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Olli Mustonen live a Bologna Stampa E-mail
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Scritto da Francesco D' Agostino   
Sabato 04 Febbraio 2017 15:14

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Olli Mustonen è un versatile, eccellente pianista finlandese acclamato in tutto il mondo, non nuovo ai palcoscenici italiani, anche se non spesso, tra vari concerti internazionali, sale discografiche (la sua incisione per la Decca dei Preludi di Shostakovich e di Alkan è stata premiata con l’Edison Award e il Gramophone Award), masterclass, si esibisce anche qui da noi. Per chi non lo conoscesse c'è da dire che la sua formazione (ha iniziato i suoi studi di pianoforte, clavicembalo e composizione all'età di cinque anni!) e la sua competenza musicale gli consentono di rivestire un triplice ruolo, ovvero compositore, strumentista nonché direttore d'orchestra. E dunque Olli Mustonen nella serata del 3 febbraio 2017 al Teatro Comunale di Bologna si è proposto in questa veste artistica, con un programma interessante, che ha messo in luce, nei diversi momenti, i suoi tre “volti”.
Il recital è cominciato proprio con una sua composizione titolata Triptyykki (“Trittico”), che aveva originariamente concepito nel 2014 per tre violoncelli a cappella, su commissione di Sam Steppel in memoria della moglie defunta, violoncellista dilettante, e che l'anno seguente aveva poi trascritto per orchestra d’archi su richiesta della Helsingin Juniorijouset (Orchestra d'archi giovanile di Helsinki). L'occasione era data dalle celebrazioni per il cinquantesimo anniversario della fondazione dell’Itä-Helsingin Musiikkopisto (Istituto Musicale di Helsinki Est). In Triptyykki, diviso nei tre movimenti Misterioso, Furioso e Ad astra, è percepibile la lezione del compositore finlandese Einoiuhani Rautavaara, scomparso lo scorso anno, di cui Mustonen è stato allievo sin da giovanissimo. Il Trittico misterioso, intenso, bellissimo e applauditissimo presenta le abilità di Mustonen alternando suoni arcani, atmosfere eteree nel primo movimento (diretto quasi in maniera mistica, con gestualità ampia ed enfatica) e ritmica energetica nel secondo con i contrabbassi a scandire la pulsazione di sottofondo, mentre altezze estatiche si mescolano ad aspre dissonanze in Ad astra.
Poi è la volta del mozartiano Concerto in Do Maggiore K. 503 del 1786 leggermente sottovalutato dai musicologi, che incarna un momento di trasformazione stilistica e professionale del Divino Salisburghese, evidente anche dalla maestosità del lavoro, di proporzioni quasi “sinfoniche”, con il primo movimento ampio e splendido, di eccezionale complessità, che è segnato anche dalla perfetta integrazione fra la scrittura orchestrale e quella pianistica (Allegro maestoso, di 432 battute, il più lungo che Mozart abbia scritto) in cui il pianoforte ha un respiro virtuosistico che già preconizza gli sviluppi del pianismo beethoveniano; e dove i rapporti tra “solo” e “tutti” sono portati ad un livello di grande potenza sonora. Diciamolo subito è un Mozart come non ti aspetti: una lettura in cui la sua straordinaria tecnica abbonda di staccati, sforzati, tocco veemente, vigoroso (forse troppo), senza dubbio una interpretazione molto personalizzata che può destare qualche perplessità sul rapporto essenza della partitura/scelta esecutiva. Più raccolto e dolcemente cantabile il movimento lento, l'Andante in Fa Maggiore, aperto da una introduzione orchestrale che presenta due temi, il primo di carattere toccante, il secondo più galante che viene ripresa ed ampliata dal pianoforte; e piena di bagliori e ombre nella finale animato, l'Allegretto che riporta in luce le risorse del solista, staccato in maniera vorticosa. Molto attento alla direzione Mustonen cerca ed ottiene il dialogo orchestrale anche se il pubblico sembra aver gradito di meno, rispetto alla prima proposta questo Concerto, a cui ha fatto seguito un solo di una invenzione di Bach.
Stimato tra i maggiori interpreti della musica di Sergej Prokofiev, Mustonen ha scelto di dirigere la Sinfonia n.6 in Mi bemolle minore op.111 del 1947, opera importante nella produzione del compositore russo, che ha avuto fortune alterne. La complessità, la profondità e la cupezza si deve in parte ad alcune soluzioni formali adottate dall'autore e dai bruschi contrasti fra i movimenti ed anche se non mancano momenti di distensione lirica lo sfondo è drammatico, doloroso.
L'orchestra del Teatro Comunale di Bologna rinfoltita da ottoni, varie percussioni e celesta, guidata dall'esuberante Maestro, nei tre movimenti Allegro moderato, Largo, Vivace curati nelle gradazioni dinamiche raffinate, ridisegna il mondo sonoro dell'autore, il pathos dei momenti cantabili contrapposti a quelli ritmico percussivi, la tavolozza timbrica, le ondate di potenza sonora, il carattere inquieto sino al fantastico e trascinante finale. 
Un recital di successo, applauditissimo per un artista di grande spessore ed energia, mai scontato, originalissimo, assolutamente da ascoltare (possibilmente Live).

 

Francesco D'Agostino

 

 

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