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Sgarbi. Un'altra faccia della realtà di Caravaggio Stampa E-mail
Oltrecultura: Eventi Arti Figurative - Oltrecultura: Eventi Arti Figurative
Scritto da Marisa Paladino   
Domenica 19 Febbraio 2017 16:57

Il tour di Vittorio Sgarbi in Caravaggio partito nel 2015 è una maniera, ormai, che non sorprende, anzi risulta molto gradita al pubblico. Una conferenza-spettacolo per avvicinarsi alla storia, alla filosofia, in questo caso all'arte, attraverso la competenza e la comunicativa dell'oratore di turno.
La conferma anche a
Salerno, dove il noto critico è andato in scena al Teatro Verdi il 17 febbraio 2017, un tutto esaurito, merito di questo istrionico affabulatore che racconta la vita del pittore lombardo attraverso le sue opere, in una prospettiva anticonvenzionale, rendendo del tutto contemporaneo il Seicento. Caravaggio,infatti, ha legami ideali con Pier Paolo Pasolini, influenza l'autore di Scritti corsari che ebbe la sua “folgorazione figurativa” proprio ascoltando a Bologna le lezioni di Roberto Longhi, a sua volta uno dei maggiori studiosi di Caravaggio. Vittorio Sgarbi coglie le molteplici comunanze artistiche e di vita, una migrazione a Roma per avere migliori opportunità espressive, il successo e l'inserimento di entrambi nei migliori ambienti romani, un'ossessione mai nascosta per un mondo ai margini, popolato di gente di malaffare e ragazzi di 'vita'.
E non finisce qui, eretici e geniali, cultori di una religiosità
sui generis, capaci di sublimare nell'arte una fame di realtà, moriranno sullo stesso litorale tirrenico, Porto Ercole e Ostia sono infatti l'approdo di destini presagiti e senza scampo.
Sgarbi ha scelto l'orazione di
Moravia ai funerali di Pasolini, (ri)ascoltarla in sala rende lo sgomento della perdita di questo grande artista, morto “nel fiore degli anni”, ebbene, accadde anche a Michelangelo Merisi detto il Caravaggio. La riflessione ci introduce al tema principale dello spettacolo che grazie ai mezzi tecnici a disposizione, e la visual art di Tommaso Arioso, consente di godere di splendide riproduzione dei dipinti sui tre grandi schermi luminosi.

