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Aniello Desiderio: sei corde di talento Stampa E-mail
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Scritto da Katia Cherubini   
Giovedì 19 Gennaio 2017 21:50

 

Uno dei chitarristi italiani più famosi nel mondo, il napoletano Aniello Desiderio, vincitore di 18 premi in prestigiosi concorsi internazionali e autore di progetti discografici di successo (nel 2010 è stato in lizza per il Grammy Award) il protagonista del recital di notevole pregio offerto dall'Associazione Scarlatti mercoledì 18 gennaio 2017, nel Teatro di Corte di Palazzo Reale di Napoli.
Inizia lo studio della chitarra classica all'età di 6 anni; i
suoi maestri sono stati Pietro Piscitelli, Bruno Battisti D'Amario e Stefano Aruta; ha frequentato per diversi anni masterclass tenute dal compositore cubano Leo Brouwer.
Si è diplomato nel 1992 con il massimo dei voti e la lode presso il Conservatorio "A. Vivaldi" di Alessandria.
Ha tenuto il suo primo concerto all'età di 8 anni, e la critica in quell'occasione iniziò a parlare di lui come "enfant prodige".
"Il talento napoletano delle sei corde" ha interpretato capolavori del repertorio chitarristico di autori noti come Albeniz, Turina, Sanz, Scarlatti, Giuliani e Domeniconi e ha dedicato il concerto a Roland Dyens, chitarrista di nazionalità francese, nato in Africa, a Tunisi, nel 1955, un riferimento, un punto fisso per chi studia chitarra classica.

Un magico e intenso viaggio musicale fra la Spagna e l'Italia,"i due paesi che hanno fornito il maggior numero di partiture originali alla chitarra", spiega il maestro Desiderio, tranne che per il delicatissimo bis che ha previsto una puntatina in Francia, con Erik Satie e la sua Gnossienne n. 1, di cui ha regalato al pubblico un'esecuzione profonda, intensa, sensuale, quasi mistica, quasi una preghiera sospesa nel tempo e nello spazio.
Desiderio ha unito brillantezza tecnica e musicalità eccezionale: 90 minuti di maestosità musicale di chitarra sola, strumento storicamente spagnolo per eccellenza, da cui è riuscito a ricavare straordinarie sonorità musicali e cura dei dettagli senza mai calo alcuno e, soprattutto, senza far avvertire la separazione fra esecutore e strumento. Ha presentato un programma in cui quasi tutti i brani sono stati eseguiti così come sono stati scritti. Si è partiti quindi da Isaac Albeniz, importante esponente della scuola nazionale spagnola, il quale, pur scrivendo per pianoforte, fu reso celebre al grande pubblico dalle trascrizioni per chitarra delle sue opere. Asturias e Sevilla ne sono un perfetto esempio, poichè, ancora oggi, risultano essere brani rappresentativi nell'ambito del repertorio chitarristico e Desiderio li ha interpretati iniziando con un pianissimo e con un andamento lento, con accenti spostati, presentando, quindi, libertà ritmiche e dinamiche ma comunque in piena sintonia con gli elementi tipici del flamenco andaluso.

Uno spettacolare modo di fare musica, confermato dalla Sevillana e dalla Sonata op. 61 di Joaquin Turina che hanno presentato un Desiderio sempre più incalzante e acrobatico sulle corde, riuscendo a tenere con il fiato sospeso il pubblico entusiasta che ha ripreso a respirare solo all'arrivo della calma e tranquilla Suite Española di Gaspar Sanz, nel cui ultimo movimento l'esecutore ha aggiunto la cadenza del concerto per chitarra e orchestra" Fantasia para un gentilhombre" di Joaquin Rodrigo poichè il compositore seguì proprio alcune musiche di Sanz come fonte principale quando, nel 1954, concepì il suo concerto.
A rendere perfettamente le potenzialità polifoniche della chitarra, Domenico Scarlatti e le Sonate K.144, K.149 e K.32 , in cui hanno padroneggiato il virtuosismo tecnico, il senso estetico e l'espressività e, non di meno, una sorprendente abilità nel sondare ogni risorsa timbrica e sonora dello strumento.
Ma lì dove il chitarrista ha toccato livelli di musicalità eccellenti,in cui sono emersi cantabilità e nitidezza è stato nella ardua Rossiniana n. 1 di Mauro Giuliani, appartenente al genere del pot-pourri, in cui l'autore ha utilizzato due temi dall'Otello, tre da L'italiana in Algeri e uno dall'Armida, ognuno di essi prima esposto e poi variato secondo la tecnica classica del tema con variazioni.
Epilogo moderno di un concerto sensazionale, la Koyunbaba op.19, del 1985, di Carlo Domeniconi, compositore contemporaneo italiano, che vive in Germania da svariati anni e che ha preso ispirazione dalla cultura turca, ricreando un brano molto intenso e suggestivo, sviluppato in quattro movimenti, quasi un tema e variazioni, nel quale lo stesso Desiderio ha apportato dei tagli e inserito un'improvvisazione nel IV movimento, prevista originariamente dall'autore.
Non ci sono parole per la grande abilità esecutiva e la sensibilità musicale di questo talento napoletano che ha "ubriacato" il pubblico del Teatro di corte con un vortice di emozioni e sensazioni derivate dal perfetto mutuare del suono plasmato in ogni suo più piccolo inciso e in ogni cellula tematica, dimostrando di possedere, ora più che mai, tutti i segreti tecnico-esecutivi di quello strumento dalle mille sfaccettature e dalla lunga tradizione, non solo popolare ma anche colta, che è stato protagonista indiscusso di questo importante e variegato programma musicale: la chitarra classica.

Katia Cherubini

 

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