventeranno un oggetto di culto dal 18° secolo in poi: in realtà, questo concerto si è rivelato proprio come una sorta di presepe musicale,
animato da voci della tradizione popolare filtrata dalla sensibilità dei grandi artisti dell’epoca. Infatti gli archi, soprattutto, hanno ricordato, in senso timbrico, l’atmosfera tipica dell’Italia popolare e contadina, rivelando un frammento di Natale antico, il senso della meditazione e del raccoglimento, momenti di gioia autentica, a prescindere dal credo religioso di ogni singolo ascoltatore che ha accolto il tutto come il miglior augurio di Natale.

Katia Cherubini

Video e Foto di Emanuele Ferrigno

 

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