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Scritto da Dario Ascoli   
Venerdì 10 Aprile 2009 16:36

Die Walküre
Prima Rappresentazione:Monaco di Baviera, Königliches Hof und National Theater, 26 giugno 1870

Direttore: Franz Wüllner

Die Walküre è il secondo capitolo del cosiddetto Der Ring des Nibelungen (L’Anello del Nibelungo), ovvero della Tetralogia wagneriana, che si apre con Das Rheingold, prosegue con Die Walküre, Siegfried. e si conclude con Götterdämmerung.
Wagner
impiegò 25 anni per comporre l’intero “poema” nibelungico come egli amava definirlo, le fonti letterarie a cui attinse sono tutte medievali e principalmente islandesi - come Edda Poetica e Edda in prosa (di Snorri Sturluson (1178-1241)), e la Volsunga saga - e tedesche come Niebelungenlied; su tutte il musicista operò un adattamento, un’integrazione e un’ “ellenizzazione” molto approfonditi.
La maggior parte dei testi che costituiscono l'Edda è contenuta nel Codex Regius, un manoscritto ritrovato nel 1643 e si ritiene che Snorri ( e non Saemund il saggio, a cui erroneamente fu attribuita per secoli) la compose basandosi su testi vichinghi più antichi.
L’ Edda è in realtà un’opera doppia e di autori diversi, perciò andrebbe distinta in Edda Poetica e Edda in Prosa, quest’ultima elaborata interamente da Snorri.
Nel XX secolo, certo anche influenzato dall’opera wagneriana, Tolkien, ispirandosi alle medesime saghe nordiche cui si riferisce l’opera di Snorri Sturluson, scrisse The Hobbit  e The Lord of the Rings  (Il Signore degli Anelli), che tanta fortuna hanno incontrato prima come romanzo e poi, ancor più, nella versione cinematografica.
La tetralogia può essere, schematicamente e un po’ forzatamente, ricondotta a quattro relazioni fondamentali, tre contrapposizioni e un’equazione:
Das
Rheingold : Amore contrapposto ad Avidità
Die Walküre : Amore contrapposto a Legge
Siegfried: Amore contrapposto a Libertà
Götterdämmerung: Amore = Rinuncia, Sacrificio, Redenzione
Wagner dedicò oltre un lustro allo studio delle fonti e tale fu l’impegno che non si trova alcuna traccia di materiale musicale destinato alla Tetralogia per oltre un decennio.
Era manifesta la volontà di disporre dell’intero corpus letterario del poema, prima di dare inizio al processo compositivo musicale, e ciò affinché l’autore potesse predisporre e distribuire nell’intero Anello i motivi unificanti e caratterizzanti i personaggi, gli oggetti e le situazioni.
E’ del 1853 la prima edizione a stampa, ad opera e ad uso di privati, del Poema, e solo del 1863 la definitiva, corredata di una celebre prefazione, ricca· di indicazioni piuttosto prescrittive circa lo spazio teatrale in cui la Tetralogia si sarebbe dovuta rappresentare.
La colossale composizione wagneriana ispirata all’esaltazione dei miti , dei tabù e dei totem delle radici germaniche, non aveva grandi possibilità di essere rappresentata sul territorio tedesco, a causa dell’interdizione comminata al musicista e alle sue opere, condannato per aver partecipato in forma “militante” ai moti rivoluzionari di Dresda del 1848.
La gestazione della Tetralogia avvenne quindi in esilio e solo nel 1864, ottenuto l’appoggio di Ludwig II di Baviera, la stesura venne completata con il III atto del Siegfried e dell’intero Götterdämmerung. La prima esecuzione di Die Walküre avvenne il 26 giugno del 1870, ma l’intero ciclo venne rappresentato solo nel 1876 nel teatro di Bayreuth , costruito secondo le indicazioni del maestro. Tentiamo di collocare il lavoro monumentale di Wagner nella temperie culturale della Germania della seconda metà del XIX secolo.
Il romanticismo tedesco fu attraversato dal pensiero costante, quasi ossessivo, di accreditare una mitologia delle origini germaniche che, in qualche misura, inglobasse, reinterpretandola, la cultura greca.
Due ordini di motivazioni per molti versi contrastanti si delineavano: da un lato un ideale di panmitologia unificante che facesse giustizia dell’antico appellativo di “barbaro” attribuito ai popoli sassoni e vichinghi, dall’altro un sentimento di superiorità germanica, reazione ad un millenario complesso di subalternità culturale e mirante all’enucleazione di radici autonome che non denunciassero debiti nemmeno nei confronti delle grandi tradizioni religiose monoteiste.
