Il dolore della Madre e la Passione in musica a Salerno Stampa
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Scritto da Dadadago   
Sabato 26 Marzo 2016 21:19

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C'è chi avverte l'arrivo imminente della Pasqua cattolica dai profumi dei cibi in preparazione nelle case che si effondo e si mescolano come pollini di una primavera gastronomica, e chi, stimolato in altro senso percettivo, dal suono di Stabat Mater, principalmente pergolesiani, che giungono all'anima  anche dei meno credenti.
Così il 25 marzo 2016 è stata la Chiesa dell'Annunziata a ospitare l'esecuzione della meravigliosa sequenza di Jacopone, musicata de Pergolesi, in un concerto  organizzato dall'Associazione Estro Armonico
La serata si svolta in due momenti fortemente spirituali: nella prima parte abbiamo ascoltato il Coro giovanile “Il Calicanto” diretto da Silvana Noschese, Maestro di solida esperienza, che ha proposto alcuni Mottetti per la Settimana Santa di autori contemporanei che attingendo e trasfigurando il vasto repertorio hanno in tempi recenti scritto musica sacra. Il breve Ave verum corpus di Francis Poulenc in origine è pensato per soprani, contralti e tenori, qui viene cantato dalle voci femminili mentre dalla copiosa produzione di Orlando Dipiazza è stato scelto un brano per voci pari, Tota pulchra es, Maria, coinvolgente omaggio alla figura che più di ogni altra rappresenta la fonte d’ispirazione per la musica sacra nei secoli: con una scrittura semplice ed elegante, le tre voci si alternano di volta in volta in un melodizzare sempre espressivo. Ivo Antognini è un pianista e compositore svizzero che si alterna tra jazz e musica vocale: suo è il toccante Agnus dei per soprani e contralto.
In tutte le diverse disposizioni vocali e strumentali sono emerse distintamente sfumature dinamiche eloquenti ed espressive e suoni omogenei.
Ad interrompere l'incanto sonoro sono giunte le forse non necessarie traduzioni dei mottetti recitate da ina voce fuor campo.
Altro musicista che prende spunto dal distico finale del Dies irae è l'irlandese Michael McGlynn, che ha composto il brano Pie Jesu, particolarmente originale, per ricordare le vittime del bombardamento Omagh in Irlanda del Nord nel mese di agosto 1998. Non mancano nel concerto figura storiche della musica sacra quali Giovanni Battista Martini (1706 - 1784) di cui il Coro ha intonato Tristis est anima mea, secondo responsorio della Feria V in Coena Domini, ed Antonio Lotti (1667 – 1740) con il suo biblico Vere Languores Nostros.
Successivamente con l'orchestra “Giovani talenti” di Taranto diretta da Mariano Patti, il Coro al completo, e le soliste Angela Rosa Fico (soprano) ed Helga Sergio (mezzosoprano) è stato eseguito lo Stabat Mater, il capolavoro di Giovan Battista Pergolesi, di cui è smentita la leggenda che lo vuole scritto in gran fretta anche se concluso poco prima della precocissima morte avvenuta nel 1736.
Vero invece è che la sequenza di Jacopone è stata oggetto di molteplici versioni in musica, dal gregoriano ai linguaggi contemporanei, ma questa, celeberrima, si ascrive nell'olimpo della storia musicale per bellezza del trattamento vocale, essenziale e commovente e per il pathos che accentua la drammaticità del testo.
Il “divino poema del dolore” (come lo chiamò Bellini) è strutturato in dodici brani suddivisi tra momenti solistici e duetti, e grazie alla conclamata esperienza del bravo conduttore, l'orchestra dimostra precisione negli attacchi e nei finali, ed una fusione dei suoni compatta ed elegante, supportando con fermezza il coro. Tra le protagoniste femminili abbiamo apprezzato soprattutto il soprano, che per timbro, volume e sicurezza interpretativa vocale è molto evocativa della commovente drammaticità che permea l'intera partitura (si celebra la morte di Cristo e il dolore di Maria su testo di Jacopone da Todi).
Il mezzosoprano ha nella circostanza patito nella tessitura grave, in vero meglio adatta ad un contralto, o contralista, per la scelta di non ricorrere alla risonanza di petto, a favore della emissione sul fiato.
Il direttore Mariano Patti, attento ed elegante nel fraseggio quanto nel gesto, ha prodotto un'esecuzione che non ha rinunciato alla "teatralità" insita nella scrittura pergolesiana, senza che questa venisse contaminata da inflessioni ottocentesche. Equilibrio e buon gusto.
Grande partecipazione emotiva dei presenti, che si è sciolta in scrosciante applauso a conclusione del meraviglioso Amen.


Dadadago