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Asher Fisch segni particolari:wagneriano Stampa E-mail
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Scritto da Dadadago   
Domenica 08 Novembre 2009 15:36
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Asher Fisch segni particolari:wagneriano
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La stagione sinfonica del Teatro di S. Carlo quest'anno nella programmazione si avvale di Maestri che si alternano nella direzione, ed un nome prestigioso nell'ambito internazionale, stimatissimo per la padronanza del repertorio wagneriano è stato ospite sabato 7 novembre 2009 presso l'Auditorium Scarlatti.
Asher Fisch, direttore musicale della New Israeli Opera nonché collaboratore di Daniel Barenboim al Der ring a Berlino e Bayreuth, non nuovo alla collaborazione con gli strumentisti napoletani, ritorna per una performance che lo vede nel doppio ruolo di solista e direttore d'orchestra.
Come brano d'apertura è stato presentato il Concerto per pianoforte n. 20 in Re minore K 466 di W. A. Mozart, un capolavoro per inventiva melodica, originalità formale ed equilibrio strumentale.
Oltre all'uso della tonalità minore (difatti è il primo scritto per tale strumento, seguito solo da quello in Do minore K 491) è l'approfondimento tra solo/tutti, e il linguaggio dalla sensibilità che sembra preannunciare il pathos romantico , a rendere tale composizione una pagina della letteratura pianistica di estremo valore.
Composto di getto nel 1785 ed eseguito dall'autore, sarà successivamente prediletto da Beethoven che compose due cadenze per il primo e l'ultimo tempo.
Il colore fortemente drammatico, sin dall'incipit sincopato dell'Allegro, pervade tutto il movimento, e anche nella Romanza (in Si bemolle maggiore) dal tema esposto dapprima dal pianoforte e poi ripreso dall'orchestra, non manca nella parte centrale uno sviluppo lontano dalle galanterie dell'epoca, in cui il solista è chiamato al "tocco cantabile e buon gusto nell'ornamentazione" (Abert).
Il conclusivo Allegro assai in forma di rondò, dai toni appassionati e profondi, risolve con una brillante coda nella fulgida tonalità maggiore. Read MoreNel suo duplice impegno Asher Fisch ci è sembrato incisivo soprattutto nel tempo centrale, abile nel gioco dei contrasti che anima l'intera composizione, elegante nel fraseggio, ma qualche veniale sbavatura interpretativa, facilmente rilevabile nella scrittura mozartiana, non fa assurgere questa esecuzione, pur di notevole livello, alla perfezione raggiunta spesso dai pianisti in tarda età.
Interamente dedicata a Richard Wagner, la seconda parte si apre con l'Ouverture del Rienzi, opera giovanile concepita seguendo i moduli grandiosi dell'opera francese, pagina magniloquente in cui i colori timbrici (con grande impiego degli ottoni) vengono resi in maniera sicura dall'orchestra, diventata maestosa nell'organico dopo l'assetto cameristico.
Il Maestro Fisch nell'approccio rivela la propria empatia stilistica al genere: attacchi imperiosi, dinamiche energiche, tempi congeniali, accenti puntuali, gesto fermo.
Anche nel tumulto festoso del terzo atto del Lohengrin, accompagnato dalla Marcia nuziale cantata dal Coro (preparato dal Maestro Salvatore Caputo), la sinergia tra direttore e orchestrali è ottima, con particolare esaltazione degli impasti tra archi ed ottoni.
La vocalità del Coro, qui come nel successivo brano "Entrata degli ospiti" dal Tannhauser è parsa equilibrata ed espressiva e l'affresco sinfonico dell' Ouverture di quest'opera, basata sulla "conflittualità dell'uomo fra amore ascetico religioso e amore voluttuoso sensuale" (D. Bousser), partitura di non facile lettura, con la vigorosa impronta di Fisch pur con le sue difficoltà, acquisisce chiarezza nelle linee melodiche ed introspezione linguistica.
Applauditissimo l'artista conclude l'excursus wagneriano staccando il preludio dei Maestri cantori di Norimberga, (senza appesantirlo come talvolta accade) rendendolo negli intrecci tematici brillante e pieno di slancio, a coronamento di una serata dove il piacere di ascoltare brani noti si coniuga con la bravura degli interpreti e l'esperienza  e la sensibilità di un grande direttore d'orchestra.
Dadadago
Le foto sono di Luciano Romano


 

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