L’epica germanica tende a sovrascrivere archetipi, miti, totem e tabù delle Antiche Scritture e del Corano, andando, viceversa, dopo una reinterpretazione medievale prima e romantica poi, a radicarsi in ideali del più oscurantista Cristianesimo, quello guerriero e intollerante delle Crociate. Ci troviamo di fronte ad un’opera di dissodamento che prelude all’accoglimento di quell’ humus in cui attecchì il seme delle paranoie e delle farneticazioni antisemite e razziste. Nel Rheingold , che apre il ciclo, l’archetipo del male è rappresentato da Alberich, il quale, a differenza del Lucifero delle Scritture, non si macchia del peccato di presunzione, ma di quello di avidità, per appagare la quale finisce col rinunciare all’ amore; egli ruba l’ oro del Reno (che assume il ruolo di fiume sacro tedesco, così come il Nilo, il Giordano o il Tevere, ma solo per certi versi) con cui forgia l’Anello che è il totem unificante che simbolicamente racchiude l’intero ciclo nibelungico. In Die Walküre l’ Amore si prende una rivincita, contrapponendosi alla legge, all’obbedienza, ma non ne viene fuori vincitore. Non può non colpire la centralità dei valori materiali nelle saghe nordiche, quantunque e comunque rielaborate; i sacrilegi più vituperati, ma anche i più diffusi, sono, in realtà, “crimini contro il patrimonio”: furti, mancate restituzioni di debiti o riscatti; la vicenda incestuosa in fondo non assume prevalenza nei confronti del furto dell’oro e, anzi, viene, in definitiva più che giustificata, addirittura esaltata. E’ una mitologia che propone una morale pragmatica, funzionale alla legittimazione di un popolo di mercanti e di guerrieri, per il quale la redenzione non è prerequisito per la vera grandezza, ma, al contrario, è intimamente connessa con la caduta, la sconfitta, la Götterdämmerung. Tutte le culture hanno cercato di inglobare, reinterpretandoli, i miti e divinità di quelle che le hanno precedute, pensiamo al mito di Enea con cui la civiltà romana aveva scelto di attribuirsi ascendenze da un popolo nobile, benché sconfitto, ricavando, anzi, dalla disfatta, un propulsivo desiderio di rivalsa, ma aveva importato l’intero “apparato di divinità” del mondo greco che, è bene si rifletta, era il medesimo di quello troiano, comune cioè ai due popoli contrapposti in una guerra combattuta per motivi di onore o di rivalità e non, almeno secondo la leggenda, per vile moneta. Tornando alla Tetralogia, Die Walküre inizia, in continuità col Rheingold allorché Wotan, per riscattare Freia , la dea dell’amore e della giovinezza, deve consegnare ai Giganti, l’ oro del Reno e l ‘ Anello. L’incesto tra i fratelli Welsunghi , Siegmund e Sieglinde, da cui sarà procreato Siegfried e la subalternità della donna terrena, come severa condanna, sono i due concetti fondamentali dell’opera. Mentre nelle culture ebraico-cristiano-arabe l’incesto (al più sottinteso per l’inevitabilità, stante il racconto della Genesi), viene condannato e deplorato senza alcun tentennamento, nella saga del Welsunghi il concepimento di Siegfried da parte degli amanti gemelli viene eletto a mito perchè è l’atto che promuove la “distillazione” della stirpe superiore e la genesi dell' eroe vero. Le Walkirie sono le figlie di Wotan, vergini guerriere, a cui spetta il compito di condurre nel Walhalla gli eroi caduti in battaglia, la rocca fatta costruire da Wotan stesso a immagine della grandezza degli dei. Nella memoria musicale dei più, Die Walküre è rappresentata dalla cosiddetta “cavalcata”, che indubbiamente evoca molto efficacemente l’incedere impetuoso e fiero delle vergini guerriere. Sieglinde è sposa di Hunding, della stirpe dei Neidinge, ostile a quella dei Welsunghi , a cui ella e il sui gemello Siegmund, da cui è separata dalla nascita, appartengono; Wotan viene indotto dalla moglie Fricka a condannare gli incestuosi, colpevoli inoltre di adulterio, e l’ esecuzione del verdetto è affidata a Brünnhilde. Quest’ultima, pur consapevole di andare incontro alla punizione paterna, disobbedisce realizzando in tal modo l’intimo desiderio di perdono di Wotan, non si sa quanto ispirato dalla pietà o piuttosto dall’ orgoglio per la mitica procreazione dell’ eroe dell’ Anello: Siegfried ,attesa quasi messianicamente. Brünnhilde interviene nel duello d’onore tra Siegmund e Hunding per difendere il welsungo, ma Wotan si getta tra i contendenti perché il volere di Fricka si compia, distrugge la spada magica Nothung con la propria lancia , permette che Hunding uccida Siegmund ma poi abbatte anche il neidingo. Siegfried sarà l’eroe che ricostruirà la nothung, sconfiggerà il drago Fafner (in cui il gigante del Rheingold si è trasformato) per impossessarsi dell’ Anello. La Walkiria Brünnhilde viene condannata a perdere la propria condizione di soprannaturalità e a divenire una donna mortale sottomessa al volere di un marito, nell’attesa Wotan la sprofonda in un lungo sonno, protetta da una cortina di fuoco. Questa, in sintesi, la trama che, in fondo, è alquanto scarna benché assolutamente adatta ad ospitare gli elementi simbolici che fanno di Die Walküre il tassello fondamentale del Ring, rompendo la compiutezza del Rheingold e aprendo la saga nibelungica agli sviluppi che seguiranno fino alla caduta degli dei, alla Götterdämmerung.
