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Dopo Auschwitz tutte le arti vanno ripensate: La Giornata della Memoria al Teatro di San Carlo Stampa E-mail
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Scritto da Dario Ascoli   
Giovedì 26 Gennaio 2017 09:54

Il Teatro San Carlo celebra la Giornata della Memoria 2017 con due concerti, alle 11 e alle 20,30.
In mattinata il Coro di Voci Bianche diretto da Stefania Rinaldi, che interpreterà Brundibár opera per bambini completata da Hans Krása (1899 – 1944) durante la prigionia nel campo nazista di Terezin nel 1942; l' esecuzione sarà preceduta dalla proiezione del documentario “La breve vita di Anne Frank”.
Alle 20,30 l’ Orchestra del Teatro San Carlo diretta da Maurizio Agostini, con il violinista Fabrizio Von Arx , il pianista Antonio Valentino e la voce narrante di Giulia Vecchio,  eseguirà un programma anch’esso incentrato sul tema della Shoah e della musica di autori ebrei come Gideon Klein (1919 – 1945) e Felix Mendelssohn.
Del compositore che perse la vita nel campo di sterminio di Fürstengrube dopo essere stato ad Auschwitz fino a pochi giorni prima dell’arrivo liberatorio dell’Armata Rossa verrà eseguita la Partita per archi, nella trascrizione del compositore ceco Voitech Saudek.
Di Mendelssohn, compositore di famiglia ebraica amburghese, sarà eseguito il Doppio concerto in re minore per violino, pianoforte e archi.
Adorno affermò che «dopo Auschwitz nessuna forma di poesia , nessuna forma d’arte, nessuna affermazione creatrice è più possibile»; recenti riflessioni hanno condotto a guardare il fenomeno culturale nazista con occhio più critico.
L'idea che la bellezza avrebbe salvato il mondo era ben presente e condivisa negli anni che precedettero l'ascesa del nazional-socialismo e d'altra parte i vertici nazisti erano tutt'altro che incolti e insensibili al fascino della bellezza artistica.
L'evidenza dei fatti confutò tragicamente il postulato che la classe dominante, sentendosi  anche intellettualmente egemone, proponeva quale apodittico.
La cultura europea, prima neo-classica poi romantica, era stata incapace di opporsi alla nascita dei totalitarismi, ai quali, viceversa, aveva fornito dapprima un humus fertile che non poteva distinguere frumento da zizzania;  successivamente, dopo il secondo decennio del secolo scorso,  si era creata una separazione  netta tra chi della cultura faceva uso meramente dilettevole e chi da quella fruizione era tassativamente escluso.
I potenti del  nazismo godevano della musica di Mozart, di Beethoven e di Schiller e in misura diversa e meno neutrale,  di quella di  Wagner così come della visione dei dipinti del rinascimento o dei templi greci e romani;  i vertici del Reich si compiacevano di avere sottratto alle masse  la fruizione della cultura, il godimento della bellezza.
Dopo Auschwitz, perciò,  era necessario nascessero una nuova poesia, una nuova arte, una nuova musica e una nuova estetica: una cultura diversa era germogliata proprio nei luoghi disumanizzanti in cui le nostalgie delle patrie e delle origini tra loro diverse trovavano sintesi affratellante nella condizione di disperata prigionia.
Il bello che si limitava ad accarezzare, a titillare le ipocrite esteriorità dei cinici aguzzini, conservava, per contro, una potenza generativa  negli animi delle vittime.
L'assioma quasi si ribaltava mostrandoci quanto importante fosse non chi la bellezza dichiarasse di amare, accarezzandola senza essere in grado di penetrarla, ma chi da quella bellezza fosse profondamente amato, sapendo corrispondere  oltre, molto oltre la superficie. La Memoria deve rendere giustizia anche di questo.
Ma nel dopoguerra il divario tra arte colta e arte di consumo non si è colmato, diventando terreno di coltura per nuovi populismi e per un  mercato di spazzatura artistica da fast food di analfabetismi che nutrono non una, ma centinaia di guerre e guerriglie che, se anomale possono dirsi, grondano di un dolore che è quello di sempre, di ogni epoca in cui prevalga la cultura della morte e dell'annientamento.
Tornando alla serata sancarliana ricordiamo che nell'evento serale è altresì prevista la proiezione di ”Nuit et brouillard” (Notte e nebbia 1955), documentario di Resnais con esecuzione dal vivo della colonna sonora composta da Hanns Eisler e recitazione del testo di Jean Cayrol a cura di Giulia Vecchio.
«Nel documentario di Resnais immagini, testo e musica si dipanano come un tragico contrappunto di testimonianze a tre voci» ha dichiarato Paolo Pinamonti, direttore artistico del San Carlo.
La giornata intende anche celebrare il trentennale della morte di Primo Levi.

Dario Ascoli ©

 

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