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Una Tosca da repertorio chiude la stagione del Verdi di Salerno Stampa E-mail
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Scritto da Tonia Barone   
Lunedì 26 Dicembre 2016 12:50

 

L'ultimo melodramma che corona e conclude la stagione lirica 2015-2016 del Teatro Verdi di Salerno previsto nelle serate natalizie è l'opera pucciniana Tosca, nata all'inizio del secolo ventesimo, la più indicativa di quel momento storico ed estetico.
La scena politica romana in cui è ambientata la celebre opera quasi rispecchia quella novecentesca internazionale, intrecciata ed amplificata dall'amore, dalla gelosia, dalla politica, dall'omicidio, dall'avidità, dalla passione e dal desiderio di essere liberi. Come sostiene Gustavo Marchesi “il conflitto fra la voluttà e la carne martoriata, fra la sete vitale e l’oppressione, tutto si eleva a monumento sepolcrale. La bellezza e gli amori celebrano un forzato trionfo davanti al plotone di esecuzione”.
Sono presenti nell’opera gli echi di politica internazionale dal caso Dreyfus alla morte della fede nel progresso.
La trama, ripresa da Illica e Giacosa da un lavoro di V. Sardou, pone in evidenza dei personaggi/emblema vittime del disegno del proprio destino condizionato dagli eccessi dell’amore  declinato in patria, gelosia, ragion di stato: Floria Tosca, Mario Cavaradossi e Scarpia.
In Tosca, incontriamo Puccini al culmine delle capacità creative che con la sua musica segue e sottolinea gli eventi in scena e difatti questo lavoro è considerato il più drammatico, ricco com'è di colpi di scena. Il discorso musicale si evolve rapidamente, con svolte improvvise, caratterizzato da incisi tematici brevi, spesso costruiti su armonie dissonanti.
Il suo funesto triangolo amoroso è impreziosito da una catena di arie celeberrime, da Vissi d'arte di Tosca, a Recondita armonia e E lucevan le stelle di Cavaradossi, anche se la prima rappresentazione romana diretta da Mugnone fu molto criticata.
Tosca si affermò ben presto in repertorio e fu rappresentata nei maggiori teatri lirici del mondo, costituendo tuttora uno degli allestimenti operistici più proposti e acclamati.
La versione firmata da Renzo Giacchieri riprende la produzione del 2010 allestita per il Carlo Felice di Genova, e coma sottolineato “Tosca vuol essere Puccini”, cioè seguire tutte le indicazioni date dal compositore nella messa senza tradirlo. La regia è inscritta nell’iperrealismo che in alcuni tratti può far prefigurare il cinema espressionista. Grande novità regalataci dalla regia di renzo Giacchieri la morte di Cavaradossi, ucciso a tradimento da Spoletta a mentre il plotone sparava a salve. Una interpretazione legata alle parole di Scarpia o che Spoletta avesse già scoperto l’omicidio resta al pubblico l’interpretazione.
Le scene sono quelle storiche disegnate dal celebre artista Liberty Adolf Hohenstein che restituiscono veristicamente i luoghi della storia nel cupo del loro Barocco privandoli dello splendore del movimento dato dalla luce del marmo.
Nel cast voluto dal Maestro Oren è Fiorenza Cedolins a splendere per vocalità e recitazione, che ha saputo tratteggiare tutte le sfumature emotive che costellano il suo personaggio facendo risaltare la figura di Floria come una femminista ante litteram seguendo le indicazioni del maestro.
Fiorenza Cedolins ha sottolineato che nonostante interpreti il ruolo di Floria da moltissimo tempo insieme al Maestro Oren ha scoperto delle sfumature che non aveva ancora posto in evidenza.
Il suo muoversi sulla scena per rendere eccessive le emozioni è da assimilare alle interpretazioni delle attrici nei film espressionisti.


Oren ha sottolineato come in quest’opera emerga la forza di Floria donna che non soccombe al volere degli uomini ma diviene fautrice del proprio destino a differenza delle altre grandi protagoniste sviluppate da Puccini. Grande rilievo così come voluto dal compositore che vi ha dedicato tutto il secondo atto alla ragione di stato, agli intrighi, ai ricatti, alla seduzione. Il secondo atto è il luogo dove gli eccessi raggiungono il culmine e l’epilogo. Tutto si compie.
Daniel Oren che ha diretto l’Orchestra Filarmonica Salernitana, si conferma un abile conoscitore delle corde pucciniane, delle linee espressive, delle dinamiche, dei fremiti, dei languori, delle timbriche.  
Bravissimo il baritono Ambrogio Maestri nel ruolo dell'odioso barone Scarpia, che oltre ad una recitazione validissima dove mescola e sovrappone il suo desiderio con il suo ruolo di uomo che “ha Roma ai suoi piedi”, intona con esperienza “Tre sbirri…e una carrozza”, rivelandosi  assoluto padrone della partitura.
Del tenore Gustavo Porta va detto, che se pur non al meglio per controllo vocale e tenuta scenica, con la romanza “E lucevan le stelle”, è stato applaudito, ma certo questa non è da ascriversi nelle serate memorabili.
Ad interpretare  Angelotti è Carlo Striuli, e a chiudere Angelo Nardinocchi è il sagrestano, ottima interpretazione Francesco Pittari in Spoletta, Sciarrone ha la voce di Pierrik Boisseau e il carceriere quella di Navot Barak. Apprezzabili il Coro diretto da Tiziana Carlini e quello delle Voci Bianche diretto da Silvana Noschese.
I costumi di Giusi Giustino hanno restituito pienamente il periodo storico di riferimento nella fulgida semplicità.
Si replica il 26 ed il 28 dicembre 2016 con il baritono Alberto Mastromarino nel ruolo di Scarpia.

Tonia Barone

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Video e Foto di Emanuele Ferrigno

 

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