Die· Walküre è una tragedia nella forma classica, non è semplicemente un dramma dall'epilogo funesto, piuttosto è una vicenda in cui si genera una contrapposizione dialettica tra due ordini di istanze morali elevate e parimenti legittime, ma tra loro inconciliabili e che ineludibilmente conducono all'annientamento dell'eroe. Nel nihil finale, secondo Schiller, risiede la massima purificazione, la sola che prescinda dalla necessità di sintesi dei contrapposti obblighi morali.
Wotan
possiede un simbolo di potere (la cui simbologia fallica è evidente) rappresentato da una lancia derivata dal "frassino del mondo", sulla quale, a simboleggiare la natura condizionata, diremmo costituzionale, del comando, sono incise le rune, ossia le leggi inviolabili a cui tutti, divinità comprese, devono sottostare.Assunta la definizione di tragedia ed esaminate le possibili funzioni narrative sviluppabili, si ritrova quanto già Aristotele aveva desunto e gli idealisti tedeschi ripreso e argomentato, vale a dire che i protagonisti delle tragedie non possono che essere nobili o condottieri, poichè ad essi e solo ad essi compete l'onere delle decisioni da cui il conflitto morale può scaturire. Poco o nulla interessa che da quelle decisioni le vite di molti, donne e uomini senza rango, dipendano e che, senza assurgere agli onori dei titoli di un'opera, quelle vite saranno spezzate, senza che ad esse si dedichino esametri o endecasillabi. Anche la fine del dio è autodeterminata, in un certo senso, come ebbe a dire Nietzsche: "... egli è preso dalla nausea per la potenza, che porta in grembo il male e la schiavitù, (...) egli stesso desidera la fine che incombe da lontano. E' solo ora che accade ciò che prima aveva tanto desiderato: appare l'uomo libero e senza paura".C'è tutto il mito del superuomo, ma come non rilevare una reintepretazione in chiave di mitologia nordica, della· Novella per eccellenza della Passione e della Redenzione ? Molti punti di contatto furono rilevati dallo stesso Wagner tra il personaggio di Brünnhilde e la figura mitologica di Antigone.
L’eroina greca viola consapevolmente le leggi dello stato per ubbidire a quelle del sentimento, dando sepoltura al fratello Polinice, perito nella guerra civile; il gesto le costa la vita.
Tuttavia
Wagner amava sottolineare che l'insubordinazione ebbe come conseguenza lo sfaldamento della tirannide. “Antigone non capiva nulla di politica: ella amava.
Amava Polinice perché era suo fratello? No, lo amava perché egli era infelice e solo la suprema forza d’amore poteva redimerlo dalla sua maledizione. […] Antigone disse ai pii cittadini di Tebe: […] ora condannatemi, poiché agisco per puro amore verso l’essere umano; e sarà colma la misura della vostra malvagità. Ed ecco: la maledizione d’amore di Antigone distrusse lo Stato! […] O santa Antigone, ora t’invoco! Agita la tua bandiera, affinché sotto di essa noi distruggiamo e redimiamo! “ (R.Wagner “Opera e Dramma”) Incesto, disobbedienza, legge degli uomini e legge degli dei sono i temi dominanti di
Die Walküre, insieme alla messianica attesa dell'uomo puro che possa ergersi al di sopra di quelle stesse leggi che angustiano Wotan.
