Ediz. n.242 - 09.10.16

Partnership

Sostieni
Oltrecultura
e sarai visibile a  1 milione di  contatti !
scrivi a
commerciale


di mary
Via Oslavia , 44 - 00195 Roma
 +39 063208224
lallegrettodischi@yahoo.it


minabottesini@libero.it

+39 3392394093

 

 

 


Luigi Petrosino - Grafico e Pittore

 

Bottega Federiciana delle Arti

 

 

Dove saremo

Area Riservata

La supremazia della voce: I Tallis Scholars Stampa E-mail
Oltrecultura: Recensioni Musica © - Cameristica ®
Scritto da Katia Cherubini   
Venerdì 03 Febbraio 2017 00:09

La sera di mercoledì, 1 febbraio 2017, per il cartellone dell’ Associazione Scarlatti, il pubblico napoletano ha potuto ascoltare uno dei concerti più suggestivi fra quelli proposti nella stagione 2016/17.
Protagoniste le purissime voci dei Tallis Scholars che, sotto
la direzione del loro fondatore, Peter Phillips, nominato nel 2005 Chevalier de l’Ordre des Arts et des Lettres dal Ministero della Cultura francese, come riconoscimento del lavoro dedito alla ricerca e all’esecuzione della polifonia rinascimentale, hanno attraversato un arco di tempo che da Peter Philips è arrivato ad Arvo Pärt, dal Cinquecento ad oggi.
I Tallis Scholars costituiscono uno dei più illustri gruppi polifonici del mondo, h
anno avuto l'onore di essere invitati a cantare nella Cappella Sistina, in occasione dell'inaugurazione del restauro degli affreschi di Michelangelo.
Nato nel 1973, specializzato nel canto senza strumenti, che a partire dal nome, ispirato al compositore inglese elisabettiano Thomas Tallis, il gruppo ha raggiunto l’apice nella tessitura delle voci “a cappella”, s
oprattutto nella brillantezza del timbro e nella qualità delle voci adatte al repertorio rinascimentale, dalla perfetta intonazione dove non viene tralasciato alcun dettaglio rendendo chiara la percezione dei testi.
H
anno presentato un intenso programma, confermando sempre di più i risultati del loro peculiare lavoro dedito al raggiungimento di una purezza e chiarezza del suono, base di un repertorio che dai classici inglesi come William Byrd, Thomas Tallis e John Taverner, passando per la scuola italiana di Palestrina e Allegri arriva fino al minimalismo musicale del contemporaneo Arvo Pärt, uno dei più grandi musicisti viventi, e che s’adatta perfettamente alle emozioni più profonde degli ascoltatori, favorendo quel guardarsi dentro che ognuno di noi regala a se stesso nel momento in cui si pone in ascolto di suoni o melodie carezzevoli e dolcissime, non aggressive e prepotenti, ma portatrici di un senso spirituale ( quello di Pärt è definito, appunto, “minimalismo sacro”).

