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ANCEM celebra la Giornata della Memoria al Teatro Diana di Napoli Stampa E-mail
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Scritto da Katia Cherubini   
Giovedì 26 Gennaio 2017 21:00

Memoria come ponte tra passato, presente e futuro. «Conservare la memoria di ciò che è stato rende capaci di discernere ciò che accade e di intuire, e forse prevenire, ciò che avverrà. E’ l’antico concetto della storia come “maestra di vita”, sempre più obsoleto in una società in cui l’uomo è divenuto digitale senza storia né passione».
Così diceva Bianchi.
La memoria è elemento necessario in un cammino di umanizzazione, come spazio in cui “riconoscere”, in maniera critica, i propri istinti e rispetto al quale sviluppare, giorno dopo giorno, la capacità di fare del bene.
Questo il significato dell’importanza della “Giornata della memoria”, istituita in Italia con la legge 20 luglio 2000, con l’obiettivo di «ricordare la Shoah, le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati». E il senso della memoria va rinnovato ogni anno e in ogni modo.
E la musica è uno di questi:
musica che commenta, musica che testimonia, musica che placa.
La musica accompagna, riordina e ricompone. Per l’occasione,
venerdì 27 gennaio, alle ore 17.30, al Teatro Diana di Via Luca Giordano a Napoli, l ’Ancem, Associazione Napoli Capitale Europea della Musica, presieduta dal Maestro Filippo Zigante che ne cura anche la direzione artistica, propone, come secondo appuntamento della stagione concertistica 2016/17, il Concerto della Memoria, dedicato alle vittime dell’Olocausto, in collaborazione con l’assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli e con il patrocinio della Comunità ebraica di Napoli. Sul palco l’Orchestra da Camera Stabile Accademia di Santa Sofia che proporràun programma “permeato dallo spirito ebraico”, denso di contenuti musicali e di significati celebrativi e che avrà, come anello di congiunzione, nello svolgimento del programma musicale, alcune liriche, ispirate alla Shoah, del poeta Oreste Bisazza Terracini, testimone dell’Olocausto e figlio adottivo di Umberto Elia Terracini, presidente dell'Assemblea costituente.
Aprirà il concerto la Preghiera per violoncello e orchestra d’archi, di Ernest Bloch (1880-1959), americano che, arrivato intorno ai trent’anni, cominciò ad avvertire in maniera sempre più forte il legame con le proprie origini ebraiche, per cui gran parte della sua produzione può considerarsi un grandioso tentativo di esprimere, attraverso la musica, lo spirito dell'antica religiosità ebraica che pervade le sue opere pur nel sontuoso trattamento orchestrale e nell'audacia di certe soluzioni armoniche che egli adottava e che lo hanno reso compositore degno di figurare stabilmente nel pantheon degli autori più carismatici del Novecento storico. Un canto affidato alla più "umana" delle voci dell'orchestra, al violoncello solista del maestro Gianluca Giganti , premiato in due dei Concorsi Internazionali di violoncello più importanti del panorama musicale internazionale avendo conseguito il Terzo Premio al Concorso "Primavera di Praga" nel 1994 e il Terzo Premio, oltre al Premio Speciale della Giuria, al Concorso "Roberto Caruana-Premio Stradivari" di Milano nel 1996.
Si passerà poi ad un lavoro di carattere opposto, leTre Nottidi Silvia Colasanti, quarantunenne compositrice romana, considerata in campo internazionale una delle più interessanti voci della musica dei nostri giorni: opera per quartetto d'archi, composta per Tre risvegli di Patrizia Cavalli (spettacolo andato in scena al Festival dei Due Mondi di Spoleto) che, attraverso ancestrali sonorità e furiosi colpi di scena, porterà gli ascoltatori a toccare i punti più reconditi delle loro anime.
Accumulo emozionale di sensazioni e di essenze sonore, i Tre pezzi per violino, solista Marco Serino, del compositore statunitense
John Williams, uno dei più acclamati e prolifici tra gli autori di musica per il cinema, infatti il suo nome è legato a molte tra le melodie più celebri di Hollywood, che non si può fare a meno di ascoltare e di riascoltare, caratterizzate da temi di grande immediatezza e suggestione, sia essi epici , eroici o intimisti.
Sarà il vibrante
Quartetto per archi n. 8 in do minore, op. 110, di Dimitri Shostakovich, a concludere l'emozionante concerto che, proponendosi di “fare memoria”, contribuirà a combattere il rischio dell'oblio, dell'allontanamento di un evento cui il tempo potrebbe sfumarne i contorni, banalizzarne la singolarità e, soprattutto, spegnerne quella vergognosa inaccettabilità. Basti pensare a chi Shostakovich dedicò in maniera significativa la sua opera : "Alle vittime del fascismo e della guerra".
Il Quartetto venne eseguito anche durante i funerali del compositore russo nel 1975, rispettando un desiderio del musicista: «P
rovo eterno dolore per coloro che furono uccisi da Hitler, ma non sono meno turbato nei confronti di chi morì su comando di Stalin. Soffro per tutti coloro che furono torturati, fucilati, o lasciati morire di fame. Molte delle mie Sinfonie sono pietre tombali. Troppi della nostra gente sono morti e sono stati sepolti in posti ignoti a chiunque, persino ai loro parenti. Dove mettere le lapidi? Solo la musica può farlo per loro. Vorrei scrivere una composizione per ciascuno dei caduti, ma non sono in grado di farlo, e questo è il solo motivo per cui io dedico la mia musica a tutti loro».
Prima del concerto, il Teatro Diana, aderendo all’iniziativa a carattere nazionale lanciata dal MiBACT dal titolo “La Shoah dell’arte 2017”,renderà omaggio al grande attore Arnoldo Foà, mandando in sala una breve registrazione tratta dal testo “Eutanasia di un ricordo” di Vittorio Pavoncello.

 Katia Cherubini

 

 

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