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Scritto da Dadadago   
Venerdì 03 Febbraio 2017 14:37

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Un lungo monologo, testamento spirituale di un vecchio artista che soffre la condizione straniante dell'essere attore e si interroga sulle relazioni che questi instaura con il personaggio, con l'autore, con il pubblico. Bernhard Minetti attore tedesco di origini italiane é stato un grande interprete di teatro del Novecento, considerato un mito anche “se la fama gli arrivò tardi, dopo i sessanta anni, quando fece il salto di qualità da buon commediante a mostro sacro” (Franco Quadri) e lo scrittore Thomas Bernhard, che lo ha avuto come interprete di alcuni suoi testi, nel 1976 ha scritto proprio per lui Minetti (sottotitolato Ritratto di un artista da vecchio scritta in versi in tre scene e un epilogo, qui nella versione italiana di Umberto Gandini). Attraverso la vicenda del decadente attore che decide di tornare, dopo trentadue anni di esilio, sul palcoscenico per l’ultima volta nel ruolo del Re Lear shakespeariano con la maschera creata apposta da James Ensor (pittore del secondo Ottocento che ha criticato aspramente con le sue opere, la società del tempo), la scrittura drammaturgica non biografica, si rivela una acuta e profonda riflessione sull'Arte, sul senso del teatro ormai attualmente consolatorio, di intrattenimento, sulla radicalità attoriale di fronte al mondo inebetito, in cui non si lesinano giudizi corrosivi su una società superficiale e vana, palcoscenico di uomini in cerca di continue distrazioni.

Questa è l’opera drammaturgica che al meglio evidenzia attraverso il travaglio dell’attore, le idiosincrasie ed il pensiero dello scrittore austriaco, una commedia “che scommette su un’idea provocatoria: mostrare che l’Attore è l’Uomo e che il Teatro si fa autoritratto del Mondo, anche quando entrambi, come in questo caso, raccontano la loro fatale caduta.” 

 

Siamo in un albergo di Ostenda, sulla costa atlantica, in cui approda il protagonista con la sua enorme valigia, luogo dei ricordi e dell’attesa (Minetti ha appuntamento con il direttore del teatro di Flensburg, che non arriverà mai) mentre una tempesta di neve imperversa il che non è casuale poiché rimanda la desolazione del reale, allegoria di una condizione che svilisce l’esistenza, del gelo che avvolge la società. Aspettando il direttore che lo invitato per recitare King Lear (vero, falso, non lo sapremo, potrebbe essere anche un espediente inventato per recitare l'ultimo atto di una vita oramai disperata in un luogo caro alla memoria) Minetti si rifugia nei ricordi, nell'amarezza, in una lucida follia per sfuggire alla realtà che non gli può offrire più nulla sino alla scelta finale, desolante e inevitabile. Attorniato da personaggi grotteschi (tutti variamente mascherati) quasi quanto le figure dipinte da Ensor, che scorrazzano dentro/fuori, in procinto di festeggiare l’ultimo dell’anno, non gli resta che indossare la “sua” maschera, emblema della contestazione, del rifiuto e uccidersi su di una panchina significativamente all’aperto, mentre la neve continua a cadere. Protagonista di eccezione è Eros Pagni, gigantesco nella sua interpretazione, diretto dal regista Marco Sciaccaluga che con le scene e i costumi di Catherine Ranki e le luci di Sandro Sussi ricrea con efficacia, l'interno dell'albergo, il clima caldo e soffuso in cui Minetti confessa ad ospiti casuali frammenti di vita, reale o immaginaria non importa. Ritmo sostenuto e calibrato che rendono la performance scorrevole, in un testo complesso e profondo che sembra aderire perfettamente alla grandissima statura artistica di un attore che di teatro si nutre e ci nutre con interpretazioni perturbanti, perché “occorre precipitare tutto / nella catastrofe dell’arte”.

Da non perdere, con Federica Granata (la Signora), Marco Avogadro, Nicolò Giacalone, Giovanni Annaloro, Mario Cangiano, Marco De Gaudio, Roxana Doran, Daniela Duchi (la Ragazza), Michele Maccaroni, Daniele Madeddu, Sarah Paone, Francesco Russo, Emanuele Vito e le musiche di Andrea Nicolini, la Produzione del Teatro Stabile di Genova è in scena al Mercadante di Napoli dal 31 gennaio al 5 febbraio 2017.

Dadadago 

 

 

 

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