Il primo a essere eseguito è stato Peter Philips (1561-1628), un cattolico sotto il regno protestante di Elisabetta I, con il mottetto Cecilia virgo, dedicato a Santa Cecilia, perfetta fusione di una controllata costruzione contrappuntistica e di elementi tipici dello stile madrigalistico inglese, seguito dall'essenziale ed elegante Leroy Kyrie di John Taverner (1490 – 1545), con ogni probabilità il compositore più importante della sua epoca. Egli, avendo come stile di riferimento quello italiano, trasformò una complessa tradizione musicale in stilemi di chiarezza e dolcezza che per un secolo avrebbero poi caratterizzato la musica inglese. Fu soltanto dopo la Riforma della chiesa anglicana che il Kyrie entrò a far parte dell’Ordinario della Messa. Prima di allora, il movimento veniva trattato a sé, con una propria serie distintiva di canti melodici a lui associati. Contrappunto ricco ma estremamente chiaro ed elegante quello del meraviglioso Nasciens Materdi Jean Mouton (1459-1522), anch’egli di ambito culturale franco-fiammingo, la cui reputazione, già descritto da un contemporaneo come “l’uomo più umile sulla faccia della terra”, fu poi oscurata da un suo stesso allievo, Adrian Willaert, fondatore della scuola musicale veneziana altorinascimentale. A seguire, un salto nella contemporaneità con un insolito Arvo Pärt (1935) e il suo dramma musicale meditativo The Woman with the Alabaster Box che, pur se immediatamente riconoscibile come opera di Pärt, pone maggiormente in rilievo l’armonia piuttosto che la tessitura vocale. Più tipico della scrittura corale di Pärt, Tribute to Caesar che, tra consonanze e dissonanze, racconta, in una sorta di drammatizzazione, l’incontro di Gesù con i farisei. Un ritorno all'Inghilterra dei Tudor, con la musica di Thomas Tallis, altro esponente del difficile passaggio storico-religioso tra l'ortodossia cattolica e il protestantesimo, che ci offre l’antifona votiva Sancte Deus risalente, forse, al suo primo periodo compositivo. Il testo è di chiara derivazione cristiana, anche per l'uso della lingua latina. Poco si sa del Libera nos, salva nos (I e II) di John Sheppard, se costituisce opere separate o le due metà di un’unica composizione, ma i collegamenti e le continuità strutturali che ci sono fra le due versioni deporrebbero fortemente a favore della seconda ipotesi. Entrambi i brani sono molto meditativi, e traggono forza e intensità proprio dalla loro esecuzione in sequenza. Il pubblico è stato accompagnato in un crescendo emotivo che ha raggiunto il suo culmine con la vibrante esecuzione del Miserere di Gregorio Allegri (1582-1652), sicuramente il più grande trionfo musicale del coro papale nella prima metà del Seicento, composto sul Salmo 51 e il cui stile gregoriano monodico viene interrotto da squarci polifonici con ben nove diverse linee di canto che s’intrecciano. Utilizzare i testi del Miserere divenne abitudine comune tra i compositori per la base di composizioni a canone, con l'intento di mettere in mostra le proprie doti tecniche e la bravura polifonica. Pur se breve, il Miserere nostri di Tallis è un doppio canone a sette parti che, pur presentandosi estremamente complesso, trasmette un'incredibile leggerezza.
Il
Miserere mihi di Byrd (1539?- 1623) fu pubblicato in un volume di Cantiones Sacrae stampato nel 1575, assieme al Miserere nostri di Tallis. Morbidezza ed equilibrio delle voci caratterizzano il Nunc dimittis di Giovanni Pierluigi da Palestrina (1525-1594), capostipite della Schola Romana, dichiaratamente a favore della chiarezza espressiva e della rinuncia agli artifici contrappuntistici formali. Il Nunc dimittis di Pärt, invece, presenta le voci che si dipanano in maniera flessibile, dando vita ora a una sorta di dialogo alternato, ora a una più compatta omofonia in stile corale. Energia e inventiva si riscontrano in Which was the Son of, opera insolita per il minimalista Pärt, che prende un testo biblico basato sulla ripetizione “ipnotica” della genealogia di Gesù, dal Vangelo di San Luca, e lo mette in musica in una sequenza di variazioni, ripercorrendo le generazioni all’indietro, nome per nome, fino ad arrivare a Dio.Cantate domino di Monteverdi è il brano che il direttore ha scelto di eseguire a seguito della calorosa richiesta di un bis, per il 450esimo anniversariodella nascita del grande musicista.A chiusura del concerto, l’intera platea ha applaudito a lungo la perfezione del suono e dell' intonazione, risultati di una performance che non ha fatto altro che confermare e consolidare il successo dei Tallis Scholars in tutto il mondo.

Katia Cherubini

 

Lettori nel 2016

mod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_counter
Verificati > 1 milione di lettori nel corso del 2015 -------------------- Previsti > 1.200.000 lettori nel corso del 2016