Una struttura etica che predispone alla giustificazione di teorie di superiorità razziale e dell'esigenza dell'avvento di un leader non assoggettato a contratti sociali o a leggi dello stato e degli uomini. Non compare la croce cristiana, ma da qualche parte, non troppo nascostamente, gli ideologi ne stavano piegando ad uncino i bracci! Lo stesso congiungimento incestuoso, poiché finalizzato alla procreazione di un superuomo che possedesse l'assoluta purezza razziale di un concepimento da due gemelli identici, viene molto più che giustificato e assolto, ma diviene metafora di selezione genetica al di là e al di sopra di qualsiasi tabù.
Nei progetti del
Wagner rivoluzionario del 1848, l'opera centrale sarebbe dovuta essere Siegfried, nella quale la morte dell'eroe avrebbe rappresentato la liberazione dell'umanità dalla schiavitù del capitale, ovvero dell' oro. Das Rheingold e Die Walküre, rispettivamente prologo e antefatto mentre Götterdämmerung avrebbe dovuto chiudere il ciclo esaltando la fine di divinità assoggettate a leggi e a meschinità al cospetto del sorgere dell'uomo nuovo.
Tuttavia Guido Salvetti ravvisa anche un ripensamento, un indebolimento della carica rivoluzionaria che avrebbe suggerito a
Wagner non tanto di porre al centro Siegfried e il suo contenuto "messianico" allo scopo di prepararne l'evento e di mostrarne le conseguenze, quanto di realizzare un'opera ciclica in cui il valore poetico supportasse quello filosofico-politico, incrinato dopo i fatti di Dresda.
Dal punto di vista musicale Die Walküre è rispettosa dei nuovi dettami del Musikdrama. Il principio del Musikdrama era, nei disegni di Wagner, motore di avvicinamento dell'opera al teatro di prosa. Il nuovo modello prevedeva l'abbandono delle forme chiuse e simmetriche a favore di un fluire continuo di recitativo-arioso , incentrato sulla parola e veicolato da un flusso sinfonico ininterrotto, in cui cui compaiono i Leitmotive, termine non coniato da Wagner, ma ormai entrato nell'uso comune. L'episodio musicale più celebre in
Die Walküre è senza dubbio quello noto come "cavalcata delle valchirie", ma l'intera partitura è costellata da nuclei leitmotivici legati ai personaggi, agli oggetti simbolici e anche ai sentimenti. A melodie aperte, bene inserite nel fluire sinfonico, sono correlati i momenti sentimentali degli amanti-fratelli e del sentimento paterno di Wotan.

La trama in breve
ATTO PRIMO
Nella dimora di Hunding giunge uno sconosciuto per ripararsi da una tempesta. L'uomo è esausto e Sieglinde, moglie di Hunding, della stirpe dei Neidinge, lo ristora secondo quando prescritto dalle leggi di ospitalità. Giunge
Hunding che, pur se non di buon grado, onora il sacro dovere dell’ospitalità, restando sconcertato di fronte alla straordinaria somiglianza tra lo straniero e Sieglinde. L'ospite racconta di essere vissuto nella foresta con il padre Wolfe, poi scomparso nel giorno in cui uomini della stirpe nemica dei Neidinge gli aveva bruciato la casa, ucciso la madre e disperso la sorella gemella. Egli narra , poi, di avere invano tentato di impedire che una fanciulla fosse condotta a nozze contro la sua volontà. Hunding realizza che lo straniero è il suo acerrimo nemico e lo sfida ad un duello che si dovrà tenere la mattina seguente. Ma il fuggitivo (Siegmund) è fiducioso che, secondo quanto promesso dal padre, nel momento del pericolo gli apparirà una spada in soccorso. Approfittando del sonno del marito, a cui ha somministrato una pozione, Sieglinde confessa al rifugiato che , durante le sue nozze con Hunding, un vecchio con un occhio bendato aveva conficcato una spada nel frassino che si trova nel centro della stanza, dichiarando che essa sarebbe appartenuta al solo in grado di estrarla. Sieglinde si rende conto che il suo ospite è l’eroe cui è stata destinata e si sente attratta da lui. L'uomo confida alla donna che suo padre Wolfe, altri non era se non Velsungo: i due sono fratelli, figli di Wotan, il re degli dèi. Sieglinde attribuisce al fratello il nome di Siegmund, ovvero “colui che protegge con la vittoria”.Siegmund estrae la spada dal frassino, e la battezza Notung ovvero “figlia della necessità” e la consegna a Sieglinde come dono di nozze. I due, pur consapevoli del legame di consanguineità, si uniscono in amplesso amoroso.


ATTO SECONDO
Paesaggio selvaggio e roccioso. Wotan incarica Brünnhilde, la sua valchiria prediletta, di difendere Siegmund nel duello con Hunding. Ma Fricka, consorte del dio e divinità tutelare dei sacri vincoli matrimoniali, reclama giustizia per l'adulterio incestuoso di Sieglinde e Siegmund.
