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Ria Rosa regina degli emigrati e nonna delle femministe al Nuovo Teatro Sanità Stampa E-mail
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Scritto da Emma Amarilli Ascoli   
Giovedì 05 Gennaio 2017 18:15

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Al Nuovo Teatro Sanità va in scena un omaggio ad una dimenticata cantante napoletana dei primi del ‘900, che ha portato la canzone napoletana negli Stati Uniti, donna femminista e antifascista: Ria Rosa. Ria Rosa è il nome d'arte di Rosaria Liberti (1899-1988), nata a Napoli nel quartiere di Montecalvario sul finire del secolo uno dei cosiddetti “ragazzi del ‘99, esordì a sedici anni come “sciantosa” alla Sala Umberto di Napoli, e successivamente date le sue capacità interpretative vocali soprattutto teatrali fu contesa tra gli impresari dell’epoca e fu una delle più celebri voci di Piedigrotta. Contemporanea di cantanti come Lina Cavalieri, Anna Fougez e soprattutto Gilda Mignonette, si è sempre distinta da loro per il suo spirito anticonvenzionale.
La compagnia ‘A luna e ‘o sole presenta  il 6 e 7 gennaio 2017 (ore 21.00) e l'8 (alle 18.00) Ria Rosa - Il viaggio, con Antonella Romano e Rino De Masco, pianoforte e direzione musicale Giosi Cincotti, installazioni di Antonella Romano e i costumi di Alessandra Gaudioso, con la regia Rosario Sparno.
Un omaggio ad una interprete e ambasciatrice della canzone napoletana oltreoceano proclamata Cantante degli Emigranti. Infatti Ria Rosa nel 1922 sbarca a New York con la compagnia di Nicola Maldacea e il grande successo di pubblico la convince a fondare una sua Compagnia, restando quasi ininterrottamente negli Stati Uniti dove emigra ufficialmente nel 1933. Questa sua decisione fu forse dettata anche dalle sue idee antifasciste.
Una donna dal carattere deciso nell’espressione delle sue idee sia sociali che politiche, che ha usava l’arte per divulgare il proprio pensiero. Donna che si è dedicata alla rappresentazione di particolarissime sceneggiate, quali E' Pentite, storia e sorte delle ragazze madri napoletane, o ha suscitato scalpore travestendosi da Guappo per cantare canzoni al maschile come Guapparia, o ha sfidato le autorità americane nel 1927, denunciando con Mamma Sfortunata (primo titolo "A' Seggia Elettrica") l'errore giudiziario per la condanna a morte di Sacco e Vanzetti, subendo minacce e rischiando l'espulsione dagli States.


Uguaglianza, giustizia e libertà sono concetti che trovano ampio spazio nei versi da lei cantati; libertà di fumare, di ballare, di vestirsi e truccarsi contravvenendo al moralismo del tempo che vede la donna relegata nel ruolo di madre e moglie devota. 
A proposito del suo lavoro teatrale, spiega il regista Rosario Sparno: "Ria Rosa è un viaggio che è una rivoluzione in musica, che parte da Napoli e arriva a NewYork. Ria Rosa è arte contemporanea, installazione che si colloca nella memoria, arte sfrontata che non teme il rifiuto. Ria Rosa è varietà brillante, intelligente e dissacrante". 
La sua vita fu un continuo viaggio Napoli-New York, dove si stabilì definitivamente nel 1937, anno in cui tornò per l'ultima volta in Italia in occasione della morte del grande compositore suo amico E. Tagliaferri, per il quale cantò per l'ultima volta in pubblico Chitarra Nera a lei dedicata e lasciata incompiuta.
Generoso D’Agnese afferma su Ria RosaChe fosti una donna tutta pepe e che anticipasti il movimento femminista, inneggiando alla tua libertà di donna forte e volitiva e dell'essere pari e uguale all'uomo. Lo scrivesti chiaramente nelle tue canzoni lì dove cantavi che la donna d'oggi, è inutile negarlo, non è più la vile ancella, abolisce in pieno la gonnella, e sta gonnella 'a metto 'ncuollo a te... comme è bella 'a libertà. Oppure in quell'altra canzone che faceva: Quando l'uomo passeggia lo senti desclamar - oh quant'è bbona chella, che carnalità - a noi non è permesso, ne' scusate, ma perché? Fosti spregiudicata e protofemminista rinfacciando all'uomo la sua imbecillità gridandogli in viso: Stupido, stupido, non sei per niente scaltro, il mio cuore lo tiene un altro e le mie foto le tieni tu.

Emma Amarilli Ascoli

 

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