Le opere sono quasi palpabili, la risoluzione d'immagine eccellente ed il bastone di legno di Moravia, regalato a Sgarbi, diventa il puntatore d'eccezione usato per la presentazione. Il violino di Valentino Corvino, dal vivo con i suoi pezzi ad innesti anche elettronici, scandirà sin dall'inizio lo spettacolo, tra virtuosismi e modernità sonore, consentendo di far prendere fiato alla maratona oratoria di Sgarbi, il tutto nel perfetto equilibrio e compattezza d'insieme della regia, firmata da Angelo Generali, che ha curato anche le luci di scena. E' la volta, poi, di Roberto Longhi uno dei massimi studiosi di Caravaggio, professore e storico dell'arte, che influenzerà Pasolini con le sue lezioni universitarie bolognesi. Un innovatore del '900, Sgarbi gli rende un tributo entusiasta, con lui la storia dell'arte non sarà più come prima, rilegge infatti il realismo di Giotto e Masaccio, dà visibilità ad un mondo di artisti che operavano nel Rinascimento, oltre i confini toscani e fiorentini, i pittori ferraresi ad esempio. Le monografie sull'artista lombardo saranno pietre miliari per tutti gli studiosi che seguiranno, riuscirà infatti ad azzerare l'oblio dei due secoli precedenti, rendendo Caravaggio artista sempre più studiato, amato e conosciuto. Sgarbi racconta le passioni giovanili del pittore nel ritrarre corpi adolescenti, nudi e dalla fisicità esibita, che diventano per Pasolini elementi d'ispirazione per Ragazzi di vita del 1955, ma anche l''ossessione' sessuale che il poeta consumava nelle notti romane, rimorchiando ragazzi di borgata. I dipinti Fanciullo con canestro di frutta, Sonatore di liuto, l'ammiccamento ingenuo ed il mezzo sorriso del fanciullo ritratto inAmor Vincit Omnias non ricordano, forse, i volti di un Ninetto Davoli, Franco Citti o proprio l'assassino del poeta Pino Pelosi? Non avremmo mai fatto questi accostamenti, ma di fronte ai dipinti a confronto con le loro fotografie, sembra davvero difficile non concordare con il grande critico. Bacco e Il Bacchino malato ricordano, invece, i modelli agghindati da fauni che il barone von Gloedel amava fotografare a Taormina, a cavallo tra l'800 e il '900, anche loro umili figli di contadini e pescatori del posto. Caravaggio però è anche un fotografo ante litteram che nel dipinto il Ragazzo morso da un ramarro, oggi alla National Gallery di Londra, coglie l'estrema verità di questo dolore improvviso, trasferendolo con studiato realismo nella smorfia del viso, quasi un fotogramma che immortala il momento clou dell'azione, alcuni secoli dopo l'obiettivo di Robert Capa catturerà con la foto del Miliziano morente un drammatico momento della la guerra civile spagnola. La Vocazione di San Matteoin San Luigi dei Francesi, prima opera esposta al pubblico, apre un capitolo di fama e successi, Caravaggio ha protezioni e commesse pubbliche, nel quadro la scena è centrata sul gesto del Cristo che si muove nella direzione di un potente fascio di luce indicando Matteo, è certamente frutto di maestria pittorica l'utilizzo dei chiaroscuro e della luce come elemento narrativo, ma occorre sottolineare che diventeranno sempre più tratti distintivi delle opere di Caravaggio. La Conversione di San Paolo nella Cappella Cerasi esprime, invece, una potenza rappresentativa nei volumi della figura del cavallo, la scena è senza cielo e la posa scorciata di Saulo, a terra con le braccia spalancate, sembra testimoniare la visione del pittore aliena da ogni trascendenza. Anche qui un gioco di luce e una forte capacità compositiva, eppure di Caravaggio non esiste un disegno, ci raccontano il segreto di una pittura così catturante. Lo è anche Sgarbi con la sua narrazione, un fluire in piena del racconto di una vita, che non sarà soltanto genio ma anche sregolatezza, arrestato per ingiurie e porto d'armi abusivo, Caravaggio finisce per uccidere anche in una rissa tal Ranuccio da Terni. Sono i tempi più difficili, dipinti rifiutati ed incompresi nella religiosità anomala, le prostitute modelle, nei quadri la Morte della Vergine o la Madonna dei Pellegrini turbano non poco, e lo “schiamazzo popolare” si rivolta verso la sempre più sofisticata aderenza al vero del pittore. Il conferenziere padroneggia le opere ed i particolari, ogni tanto compie piccole deviazioni aneddotiche, rivendica il crocifisso ed il presepe nelle aule delle scuole, quale testimonianza di identità culturale, la cui presenza c'è anche nella pittura di questo 'maledetto' artista. La Cena di Emmaus nelle due versioni, la prima alla National Gallery e la successiva a Brera, dipinta cinque o sei anni dopo, sono l'occasione per una svolta espressiva dell'arte caravaggesca, accade proprio dopo l'uccisione di Ranuccio per un presunto indebitamento.
Vi è una diversa maggiore cupezza, che dopo la condanna a morte, quando inizieranno le peregrinazioni più a sud di Roma, si unirà ad elementi ancora più tesi e drammatici.
Tra i dipinti di questo periodo la celebre tela le
Sette opere di misericordia, animata rappresentazione teatrale di uno squarcio di vita tra i vicoli napoletani, da Napoli il fuggitivo ripara a Malta, dove dipinge la Decollazione di san Giovanni Battista, realismo assonante con le decollazioni del fanatismo islamico dei nostri giorni.
A Siracusa dipinge il capolavoro in assoluto più tragico, di un realismo che impressiona quanta disperazione trasuda, il
Seppellimento di santa Lucia che il critico confessa di amare molto, uno spazio architettonico accennato ed una minore plasticità delle figure, ritratte su scala minore, riflettono il momento di una sepoltura quasi distratta, disperato e tragico intanto è il vissuto di quegli anni. Messina, Palermo, la fuga inarrestabile fino alla morte su quel litorale tirreno, dove cento chilometri più a sud si consumerà anche la tragica fine del poeta friulano. Arrivato a noi grazie alle intuizioni di Roberto Longhi, il pittore forse più amato ci ha appassionato grazie anche alla puntualità critica e alle capacità comunicative di chi ne parla nei teatri italiani, rendendoci vicino ed accessibile uno dei più complessi pittori della nostra storia dell'arte.
Una platea incollata alle poltrone per oltre due ore e mezza, a sentire parlare di pittura, con competenza dotta e leggerezza invidiabile, un miracolo che a
Vittorio Sgarbiriesce con facilità e naturalezza, anche in un tempo veloce fatto Internet e connessioni a fibre ottiche.

Marisa Paladino

 

 

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