Wotan ritiene sacrilego, invece, il matrimonio forzato, e benedice l’unione amorosa della nuova coppia. Fricka è severa con Wotan e lo rimprovera di dedicarsi troppo alle battaglie accanto alle valchirie; il dio le rivela che l'unica salvezza per gli dei risiede nella venuta di un eroe che, liberato dalla legge divina, li difenda per sua scelta cosciente. Fricka è inamovibile: Siegmund non è libero perché ha conquistato Notung guidato da Wotan; dovrà soccombere nel duello. Con profondo dolore Wotan cede alla volontà di Fricka e giura che non si opporrà. Torna Brünnhilde, Wotan ricorda i misfatti del Rheingold :il furto dell'oro alle ondine da parte Alberich e, con esso, la forgiatura dell’anello maledetto, che garantisce il dominio sul mondo, poi l'erezione del castello del Walhall, ad opera dei giganti Fasolt e Fafner e pagata con l’oro e l’anello sottratti ad Alberich. Il presagio della fine è espresso da Erda, l’onnisciente. Wotan con lei ha generato le nove valchirie, insieme alle quali si era procurato un esercito di veri eroi, caduti in combattimento, ora disposti a difesa del Walhall. Se Alberich tornasse in possesso dell’anello che ora è nelle mani di Fafner, trasformatosi in drago dopo aver ucciso il fratello Fasolt, per gli dèi sarebbe la caduta. Wotan ammette il fallimento del proprio progetto perché egli è un dio costretto, per primo, a rispettare le leggi stabilite a tutela dell'armonia del mondo. Si prepara alla fine e invia la propria benedizione al futuro figlio del Nibelungo e minaccia Brünnhilde, se interverrà a favore di Siegmund, il quale deve cadere in duello. Brünnhilde annuncia a Siegmund la morte imminente, e che lo condurrà al Walhall, dove ritroverà il padre, ma Sieglinde non verrà con lui; l'eroe allora si ribella e rifiuta di seguire la valchiria, decidendo di sfidare Hunding, pur sapendo di non poter contare sull’appoggio del padre. Commossa , Brünnhilde annuncia a Siegmund che Sieglinde aspetta un figlio da lui; Siegmund si propone di uccidere l’amata, pur di non separarsene, e Brünnhilde, allora, disobbedendo a Wotan, s'impegna a proteggerlo. Hunding accorre e Sieglinde rammenta il proprio rapimento e l'incendio della casa: i due uomini sono uno di fronte all'altro e si apprestano a duellare. Brünnhilde sta per difendere Siegmund, ma irrompe Wotan, che frantuma la spada di Siegmund con la propria lancia, permettendo ad Hunding di uccidere il nemico. Brünnhilde fugge portando con sé Sieglinde , dopo aver frettolosamente raccolto i frammenti della spada. Wotan è addolorato per Siegmund, che egli non ha potuto aiutare in ossequio alle leggi, ma ora il dio punisce Hunding e corre ad inseguire la figlia disobbediente.


ATTO TERZO
Una tempesta sulla cima di un monte; le valchirie conducono al
Walhall gli eroi caduti in battaglia. Brünnhilde,giunge con Sieglinde; le sorelle acconsentono a proteggerla dalla furia di Wotan, avendo appreso che la donna ha in grembo il figlio di Siegmund. Le valchirie suggeriscono a Sieglinde di rifugiarsi le consigliano di rifugiarsi laddove il drago Fafner custodisce l’anello, e dove Wotan evita di recarsi. Brünnhilde e Sieglinde si salutano e la valchiria consegna i frammenti della Notung alla donna, perché della spada si servirà il più grande fra gli eroi: suo figlio, che si chiamerà· Siegfried ovvero “pace di vittoria”. Wotan sopraggiunge irato, ma le sorelle nascondono dapprima Brünnhilde, la quale presto di rivela. Wotan sentenzia:per avere trasgredito al proprio dovere, ella non sarà più valchiria, ma ridotta a donna mortale e lasciata in preda al primo uomo che la incontrerà. Brünnhilde supplica Wotan di risparmiarle la terribile sorte, e gli confida che la stirpe dei Velsunghi avrà presto il più straordinario e magnifico fra gli eroi. Wotan ,
dapprima severo, alla fine acconsente ad avvolgere in una coltre di fuoco la rupe su cui si trova Brünnhilde, affinché solo un eroe coraggioso e libero possa penetrarvi Baciandola, addormenta la figlia e chiama il dio del fuoco Loge perchè innalzi la cortina di fiamme.

 

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