La virtù preclara di Simone Alaimo per l' Elisir d'amore al Teatro Massimo Bellini di Catania Stampa
Oltrecultura: Recensioni Musica ©
Scritto da Dario Ascoli   
Giovedì 12 Novembre 2009 17:03
L' Elisir d'amore, siamo ripetitivi nel riaffermarlo, è una commedia in musica in grado di emozionare , far sorridere e commuovere ad ogni rappresentazione, sfidando mediocri regie, inette direzioni musicali e improbabili interpreti: laddove non giunga il risultato della produzione di cui si è spettatori, la memoria dell'ascoltatore, il ritorno ad una passata esperienza uditiva correlata ad una sola delle splendide pagine del melodramma donizettiano, opera il miracolo.
Dal 3 al 14 novembre 2009, al Teatro Massimo Vincenzo Bellini di Catania, se non al miracolo, alla magnanimità della memoria si è dovuto in alcuni frangenti far ricorso.
Pochi, maledetti e subito gli elementi positivi della produzione catanese:
Un impianto scenico semplice, realizzato con pochi mezzi ma efficace nell'essere tradizionale e fiabesco quanto il libretto suggerisce, realizzato da Camillo Parravicini e ripreso da Salvo Tropea; i costumi disegnati per accarezzare lo sguardo confortando l'immaginario senza voler sorprendere, quelli di Silvia Polidori.
Un coro, diretto da Tiziana Carlini, generoso e a tratti entusiasta, a dispetto delle difficoltà contrattuali contingenti , con una compagine orchestrale , accomunata nelle incertezze al complesso corale, dal suono generoso e dalle singolarità di assoluto rilievo.
Un mattatore del palcoscenico nel ruolo di Dulcamara del calibro di un instancabile Simone Alaimo e una coppia di giovani protagonisti, innamorati dentro e fuori la scena, come la carinissima Serena Gamberoni in Adina e il tenore in netta ascesa Francesco Meli, interprete di un Nemorino sognante, ingenuo ma virile, entrambi provati dai postumi di un'infreddatura, ma da applaudire non per l'impegno, quanto per la qualità musicale.
Aggiungiamo una Giannetta peperina, leggera ma ben presente e con la punta di suoni ben viaggiante come Rocio Martinez Serrano e lasciamo alle benevolenza del ricordo il compito di farci godere l'ennesimo Elisir.
Il deja vu aiuta l'ascoltatore, ma talvolta non supporta i registi, troppo preoccupati di guadagnarsi il titolo di originalità per prendersi cura di compositore e librettista, per non dire di quei rompiscatole di cantanti, dei direttori, dei cori e degli orchestrali.
Giovanni Anfuso, regista di prosa catanese, ha costruito una messa in scena che quando è risultata piacevole si è dimostrata essere tale grazie all'arbitrio degli interpreti; valga a confortare l'ipotesi il confronto tra i due cast avvicendatisi al Teatro Bellini. Il Coro è stato in più di un'occasione disposto in posa da foto scolastica; azzardiamo che volesse essere una citazione di Pellizza da Volpedo , peraltro anacronistica nei Paesi Baschi di inizio XIX secolo, ma , con esiti imbarazzanti, la nutrita schiera di validi coristi è stata fatta uscire di scena in piena luce e a sipario sollevato, senza addurre o suggerire motivazione drammaturgica credibile.
Nelle recite impegnanti il secondo cast una Roberta Canzian scenicamente efficace ma dalla vocalità a tratti  velata (recita del 10 novembre) nel ruolo di Adina, e Leonardo Caimi, dal bell'aspetto scenico, ma dall'abusato falsetto a sostegno di una voce apparsa nella circostanza poco appoggiata, un Dulcamara interpretato da Andrea Porta con dignitoso esito, riconoscendogli le attenuanti di avere osservato le indicazioni registiche assolutamente penalizzanti, e un baritono chiaro ma autentico come Piero Terranova nel ruolo di Belcore, ampiamente da preferire all'evanescente e burattinesco Massimiliano Gagliardo, interprete del ruolo, inspiegabilmente, nel primo cast.
Simone Alaimo è un veterano del ruolo dell' imbonitore donizettiano; il basso palermitano può vantare alcune centinaia di recite nei panni di Dulcamara; non si può dire che si abbandoni alla routine nè che riveli una caduta di entusiasmo: la dizione è sempre vivace, i recitativi vari ed espressivi e, laddove richiesto, la cantabilità emerge a tutto tondo.
Sapiente nel guadagnare un proscenio indispensabile tanto a intimizzare il dialogo col pubblico, quanto a minimizzare le controscene proposte dalla regia, che si sono avvalse anche di due veline, assistenti del dottore enciclopedico.
Serena Gamberoni, si è detto, vuoi per vocalità, vuoi per indole, è stata una Adina più sentimentale che spensierata; gradevole e credibile, pur se in affanno nel finale, nella recita dell'11 novembre 2009.
Solidarietà e condivisione coniugale per l'ottimo Francesco Meli, voce rotonda e bel fraseggio, solo offuscato da un eccessivo ricorso a lunghe pause prima delle cadenze. probabilmente per recuperare un fiato, al momento, compromesso da esiti di raffreddamento.
Applausi per Una furtiva lagrima e richiesta di bis, che il pur generoso tenore non ha concesso, comprensibilmente, per economizzare energie.
Cosa dire di un cantante che sostituisce le note mancanti al proprio strumento vocale con guitteschi rumori accompagnati da esasperate gestualità? Taciamo su Massimiliamo Gagliardo, risultato stimbrato, vocalmente esile al limite dell'inconsistenza e urticante nella gestualità.
Il Coro è stato più che diligente, quello maschile sia nei panni dei villani che in uniforme militare: efficace scenicamente il settore femminile, con cui Belcore e Dulcamara hanno coloritamente interagito, mentre la regia ha emarginato Nemorino dal contesto dei suoi compaesani fino alla notizia dell'eredità.
Bella la scena del racconto di Giannetta, Rocio Martinez Serrano in entrambi i cast, con le donne del coro a guadagnarsi  un meritato protagonismo.
La direzione di Roberto Rizzi Brignoli è stata lineare e ha subito la personalità degli interpreti più dotati; la bacchetta ha assecondato la Gamberoni e Meli, si è piegata all'estro di Alaimo, nulla ha potuto per compensare il nulla di Gagliardo, mentre è sembrata inflessibile di fronte alle esigenze di Caimi e della Canzian.
Godibili  le coreografie di Giusy Vittorino, con un grazioso e allegorico pas de trois.

Dario Ascoli
Le foto sono di Giacomo Orlando per il Teatro Massimo Bellini.



Scena: Serena Gamberoni (Adina), Massimiliano Gagliardo (Belcore) e Francesco Meli (Nemorino) - L'Elisir d'amore - Teatro Massimo Bellini di Catania 2009