Risveglio di primavera Stampa
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Scritto da Melania Costantino   
Martedì 10 Novembre 2009 09:21
La dimostrazione della fragilità etica degli ordinamenti sociali precostituiti palesa la propria essenza in una piéce teatrale dalla trama fitta, robusta e melanconica.
Risveglio di Primavera, tratto dall’opera omonima di Frank Wedekind, rappresentata dal 6 al 15 di novembre 2009 presso il Teatro Nuovo di Napoli, indaga negli albori dell’esistenza e mostra il binomio Eros-Thanatos nel gioco altalenante di pulsioni e morte di esse.
Wedekind, facendo gridare allo scandalo la società mitteleuropea di fine ‘800, raccontava di una fanciullezza ovattata, distrutta dall’avvento dell’età puberale colta nell’impatto con le sovrastrutture delle regole morali, in un moto perpetuo di controllo e repressione.
Il crepitio assordante di un sistema corruttore degli acerbi vagiti di vita non spegne l’incendio furioso dell’animo adolescenziale, tanto da consentire che, l’apparente contrasto tra le esigenze dello spirito e le necessità del corpo, si imbatta cruentamente nelle maglie manipolative del conformismo borghese.
La masquerade di insegnanti, genitori ed istituzioni interferisce subdolamente nell’ontologia stessa dell’età di un gruppo di giovani, i quali si mostrano nella distruttiva disforia di animi vaganti tra le incertezze dell’essere e del dover essere. Il titolo della rappresentazione, quasi rassicurante, si svela in realtà sull’orlo di una nefasta dialettica, nella quale il potere dell’adulto ha il sopravvento: ad armi impari si vince la battaglia dei limiti invalicabili.
Sono proprio questi ultimi a costituire i parametri entro cui determinare una sessualità corrotta e morbosa.
E’ quindi Eros che deve soccombere dinnanzi a Thanatos, o nella gestione delle pulsioni erotiche o nell’annientamento fisico di chi genera queste stesse pulsioni.
Ciò accade in quest’opera, in cui le molteplici suggestioni del testo, drammatiche e spesso grottesche, fondano le basi per un suicidio, per un omicidio e, più in generale, per l’estraneazione dall’ordine sociale.
Non è dato sapere se in ciò vi sia l’approvazione per una sessualità priva di orpelli, piena della propria purezza, ma è certa la sussistenza del terrore di trovare in quella i chiari segni di una morte annunciata.
Le pulsioni di vita e di morte, avvertite da ogni essere umano, vengono violate e manipolate ad uso e consumo di una collettività potente, non certo equanime.
Il senso di colpa instillato e l’etica sessuale paventata mostrano i chiari segni di una struttura vacillante, falsa e non attinente all’essenza dell’uomo.
Dopo oltre un secolo di distanza dalla stesura di quest’opera, i protagonisti dell’odierna rappresentazione teatrale, vivi di una portentosa empatia con i personaggi interpretati, consentono la scoperta di un mondo scricchiolante, di un sistema paradossale, e per questo caricaturale, a cui tutti appartengono.
Come banalmente potrebbe affermarsi, Risveglio di Primavera si mostra per la propria incredibile attualità, se non fosse per l’individuazione netta dei segni di una umanità costituita, seppur nella propria contemporaneità, dal sempiterno contrasto vita-morte, radicata nel terreno di una impossibile fissità tra caos e perfezione.
Per mezzo di un adattamento e una direzione di estremo pregio, si è ammirato un cast encomiabile, luminoso di un attento lavoro sul testo e rigoglioso di capacità espressive e mimiche.
Un plauso sentito va, dunque, all’intero entourage, al regista Tommaso Tuzzoli ed agli attori Ilenia Caleo, Paola Campaner, Andrea Capaldi, Caterina Carpio, Sabrina Jorio, Silvio Laviano, Francesco Moraca e Giuseppe Papa.
Melania Costantino